Archivio Antimafia Duemila

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
News 41 Bis è una tortura estradizione vietata

41 Bis è una tortura estradizione vietata

 

15 ottobre 2007

Roma Ha del clamoroso ciò che è accaduto negli Stati Uniti. Un giudice federale di Los Angeles ha negato all’Italia l’estradizione di un membro della famiglia mafiosa Gambino, sostenendo che il regime di detenzione del 41 bis a cui il soggetto sarebbe destinato equivale ad una forma di tortura e viola la convenzione dell’Onu in materia. A darne notizia è il Los Angeles Times. Il giudice in questione è D.D.Stigraves che ha di fatto bloccato con una sentenza che risale all’11 settembre scorso la richiesta di estradizione per Rosario Gambino, ritenuto esponente di spicco dell’omonimo clan di Cosa Nostra newyorchese. Immediate le repliche dall’Italia. Il vice presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Giuseppe Lumia, commenta: “Dichiarare che il 41 bis è un regime che potrebbe mettere in pericolo la salute dei detenuti non è credibile, tantomeno configurarlo come una tortura. Si tratta di un sistema carcerario, per altro negli ultimi anni modificato per rispondere ai dettami della Corte Costituzionale, dove la salute e l’integrità fisica dei detenuti sono ancora più sicuri che negli altri settori del carcere. E’ uno strumento indispensabile per recidere il legame tra i boss e le famiglie ancora attive sul territorio e non vi si può rinunciare in alcun modo”. E poi conclude: “Che poi il paragone con la tortura arrivi da un paese che gestisce le carceri di Guantanamo come tutto il mondo sa, mi sembra una cosa paradossale. Spero che la struttura giudiziaria statunitense, nella sua indipendenza, possa rivedere questa decisione che tra l’altro riguarda un boss di alto livello”. Dello stesso avviso anche il presidente della Commissione Antimafia Francesco Forgione: “E’ intollerabile che in un Paese in cui vige la pena di morte si ponga all’Italia un problema sul proprio regime carcerario”. Aaron Pettinari