Archivio Antimafia Duemila

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News Agguato di mafia a Misilmeri

Agguato di mafia a Misilmeri

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di Maria Loi - 16 maggio 2009
Palermo.
Potrebbe esserci la mano della mafiosa nel duplice omicidio avvenuto lungo la strada a scorrimento veloce che collega Palermo ad Agrigento, in prossimità di Misilmeri.
    


Le persone coinvolte sono: Gaspare Zucchetto, 42 anni, Paolo Lo Gerlo 53 anni uccisi a colpi di arma da fuoco e il figlio di un carabiniere di Villabate, Ivan Sciacca che è stato colpito ad un braccio e ad una gamba. Tutti e tre sono dipendenti della Coinres, il consorzio che gestisce la raccolta dei rifiuti in diversi comuni del palermitano.
Dalle prime ipotesi investigative si parla di una guerra interna per il controllo del territorio. All’indomani dell’arresto di Benedetto Spera, capo storico del mandamento di Belmonte Mezzano- Misilmeri, avvenuto il 30 gennaio 2001, prese il suo posto il boss Salvatore Scirabba. Nomina che gli venne conferita da Bernardo Provenzano in persona che vedeva nel mandamento una zona strategica per gli interessi della fazione corleonese di Cosa Nostra. Sciarabba personaggio di primo piano dell’organizzazione riuscì a garantire una sorta di pax mafiosa finché non fu catturato in una masseria di Mezzojuso il 7 ottobre 2003 dopo una latitanza che durò dal 1997.
L’arresto dei principali esponenti vicini a Spera avrebbe creato un vuoto di potere. Per cui il controllo degli affari illeciti del territorio si sarebbe conteso tra i fedelissimi del capomafia, come Zucchetto, e chi invece, aveva preso le distanze dal vecchio boss.
Il duplice omicidio di Misilmeri secondo il procuratore aggiunto della Dda Antonio Ingroia è una prova ulteriore che ci troviamo di fronte ad una Cosa Nostra che è sempre più in difficoltà. <<Non c’è dubbio che ci troviamo di fronte ad una fase magmatica, ad un tentativo di ricostituzione degli organismi dell’organizzazione criminale, che potrebbe anche comportare un certo qual rischio per l’ordine pubblico>> ha dichiarato Ingroia. Le numerose  e ripetute operazioni antimafia hanno decapitato i vertici dell’organizzazione creando dei vuoti di potere. <<E’ chiaro che in una organizzazione decapitata dei suoi vertici e in mancanza di un organismo collegiale come la commissione provinciale di Cosa Nostra ogni controversia non viene composta e regolata in stanze di compensazione o da personaggi il cui potere è riconosciuto da tutti>> ha proseguito il procuratore. Infatti, nei mandamenti dove non c’è un capo riconosciuto la corsa al vertice molto spesso viene regolata con scontri violenti e cruenti.
Sull’omicidio sta indagando il pm della direzione distrettuale antimafia Marzia Sabella e il nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Palermo.