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News Mauro Rostagno, 21 anni dopo i nomi di chi lo ha ucciso - Delitto Rostagno, i racconti dei pentiti

Mauro Rostagno, 21 anni dopo i nomi di chi lo ha ucciso - Delitto Rostagno, i racconti dei pentiti

Indice
Mauro Rostagno, 21 anni dopo i nomi di chi lo ha ucciso
Delitto Rostagno, i racconti dei pentiti
Delitto Rostagno, le intercettazioni: la paura di essere scoperto da parte di Vito Mazzara, il killer
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Delitto Rostagno, i racconti dei pentiti

Sinacori Vincenzo, capo mafia della “famiglia” di Mazara del Vallo:  “…per quello che risulta a me ROSTAGNO è morto per le sue trasmissioni televisive, contro Cosa Nostra”. Tra gli uomini d’onore della provincia di Trapani quasi quotidianamente veniva trattato il problema inerente alla sistematica azione di denuncia che il Rostagno, in qualità di giornalista della emittente televisiva R.T.C., realizzava in pregiudizio della associazione mafiosa Cosa Nostra e “dell’ambiente che girava attorno a Cosa Nostra”.: “ROSTAGNO era un giornalista dell’emittente R.T.C. di Trapani e parlava ogni giorno male di Cosa Nostra e dell’ambiente che girava attorno a Cosa Nostra, ogni giorno ogni giorno e ricordo che in quel periodo, quasi tutti gli uomini d’onore che…perché era …ROSTAGNO era diventato un argomento comune, quasi ogni giorno si parlava di ROSTAGNO perché diciamo così, rompeva giornalmente” e, nel prosieguo: “…ROSTAGNO dava fastidio a tutta Cosa Nostra!”.
Sinacori ha precisato che dell’argomento trattarono ripetutamente, in occasione di taluni incontri tenutisi in Castelvetrano cui egli stesso ebbe a partecipare, Messina Denaro Francesco (al tempo rappresentante provinciale di Cosa Nostra) e Messina Francesco inteso Mastro Ciccio: “durante questi incontri si parlava sempre di ROSTAGNO nel senso che rompeva, rompeva e che si doveva fare, che non si doveva fare”. “Un mesetto, un mesetto e mezzo all’incirca, Messina Denaro Francesco comunicò a Messina Francesco di aver dato incarico a Virga Vincenzo (capo della famiglia mafiosa di Trapani e del relativo mandamento) perché provvedesse alla eliminazione del Rostagno”.
Ad omicidio avvenuto Sinacori ebbe conferma da Messina Francesco che ad eseguire l’omicidio del Rostagno erano stati “i trapanesi”. Sinacori ha reso puntuale indicazione nominativa di coloro che “materialmente sparavano nel trapanese” e dei quali il Virga “si fidava ciecamente” ed ha dichiarato, testualmente: “…e sono Vito MAZZARA, Vincenzo MASTRANTONIO, Pietro BONANNO, Salvatore BICA, questi erano quelli che materialmente sparavano…”.
Non escludeva il Sinacori la possibilità che fosse stato richiesto l’appoggio, altresì, di Nino TODARO di Valderice o di un uomo d’onore di Paceco (“…in quelle zone ci poteva dare aiuto per esempio Nino TODARO che è di Valderice, perché là siamo vicino a Valderice, Nino TODARO o qualcuno di Paceco, non lo so, però come uomini che materialmente sparavano nel trapanese erano questi!”).
Ed ancora, allorquando il  P.M. gli rendeva noto che gli esecutori materiali dell’omicidio del Rostagno avevano “lasciati vivi” tre testimoni oculari e che una persona si trovava proprio a bordo dell’autovettura della vittima, Sinacori ha così affermato: “Non lo se li hanno visti in faccia, qua il problema…cioè siccome a Trapani, per quanto riguarda il fucile, c’è una persona che è numero uno al mondo per sparare con il fucile ed è facilissimo … cioè per uno…per me non è facile, per lui è facilissimo colpire  solo l’obiettivo e basta, io sto parlando di Vito MAZZARA”.

Milazzo Francesco ha esordito affermando che la responsabilità dell’omicidio di Rostagno Mauro è certamente da ascrivere a Cosa Nostra: “Ma sicuro che siamo noi di Cosa Nostra l’omicidio ROSTAGNO, sicuro cento per cento” e, quanto al movente del delitto, ha riferito che Rostagno è stato ucciso perché peculiare e, come tale, inviso agli uomini d’onore era il modo in cui egli esercitava la professione di giornalista aveva “toccato” diversi uomini d’onore e generato in seno al sodalizio un risentimento diffuso.“ROSTAGNO istigava quando faceva i telegiornali, non era un giornalista che si atteneva solo alle dichiarazioni, ma era un nominativo che istigava, e senz’altro  è stato ucciso per questo motivo, non so io di preciso a chi in particolare ha toccato di uomini d’onore, ma è stato ucciso per questo motivo (…) Perché istigava, perché istigava, e aggiungo pure un’altra cosa, l’omicidio del ROSTAGNO non interessava a quelli del circondario, cioè alla famiglia di Paceco, Trapani e Valderice, è stato un ordine che è venuto dalla provincia o di …o di altri posti, ma l’ordine è partito dalla provincia per  l’omicidio ROSTAGNO”. Ed ancora: “…già c’era malumore per questo giornalista, c’era …era troppo… attaccava troppo”.
Nel prosieguo, narrando quanto oggetto di diretta percezione, il Milazzo ha riferito che, qualche tempo prima dell’omicidio del Rostagno, Messina Francesco (inteso Mastro Ciccio “u muraturi”) lo incaricò di accertare in Paceco l’esatta ubicazione dei locali della emittente televisiva R.T.C. presso la quale il giornalista Rostagno svolgeva la propria attività (così Milazzo: “ero a Mazara con Mastro  Ciccio […]  eramo dentro la macchina e mi disse vedi dov’è quella R.T.C. a Paceco dove lavora quel giornalista ROSTAGNO…”).
Milazzo subito escluse la possibilità che in Paceco la R.T.C. disponesse di una sede ma il Messina insistette, dichiarandosi sicuro della circostanza, e sollecitò al Milazzo l’adempimento del mandato (“Non mi disse altro, ma subito io ci dissi: Mastro Ciccio veda che a Paceco R.T.C., radio televisioni non ne esistono, Mastro Ciccio insiste e mi dice informati perché c’è, vedi in quale posizione si trova che è sicuro che c’è…”). Milazzo, in particolare, dopo aver accertato che realmente in contrada Nubia di Paceco la R.T.C. disponeva di una sede, osservò ripetutamente il Rostagno recarsi presso quel sito (“…ho visto due, tre volte Rostagno andare lì”) e concluse che il luogo si prestava all’azione in quanto “era facilissimo a dargli due revolverate in testa, non c’era nessun problema”.  Nel corso di un successivo incontro con Messina Francesco, il Milazzo aveva iniziato a riferire gli esiti dell’attività compiuta ma il Messina lo interruppe affermando, testualmente: “Ciccio sistemai tutti cosi, a posto non ho più di bisogno”.
Dell’omicidio del Rostagno il Milazzo venne a conoscenza tramite il  telegiornale. Dallo stesso mezzo il collaboratore ebbe notizia che agli esecutori materiali “era scoppiato il fucile nelle mani”.
Tenuto conto dell’ambito territoriale nel quale il delitto è stato commesso, Milazzo ha affermato che l’esecuzione era di “competenza” della  famiglia mafiosa di Trapani e, pertanto, di Virga Vincenzo. E fu proprio un uomo d’onore della famiglia mafiosa di Trapani “molto vicino” a Virga Vincenzo, Mastrantonio Vincenzo, a menzionare l’omicidio del Rostagno al Milazzo (“ha parlato di ROSTAGNO…”) ed a rimarcare l’inconveniente verificatosi nella fase esecutiva del delitto nel seguente modo: “hai sentito chi ci successi ai picciotti”.  
L’identità dei “picciotti” – ossia dei componenti il “gruppo di fuoco” che operava nel territorio agli ordini di Virga Vincenzo - era nota ad entrambi gli uomini d’onore e siffatta condivisa cognizione rendeva superflua, ai fini della individuazione, l’indicazione nominativa degli stessi.
Il Milazzo, infatti, sapeva bene che “i picciotti che sparavano in quella zona” erano Vito Mazzara, Salvatore Barone e Nino Todaro. “Ai picciotti intendeva Vito MAZZARA, non è che mi ha fatto nome, però i picciotti in quella zona erano quelli, lui non mi ha fatto nome, però i picciotti in quella zona era Vito MAZZARA…Quelli che sparavano…Il gruppo di fuoco, quelli… Vito MAZZARA, BARONE e Nino TODARO…BARONE Salvatore”.

Siino Angelo, nel rivelare quanto a sua conoscenza in ordine all’omicidio di Rostagno Mauro, ha riferito circostanze oggetto di diretta percezione. Secondo la narrazione resa, qualche mese prima dell’omicidio del Rostagno, in Castelvetrano,  presso l’abitazione di Guttadauro Filippo, si ritrovarono lo stesso Siino, Messina Denaro Francesco (suocero del Guttadauro), Di Maggio Balduccio e Montalbano Biagio. Furono trattati diversi argomenti, tutti di interesse della associazione mafiosa. Si discusse, in particolare, di taluni danneggiamenti patiti in Gibellina dall’impresa di calcestruzzi di Bulgarella Puccio (proprietario della emittente
 televisiva R.T.C., personalmente conosciuto dal Siino anche in ragione di comuni interessi di natura economica) e della somma di denaro la cui dazione era stata  allo stesso imposta a titolo di pizzo. Nel menzionare l’imprenditore, Messina Denaro Francesco ebbe ad utilizzare termini dispregiativi e ciò in ragione del fatto che il Bulgarella era il proprietario della emittente televisiva che ospitava gli interventi del Rostagno. Sempre il Messina Denaro “coprì di insulti” il Rostagno ed aggiunse che “un giorno o l’altro avrebbe fatto una brutta fine”.
Il Siino ha raccontato, inoltre, che, in epoca successiva all’omicidio del giornalista si era ritrovato in Mazara del Vallo con Messina Francesco, inteso Mastro Ciccio, e con Agate Giovan Battista.  Nella circostanza l’Agate aveva  fatto riferimento all’omicidio e, considerando il  fatto che era stata usata una “scopittazza vecchia” aveva ipotizzato che potesse trattarsi di “cose di corna”. Il Messina, secondo quanto il Siino ebbe modo di cogliere, fece un gesto di negazione e, comunque, orientato ad interrompere la conversazione su quell’argomento.