Archivio Antimafia Duemila

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News Vizzini, Cintola, Romano e Cuffaro. Per loro le ricche ricompense della ''Gas'' di Vito Ciancimino

Vizzini, Cintola, Romano e Cuffaro. Per loro le ricche ricompense della ''Gas'' di Vito Ciancimino

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di Silvia Cordella - 11 giugno 2009
Era già nell’aria da qualche settimana, probabilmente da mesi, l’idea che le nuove dichiarazioni dell’ultimogenito di Vito Ciancimino avrebbero finito per far traballare più di una “poltrona” politica. E infatti oggi l’agenzia Ansa e il Corriere della Sera confermano ciò che era da tempo prevedibile.
    



La Procura della Repubblica ha inviato avvisi di garanzia a quattro senatori siciliani perché ritenuti coinvolti nell'inchiesta sul tesoro accumulato illecitamente da Vito Ciancimino. Così sul registro degli indagati della Dda di Palermo, sono finiti i senatori Carlo Vizzini (Pdl), Saverio Romano, Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintola (Udc), tutti accusati di concorso in corruzione aggravata per aver favorito Cosa Nostra e ora in attesa di essere sentiti nei giorni prossimi dai pm Nino di Matteo e dall’aggiunto di Palermo Antonio Ingroia.

Gli indagati sono stati coinvolti nell’inchiesta in merito ai rapporti societari dell’azienda del gas in cui Ciancimino Senior deteneva le sue quote occulte. Una società nata nei primi anni Ottanta proprio “sotto le ali” di don Vito ma nella ufficiale titolarità del gruppo facente capo al professore tributarista Gianni Lapis (condannato in primo grado insieme a Massimo Ciancimino per riciclaggio) e all’ingegnere (ora defunto) Ezio Brancato, la cui figlia è stata di recente raggiunta da un avviso di garanzia per riciclaggio.
Le indagini, già a partire dal 2004, avevano fatto emergere il ruolo di prestanome di Lapis e la scoperta di un conto aperto in Svizzera da lui utilizzato per far transitare i soldi destinati all’erede più piccolo di Vito Ciancimino come liquidazione delle quote societarie del padre (nel frattempo morto il 19 novembre 2002) dopo la vendita della Gas Spa agli acquirenti spagnoli della Gas Natural.

Secondo quanto sarebbe emerso dalle ultime risultanze proprio tra “gli ingenti quantitativi di denaro” elargiti da Lapis, per conto di Ciancimino, una buona fetta sarebbe finita al Senatore Vizzini che, conti alla mano, in questi anni, avrebbe intascato un milione di euro. A riscuotere laute ricompense, a dire di Ciancimino, Vizzini non sarebbe stato il solo. Anche il neo eletto parlamentare europeo Saverio Romano e l’ex Presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro avrebbero ricevuto le loro laute ricompense insieme all’ex assessore regionale al Tesoro Salvatore Cintola (plurindagato per mafia in Sicilia in procedimenti puntualmente archiviati).

Insomma, dopo anni di duri colpi al crimine organizzato, a tornare alla ribalta è ancora una volta il sistema tangentizio e la spartizione degli appalti pubblici che ha caratterizzato la scena politica degli anni Ottanta e Novanta. Un sistema che sarebbe stato collaudato da imprenditori, politici e mafiosi di prim’ordine come don Vito Ciancimino il quale, grazie al suo rapporto di fiducia con Bernardo  Provenzano non solo avrebbe protetto l’azienda dalle ritorsioni di altri clan ma avrebbe goduto dell’approvazione di quella parte istituzionale contigua al capo di Cosa Nostra.
Da qui i pagamenti ai politici, come quelli a Vizzini a cui sarebbe spettata una quota di liquidazione confluita nel conto elvetico. Lasciti che servivano per “oleare” la macchina burocratica amministrativa e per ottenere le concessioni della distribuzione del gas in tutta la Sicilia. Il denaro in pratica veniva destinato ai capi partito o ai capi corrente che avrebbero dovuto agevolare l’aggiudicazione degli appalti e le concessioni dei lavori nei vari centri dell’isola. Un’operazione descritta dal figlio di Vito Ciancimino e confermata, seppure con parziali ammissioni, da Gianni Lapis. Ma soprattutto riscontrata da alcune intercettazioni telefoniche riemerse di recente nella Procura di Palermo dopo una momentanea sparizione e ora acquisite nel fascicolo investigativo dell’ufficio del pm. Documenti che comunque dovranno essere trasmessi al Parlamento insieme alla richiesta di utilizzazione prima di poter essere usate nei confronti degli indagati.
Una vicenda che ha già suscitato polemiche da parte degli stessi politici sottoposti ad indagine.  Vizzini che aveva già denunciato per calunnia Ciancimino dicendo che si è “riservato di assumere altre decisioni dopo gli interrogatori dei magistrati”, ha rassegnato le sue dimissioni dalla commissione parlamentare Antimafia. Mentre al Senatore Cuffaro, dimessosi dalla carica di Governatore della Sicilia dopo la condanna in primo grado per favoreggiamento a singoli esponenti mafiosi (Attualmente il processo è in fase di appello), la vicenda appare “talmente irreale” che dice di non sapere neanche da dove iniziare a smentirla. Nel frattempo le dichiarazioni di Massimo Ciancimino sono approdate anche nell’ufficio del pm di Roma Luca Tescaroli, già titolare dell’accusa al processo sull’omicidio del banchiere del Banco Ambrosiano Roberto Calvi. L’interrogatorio col pm prende le mosse dall’intervista rilasciata dal figlio di don Vito al giornalista di Panorama Gianluigi Nuzzi nel suo nuovo libro edito da Chiarelettere “Vaticano Spa”. In base all’intervista contenuta nel libro il sostituto procuratore sta cercando di ricostruire i rapporti finanziari che Vito Ciancimino avrebbe intrattenuto con lo Ior, l’istituto opere di religione del Vaticano. In particolare, secondo quanto afferma Massimo Ciancimino, suo padre aveva intestato a prestanome conti e cassette di deposito allo Ior per occultare le tangenti che riceveva sugli appalti di Palermo e per mandare una parte delle somme a Totò Riina e Bernanrdo Provenzano. La Procura di Roma starebbe anche ricostruendo i rapporti che Vito Ciancimino aveva con esponenti della massoneria, come il capo della P2 Licio Gelli e con lo stesso Roberto Calvi. Questioni molto delicate che s’intrecciano alla morte del banchiere nella quale, secondo una pista seguita dal pm, la massoneria deviata avrebbe avuto un ruolo.
Gli appuntamenti di Ciancimino non finiscono qui. Presto sarà chiamato a testimoniare al processo contro l’ex capo del Sisde Mario Mori e il Colonnello Obinu, accusati di favoreggiamento alla mafia per mancata cattura di Provenzano nel ’95.