Archivio Antimafia Duemila

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News Calvi, Ciancimino e lo Ior

Calvi, Ciancimino e lo Ior

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di Anna Petrozzi - 12 giugno 2009
Al via il processo d’appello per l’omicidio del banchiere. E intanto spuntano nuove indagini tra Roma, il Vaticano e Palermo.

Si aprirà a Roma il 20 ottobre prossimo il processo d’appello per l’ormai accertato omicidio del banchiere Roberto Calvi e a sostenere l’accusa sarà ancora il pubblico ministero Luca Tescaroli applicato per questo caso alla procura generale capitolina.


Il processo di primo grado si era concluso con l’assoluzione per i 5 imputati: Pippo Calò, Emanuela Kleinzig, Flavio Carboni, Ernesto Diotallevi e Silvano Vittor, ma aveva decretato dopo più di vent’anni una verità ormai incontrovertibile: Roberto Calvi non si è suicidato quel 18 giugno del 1982, è stato ucciso.
Nonostante il lunghissimo arco di tempo il pm Tescaroli era riuscito a ricostruire con dovizia di particolari gli spostamenti che avevano condotto il presidente dell’Ambrosiano a Londra dove invece di vedere consolidate le ultime speranze di salvarsi aveva trovato la morte.
Tuttavia la monumentale mole di documenti e perizie prodotti dall’accusa non era stata ritenuta sufficiente dai giudici di primo grado per accogliere le richieste del pubblico ministero che però aveva subito proposto appello al fine di accertare quella che oggi appare non solo una verità processuale ma anche storica.
L’omicidio di Calvi, così come la morte per avvelenamento di Michele Sindona, sono infatti l’ultimo atto di un complicato intreccio di massoneria, politica, affarismo e mafia che ha profonde radici nel progresso di emancipazione economica del nostro Paese e negli equilibri di potere tuttora esistenti.
calvi-roberto-web-big.jpgAl centro di questo grumo eversivo, questo sì, vi è un protagonista d’eccezione che nonostante le abili e raffinatissime tecniche di maquillage ritorna sempre agli onori della cronaca e soprattutto nelle vicende giudiziarie più delicate: lo IOR, la banca vaticana.
Allo stato gli inquirenti non sanno se le nuove, inedite dichiarazioni del figlio di Don Vito Ciancimino, Massimo, sui denari mafiosi che attraverso il padre transitavano nelle cassette di sicurezza protette dai bastioni di Nicolo V, dopo essere stati distribuiti ai politici della corrente andreottiana in Sicilia e a Provenzano, sfoceranno in un nuovo processo o andranno ad arricchire il faldone d’appello.
Tescaroli infatti ha voluto interrogare Massimo Ciancimino in merito all’intervista da lui rilasciata al giornalista di Panorama Gian Luigi Nuzzi e pubblicata nel suo ultimo libro Mafia Spa (basato sul ritrovamento eccezionale dell’archivio segreto di Monsignor Dardozzi uno dei tre membri del Vaticano a far parte della Commissione bilaterale costituita dallo Stato italiano per accertare la verità sull’Ambrosiano ndr) nella quale racconta come la banca vaticana soddisfacesse appieno anche le esigenze dei mafiosi.
“Allo Ior – risponde Ciancimino a Nuzzi – i movimenti finanziari verso stati esteri erano molto più economici di altri canali, come i classici “spalloni”. Si poteva operare nella totale riservatezza, lasciando una minima offerta alla banca del papa. (…) Mio padre mi ripeteva che queste cassette erano impenetrabili perché era impossibile poter esercitare una rogatoria all’interno della banca dello Stato del Vaticano …”.
Il figlio più piccolo di Don Vito poi fa riferimento a parti della maxi tangente Enimont che avrebbero imboccato le stesse vie di riciclaggio del denaro accumulato illecitamente dal padre e dai suoi soci.
Della madre di tutte le tangenti il libro di Nuzzi, in un generale silenzio da parte dei media e delle parti interessate, riscrive sostanzialmente la storia. E anche se per via della prescrizione non si potranno riaprire nuovi processi, come ci ha spiegato l’autore in una lunga intervista che pubblicheremo assieme ad un’ampia recensione del libro nel prossimo numero cartaceo della nuova ANTIMAFIADuemila, vi sono ancora molti aspetti da indagare del sistema criminale e tangentizio con il quale si è governato e si governa ancora il nostro Paese.
Il semplice fatto che una delle cassette di sicurezza di Ciancimino presso lo Ior sia stata chiusa solo di recente, per ammissione del figlio, la dice lunga su quanto i metodi, i canali e i personaggi siano cambiati poco e niente in tutti questi anni.
L’iscrizione nel registro degli indagati in questi giorni, proprio in seguito alle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, del senatore Carlo Vizzini già condannato in primo grado per la tangente Enimont e prescritto in appello, lo dimostrerebbe. Il senatore di Forza Italia, che si è proclamato estraneo ai fatti e si è dimesso immediatamente dalla Commissione Antimafia di cui era membro, avrebbe ricevuto in contanti circa un milione di euro proventi della società  Gas Sirco, nel cui atto costitutivo, datato 31 gennaio 1972, il suo nome compariva assieme a quello del tributarista Gianni Lapis, già condannato in primo grado per aver riciclato i soldi del vecchio sindaco di Palermo di cui era prestanome.
  La movimentazione di denaro tramite i paradisi fiscali, Ior in testa, rappresenta per le indagini sulla morte di Calvi e non solo, un tassello fondamentale.
Il pm Tescaroli infatti è ancora in attesa di ricevere risposta alla richiesta di rogatoria presentata nel 2005 allo stato di Bahamas dove grazie all’intervento del ministero degli esteri britannico la polizia di Scotland Yard ha individuato a Nassau alcuni conti correnti in cui sarebbero confluiti molti dei soldi spariti dall’Ambrosiano. A causa dei quali Calvi sarebbe stato ucciso per mano della mafia siciliana ma su mandato congiunto con altri di cui non conservava solo i miliardi ma anche delicati segreti.
Tra i mandanti investigati da Tescaroli vi era anche il sempiterno venerabile Licio Gelli la cui posizione, sebbene processualmente archiviata, lascia aperti numerosi buchi neri sulla reale posta in gioco in quegli anni.
Trame, misteri, depistaggi, omissioni sono i tratti della vera storia di questa nostra Italia parallela di cui la maggior parte dei cittadini è assolutamente ignara.
Ma la Verità, prima o poi, diceva qualcuno, da sotto il moggio viene alla Luce.
La pubblicazione dell’archivio Dardozzi, le dichiarazioni di Ciancimino e la voglia della gente di sapere, ormai sempre più manifesta, sono un primo importante segnale.