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News Vincenzo Greco assolto: ha agito per tutelare interessi familiari legittimi

Vincenzo Greco assolto: ha agito per tutelare interessi familiari legittimi

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Vincenzo Greco assolto: ha agito per tutelare interessi familiari legittimi
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di Silvia Cordella - 4 maggio 2009
Finisce con un’assoluzione definitiva” in Cassazione, seppur con la vecchia formula dell'"insufficienza di prove", la vicenda giudiziaria di Vincenzo Greco ...



..., il cognato del capomafia Giuseppe Guttadauro, dopo che la Suprema Corte ha annullato il ricorso della Procura Generale.
Si chiude così la posizione di uno dei soggetti principali dell’inchiesta della Procura di Palermo che nel 2003 aveva identificato e ricostruito quella rete di alleanze e di pericolose amicizie che a Palermo avevano creato una barriera di protezione attorno al capomafia di Brancaccio Giuseppe Guttadauro. Condannato in primo grado a sei anni dal gup Piergiorgio Morosini (processo in abbreviato sostenuto dai pm Nino Di Matteo e Gaetano Paci) e assolto invece in appello, oggi Greco (già condannato definitivamente per favoreggiamento aggravato alla mafia perché aveva curato il killer di padre Puglisi in fuga) non è più da ritenersi un mafioso. A nulla è servito il ricorso del pg di Palermo Dino Cerami. La Cassazione ha pronunciato il suo verdetto dando ragione alla tesi difensiva degli avvocati Raffaele Bonsignore e Giuseppe Gianzi secondo cui, in merito all’interessamento dei due cognati nella vicenda del Centro commerciale che doveva sorgere a Roccella, Greco ha agito per tutelare interessi familiari legittimi. L’imputato era stato incriminato dalla Dda di Palermo perché ritenuto l’alter ego del boss nei rapporti con l’esterno, essendo quest’ultimo un condannato per mafia con l’obbligo di dimora. Arrestato a giugno del 2003 insieme a Domenico Miceli e Salvatore Aragona con l’accusa di associazione mafiosa all’imputato si contestava di aver organizzato, insieme al cognato Guttadauro e allo stesso Miceli, la campagna elettorale di quest’ultimo nel partito dell’Udc, all’epoca Cdu. Miceli in cambio del loro pieno ed incondizionato appoggio elettorale si sarebbe impegnato, una volta eletto, a garantire le esigenze e gli interessi dell’organizzazione mafiosa. Per questo Greco aveva organizzato una riunione prelettorale  nell’autosalone “Supercar” dei fratelli Calderone in cui erano giunti alcuni esponenti mafiosi (quali Gaetano e Francesco Di Fresco) che avrebbero dovuto sostenere Miceli alle Regionali del 2001. Greco inoltre era stato accusato di essersi di fatto attribuito compiti gestionali per l’affare del Centro Commerciale di Roccella incontrando i vertici della Collegno 2000, la società d’intermediazione con la Carrefour, e diventando promotore dell’acquisizione dei terreni a favore dell’iniziativa voluta da Guttadauro. Un progetto che avrebbe previsto l’assunzione di personale indicato dalla famiglia Greco – Guttadauro e la possibilità di gestire i flussi di denaro per gli appalti e le commesse per la realizzazione dell’imponente opera. In questa corsa all’ipermercato non erano mancate le attivazioni per la trasformazione del Piano regolatore da  area agricola a produttiva e i tentativi di bloccare il Centro Commerciale antagonista di Villabate, appoggiato invece dai Mandalà. Cosa che aveva provocato una certa tensione fra le due famiglie mafiose e che solo Provenzano aveva sciolto deliberando il suo sì per entrambe le iniziative. Eventi che hanno fatto parte di un’indagine suddivisa in più tronconi processuali tutti irrimediabilmente intrecciati fra loro. Il più grande: quello sulle cosiddette “Talpe alla Dda” con 13 imputati tra i quali l’ex Presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro (condannato in primo grado a 5 anni per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento a singoli mafiosi), il manager della sanità siciliana Michele Aiello (14 anni per associazione mafiosa) e il maresciallo del Ros Giorgio Riolo (7 anni per favoreggiamento a singoli mafiosi, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio). Un corposo processo legato a doppia mandata con quello istruito contro l’ex assessore alla Sanità di Palermo Domenico Miceli (condannato in appello a 6 anni per concorso esterno in associazione mafiosa), il cognato di Guttadauro Vincenzo Greco (oggi assolto), il maresciallo della Guardia di Finanza in servizio alla Dda di Palermo Giuseppe Ciuro (4 anni e otto mesi per favoreggiamento semplice) ed infine l’ex maresciallo dei carabinieri Antonio Borzacchelli (10 anni per concussione, favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio).