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News Voto di scambio e favori: ''Eos'' fa luce su pericolose trame

Voto di scambio e favori: ''Eos'' fa luce su pericolose trame

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di Aaron Pettinari - 16 maggio 2009
Palermo.
Quanto può valere un voto alle elezioni? Quanto si è disposti a pagare? Come ogni affare economico che si rispetti si è in presenza di una domanda e di un'offerta e in Sicilia a fissare il prezzo di questo “speciale” mercato è Cosa Nostra.



Ne parlano tra loro Antonino Caruso ed Agostino Pizzuto, due degli arrestati giovedì nell'operazione “Eos”. “Dieci voti sono cinquecento euro compà. Oggi dieci voti sono cinquecento euro. Te lo sto dicendo io!” diceva il primo.
A finire sotto indagine sono l'assessore regionale in carica, Antonello Antinoro, che risponde di voto di scambio, ed il compagno di partito Nino Dina, deputato regionale, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Antonino Caruso è membro del clan di Resuttana e per le elezioni si era adoperato in prima persona. Dalle intercettazioni risulta che questi spesso telefonava direttamente ad Antinoro.
“Pronto onorevole? Io Nino Caruso sono”. Dall'altra parte rispondeva un certo Vincenzo, presunto collaborante del candidato dell'Udc: “Eh Nino, l'onorevole sta parlando ad una riunione, se chiami fra un poco te lo passo”. “Riferisci, ha chiamato Nino Caruso. Comunque tutte le cose stanno andando nel migliore dei modi”. Era il 12 aprile 2008, vigilia delle elezioni. Il risultato è noto a tutti. Antinoro venne eletto con 28.250 voti. Il 15 aprile 2008, ad elezioni avvenute, i mafiosi commentarono: “Noi lo abbiamo servito...E lui si è dimostrato corretto...Ci ha mandato una cosa, là”. L'accusa per Antinoro è di aver comprato almeno 60 voti per un totale di 3000 euro.

Raccolta voti
Antonino Caruso seguiva direttamente l'intera campagna elettorale. Un'intercettazione lo vede a colloquio sempre con Agostino Pizzuto. “Vedi che sto portando un centinaio di voti”, diceva questi. E Caruso continuava dando precise indicazioni di voto: “Non si deve votare né Scoma e manco a quel fango di Mineo, che va dicendo che ha tutto lo Zen nelle mani”. E poi ancora: “Al ragazzino gli ho detto... tu voti a Nino Dina, ma gli altri due voti di tuo padre e tua madre devono andare ad Antinoro”. Caruso non ammetteva altri candidati. Lo scrivono chiaramente i magistrati nel decreto di fermo: “Antonino Tarantino aveva chiesto il benestare di Caruso per l'appoggio a Cintola. Caruso aveva chiesto a Tarantino che cosa ricevesse in cambio da tale appoggio e Tarantino aveva rappresentato che gli avevano offerto un posto di lavoro”. Caruso replicò che il loro “progetto” era ben più ampio. Con i soldi ricevuti da Antinoro l'obiettivo era quello di assistere le famiglie dei carcerati.

L'indagine su Dina
Il coinvolgimento di Nino Dina deriverebbe da altri elementi. Ci sarebbe infatti un interesse comune con la famiglia dei Genova. Il 4 febbraio 2008, i carabinieri hanno registrato l'arrivo di Antonino Caruso ed Antonino Genova presso la segreteria politica del deputato regionale, al tempo in corsa per la riconferma. Secondo la Procura “promettevano appoggio elettorale chiedendo in cambio l'assunzione di alcune persone”. Tuttavia in quel giorno l'incontro non ci sarebbe stato(rimandato di qualche tempo) e il giorno successivo Caruso riferiva: “Io gli ho detto a Nino Dina, c'è una busta che ancora ti devo dare. Noi ci dobbiamo vedere con lui, seduti, in una località, o a casa mia, bello sistemato”. Caruso diceva di Nino Dina: “Quello ci ha fatto un sacco di cortesie” e secondo gli inquirenti Caruso puntava a gestire la riserva di Monte Pellegrino attraverso un'associazione. Un altro incontro annullato sarebbe stato quello con il boss latitante Tanino Fidanzati. Caruso spingeva affinché avvenisse ma Dina declinò l'invito.

Un posto di lavoro come “messa a posto”
Assumere un amico in sostituzione del “pizzo”. E' una delle nuove formule alternative di pagamento. Sarebbe stato così che Luca Ercoleo, sponsorizzato dal solito Antonino Caruso, avrebbe trovato lavoro presso il circolo nautico “Telimar” dell'Addaura. Tramite della “trattativa” sarebbe tal “Zio Gino”, identificato nel dipendente Onofrio Carrara.
“Gli dici: presidente, veda che sono venuti amici personalmente qua, veda che questo ragazzo appartiene al paese. Chi lo vuole capire lo capisce. Invece di venire a chiedere qualche cosa... lavoro... lavoro gli abbiamo chiesto”. Quattro giorni dopo la richiesta era puntualmente esaudita e Luca Ercoleo riceveva la comunicazione di presentarsi al Telimar.
Il presidente del circolo ha comunque presentato una nota dove smentisce di aver ricevuto segnalazioni per assunzioni da soggetti mafiosi.

L'arsenale di Villa Malfitano
Pistole, fucili mitragliatori, ma anche granate e munizioni. Questa mattina è stato trovato l'arsenale nascosto nel parco di villa Malfitano a Palermo. I carabinieri lo hanno scoperto dopo due giorni di ricerche.
In particolare sono state trovate: due pistole semi automatiche calibro 9; due revolver Smith & Wesson; due mitragliatori di fabbricazione croata con silenziatore; un fucile a pompa; una granata; migliaia di munizioni di vari calibri, anche da guerra e un giubbetto antiproiettile. Tutto materiale in buono stato.
L'elenco delle armi emergeva da una conversazione registrata in carcere fra indagati coinvolti nell'inchiesta. Queste dovevano servire per commettere omicidi e i corpi delle vittime dovevano poi essere sciolti nell'acido.
Secondo gli inquirenti ad essere stato condannato a morte era Pino Lo Verde, vice capo della famiglia di San Lorenzo dopo l'arresto dei Lo Piccolo.
A portare l'ordine di morte era Agostino Pizzuto, giardiniere di Villa Malfitano, e il mandante era il cognato Carmelo Militano. 
“Questo Pinuzzo Lo Verde è una cosa inutile – diceva – si tirava la cocaina, è una munnnizza”. Sono questi i discorsi che vennero intercettati nel carcere di Pisa il 6 settembre 2008. Nonostante il regime del 41 bis il reggente dello Zen dava ordini nell'ambito della lotta per la successione ai Lo Piccolo. L'esordio era di Pizzuto: “Lo zio Vicé (Vincenzo Troia) si è alleò con Pinuzzo Lo Verde, che c'è da fare?”. E Militano rispose: “Noi problemi non ne abbiamo, noi abbiamo tredici paesi, tredici paesi nelle mani... ora noi siamo con quelli di Bagheria, con quelli di Trabia, siamo tutti nella stessa cosa... Carini”. Pizzuto quindi domandava: “sempre Lo Piccolo?” e la risposta era: “sì! La base è quella, Lo Piccolo e poi gli altri...”.
Quindi Militano presentò la richiesta al cognato di un «fusto grosso di acido forte». 
Nel colloqui successivo del 15 ottobre Pizzuto raccontò al cognato che gli erano state richieste le armi da parte di Vincenzo Troia, che gliele aveva affidate in precedenza. I due decisero di non consegnargliele proprio per l'alleanza che questi aveva con Lo Verde.