Archivio Antimafia Duemila

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
News Trapani, cinque condanne per l'affare del cemento

Trapani, cinque condanne per l'affare del cemento

tribunale-web.jpg

di Maria Loi – 25 marzo 2009
Trapani.
Si è concluso in primo grado il processo contro i boss del trapanese che avevano stretto un patto di ferro per avere il controllo del mercato del cemento.




Così ieri mattina il gup Adriana Piras, al termine del rito abbreviato, ha inflitto 15 anni di reclusione al boss di Castellammare Mariano Asaro, 6 anni e 4 mesi a Gaspare Mulè dipendente comunale di Castellammare e 4 anni e 8 mesi a Fausto Pennolino. I fratelli Salvatore e Rosario Alessandro Pace, figli del capomafia Francesco Pace, sono stati condannati a due anni di pena per fittizia intestazione di beni, ma hanno ottenuto la sospensione condizionale della pena (concessa per le condanne che non superano i due anni) e sono stati scarcerati. Invece i fratelli Giuseppe e Antonio Occhipinti, raggiunti anche loro dal provvedimento restrittivo nell’operazione “Beton”, hanno patteggiato la pena.
Nel trapanese il mercato del cemento era controllato da Cosa Nostra attraverso un patto tra il boss di Castellammare Mariano Asaro e il nuovo reggente del mandamento di Trapani Francesco Pace, subentrato a Vincenzo Virga.
Dall’impianto accusatorio sostenuto dal pm Paolo Guido sarebbe emerso che il boss Mariano Asaro chiedeva consigli al capomafia Francesco Pace sul pizzo da imporre: un euro per ogni metro-cubo di cemento, 65 centesimi per ogni tonnellata di materiale.
I due si incontravano in un casolare nelle campagne di Paceco e talvolta anche al Cimitero del paese dove avvenivano i summit di mafia durante i quali venivano pianificate le attività estorsive nei confronti degli imprenditori che si aggiudicavano gli appalti.