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News Sgarbi, i Salvo e il garantismo - Pagina 3

Sgarbi, i Salvo e il garantismo - Pagina 3

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Sgarbi, i Salvo e il garantismo
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Chi erano i Salvo

Dal sequestro Corleo in poi la banda Riina invadeva la provincia di Trapani e si sedeva al tavolino degli affari. I Salvo non erano personaggi da poco. Imprenditori, avevano fatto fortuna con le esattorie avendo un aggio da medioevo, il 10 per cento su tutti i tributi della Sicilia occidentale ed erano i grandi elemosinieri della DC. Nino, il meno diplomatico dei due cugini, era addirittura uomo d'onore e da tempo finanziava grandi traffici illegali, quelli di Salvatore Zizzo che abbiamo già visto, e le sontuose campagne elettorali di alcuni big della DC, godendo di un rapporto privilegiato con Andreotti, come è stato affermato dai giudici della Cassazione secondo i quali lo zio Giulio fino al 1980 intratteneva rapporti con loro e con il capo Stefano Bontade, reato questo non più punibile per il tempo trascorso ( prescrizione).

I cugini Salvo erano gli uomini più ricchi della Sicilia, entrambi uomini d'onore. Il padre di Ignazio, Luigi, fu il capomafia di Salemi. Già Dalla Chiesa in un rapporto del 1971 segnalava l'anomalia. Pio La Torre e Cesare Terranova scrissero nella relazione di minoranza in Commissione Antimafia nel 1976 che la DC trapanese è totalmente nelle mani dei due cugini e che il rapporto tra gruppi mafiosi e potere politico va ricercato in questa posizione di potere primo esempio di impegno imprenditoriale dei gruppi mafiosi, le cui scelte si rivolgono non solo alla speculazione edilizia ma anche a quella finanziaria. I rapporti più stretti -secondo La Torre e Terranova - erano con Lima Gioia e Ruffini ma anche con altri singoli rappresentanti di altri partiti per determinate operazione economiche. Di sospetti sui Salvo si iniziò a parlare a metà degli anni '60. Nel '66 il parlamento regionale boccia una mozione che prevedeva la ridefinizione dell'accordo per le esattorie. Ma i Salvo hanno anche contatti diretti con Cosa Nostra, come racconterà Antonino Calderone. Ai Salvo, ci si rivolgeva per raccomandazioni, segnalazioni, per far rimuovere poliziotti e dirigenti regionali non graditi. Il tutto - racconta Calderone - attraverso Salvo Lima che nello stesso tempo frequentava casa di Stefano Bontade, il boss della cupola. Insomma la foto di gruppo di un sistema di potere vedeva allineati i Salvo, Lima e Boutade. Sulla base delle testimonianze di Calderone e Contorno, Falcone chiese e ottenne, alla vigilia del maxiprocesso l'arresto dei Salvo: era il 12 novembre del 1984. Il santuario del gruppo di potere più forte della Sicilia veniva toccato per la prima volta e si iniziò a parlare di terzo livello. Nino Salvo morì prima della fine del processo, Ignazio invece venne condannato, prima a sette anni, poi a tre per associazione mafiosa. I grandi elemosinieri della DC erano uomini d'onore. Ignazio Salvo muore invece nel fatidico anno 1992, per ultimo, dopo Lima, Falcone e Borsellino. Il 27 settembre ritorna a casa e trova ad attenderlo un gruppo di killer, tra cui Bagarella, che lo uccide. Il movente, come quello per Lima, era non aver saputo garantire il patto di impunità tra Cosa Nostra e la politica. A fare da basista fu un medico, Gaetano Sangiorgi, genero di Nino Salvo.

C’è una puntata della serie Blu Notte di Carlo Lucarelli che ricostruisce la storia dei Salvo e dei loro rapporti con la politica. L’artista Flavia Mantovan dunque ha avuto ragione di mettere anche il voto di Nino Salvo in mezzo ai quadri che ritraggono i mafiosi. Lei perciò giustamente ha protestato con Sgarbi quando ha saputo di quel quadro tolto. Ma protestando ci ha raccontato un’altra cosa: che la sua mostra non era solo fatta dei quadri dei mafiosi, ma anche dei volti dell’antimafia, solo che Sgarbi ha voluto i primi di quadri non gli altri. Tutte cose che il sindaco comunque non ha nascosto rendendo nota la lettera dell’artista. «Mi sembra inaccettabile - scrive la Mantovan – la censura di Sgarbi perché io avevo fatto una mostra molto più ampia nella quale c’erano tutti i protagonisti della mafia e dell’antimafia, ed anche Borsellino e Falcone. È stato Sgarbi a chiedermi di limitare la mostra solo alle "facce di mafiosi", e nella mia percezione quelli che ho scelto erano legati al mondo della mafia». Insomma una percezione personale tradotta in arte. «È stato sempre Sgarbi – ha continuato – a ricordarmi che l’episodio del presunto bacio di Riina con Andreotti sarebbe avvenuto nella casa dei Salvo a Palermo. Nella mia percezione, dunque, i Salvo arrestati da Falcone, erano mafiosi». Il sindaco a questo punto non ha attaccato più, ha spiegato che «è stata una scelta tra buoni e cattivi. Io non difendo i Salvo, ma il principio del garantismo».

Del garantismo

Probabilmente è ora pure di garantire chi davvero con la mafia non c’entra nulla e dalla mafia è sfruttato, perseguitato. Anche in modo indiretto, e Sgarbi non può non essere di questa partita, se è garantista: la mafia la pagano per esempio quegli imprenditori che si vedono negati i finanziamenti pubblici concessi invece ad altri imprenditori “amici degli amici”, i familiari di chi è stato ucciso per avere fatto il loro dovere, o anche chi si è trovato nel posto sbagliato e nel momento sbagliato. Insomma ce ne è di persone da garantire prima di chi è passato per le aule di giustizia ed è riuscito, buon per lui, a farla franca. Magari poi finisce sorvegliato speciale, che non è poi cosa proprio di poco conto.

Tratto da:
articolo21.info