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News "Operazione Eolo": l'holding del boss Matteo Messina Denaro

"Operazione Eolo": l'holding del boss Matteo Messina Denaro

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"Operazione Eolo": l'holding del boss Matteo Messina Denaro
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di Rino Giacalone - 18 febbraio 2009
Mazara e Salemi, due città della provincia di Trapani. Territori ricchi di cultura e storia, Mazara in particolare è il primo porto peschereccio d’Italia se non d’Europa, certamente lo è del Mediterraneo, dentro si sono fuse e convivono bene due culture diverse, non ci sono tensioni tra la comunità italiana e quella nord africana che qui si è insediata da tempo. E questi sono fatti che servono a dire che qui i cittadini la gran parte sono onesti, non fanno malaffari, solo che come quelli del resto della Sicilia preferiscono spesso far parte ...

... di una maggioranza silenziosa che finisce con il lasciare spazio alla minoranza di mafiosi e mafiosetti di diverso genere.
Oggi a maggior ragione perché questi mafiosi non sono più nemmeno quelli che sporcavano di sangue le strade o riempivano la città di droga, trasformando case di campagne in raffinerie della droga. Oggi questi fanno impresa, creano aziende e danno occupazione. Mazara quanto Salemi.

Ora può avere il suo ben dire il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi sempre pronto ad alzare i toni se si racconta di cosa rappresenta ancora oggi Salemi nello scenario di Cosa Nostra siciliana, e che invece di attaccare i mafiosi se la prende con indefiniti “professionisti dell’antimafia” che non hanno denunciato l’affare dell’eolico scoperto in queste ore essere stato in mano ai boss come, dice, di avere fatto lui – ma forse nemmeno così è tanto abile com’è a giocare con le parole e di questo gli va riconosciuto merito – ma di mafia e impresa che può essere gestione di attività edilizia, industriale, produzione di cemento, grande distribuzione, se ne parla oramai da tempo con il conforto di sentenze passate in giudicato e con i riscontri giunti da alcuni imprenditori che nel trapanese si sono sottratti all’egemonia mafiosa. E allora dove sta la novità, oggi è l’eolico ieri erano altre cose, domani ce ne saranno delle altre.
E allora raccontiamo cos’è l'holding mafiosa della provincia di Trapani. Intanto ha un capo ed è il latitante Matteo Messina Denaro e per esserci un capo c’è un' organizzazione e non è vero che la mafia come tale non esiste ma ci sono solo dei mafiosi in giro incapaci di influenzare i politici. Come è fatta questa organizzazione. Le intercettazioni dell’operazione “Eolo” condotta lunedì notte da Polizia e Carabinieri lo svela.
«Un palo a Mazara non si alza se non lo voglio io» diceva, alla moglie, non sapendo di essere intercettato, Matteo Tamburello, mafioso di Mazara del Vallo dagli «illustri» ascendenti in Cosa Nostra, erede di “don” Saro, suo padre. Una frase apparentemente poco chiara che ha fatto insospettire gli investigatori e ha dato input all’inchiesta sugli interessi di Cosa nostra nella realizzazione dei parchi eolici nel trapanese, che oggi ha portato all'arresto di otto persone. Presto, infatti, carabinieri e polizia hanno capito, appunto, che il «palo» altro non era che la «pala eolica» e che, dietro al business dell'energia alternativa, s'era costituita una sorta di joint venture tra imprenditoria, cosche e politici, tutti interessati ad arricchirsi col nuovo affare. Cosa Nostra si dimostra essere al passo coi tempi e riesce a fiutare tempestivamente come e dove far soldi. Per realizzare i suoi scopi, in questo caso, come in altri, non esita a tessere alleanze con la politica: Vito Martino, consigliere comunale di Forza Italia in cambio di denaro avrebbe in tutti i modi favorito la Sud Wind, riconducibile all'imprenditore trentino Luigi Franzinelli, nell'assegnazione della convenzione per la realizzazione del parco eolico. Ma la mafia, oltre a scendere in campo direttamente con i suoi principali esponenti, come Tamburello, che dà una sorta di imprimatur all'affare, usa sue imprese. Una tattica, quella di inserirsi direttamente nei settori economici con propri uomini, spesso «puliti», tipica di Cosa nostra trapanese. In questo caso, il referente nell'imprenditoria della famiglia, legata al superlatitante Matteo Messina Denaro, è il salemitano Melchiorre Saladino, autorizzato, secondo gli inquirenti, ad operare come gestore dell'operazione che dovrà portare alla realizzazione del parco. Saladino si impegna a garantire al boss le somme che gli imprenditori solitamente danno alle cosche per potere realizzare i lavori nei territori da loro controllati. E Tamburello, dal canto suo, assicura alle ditte che tutto andrà senza intoppi, insomma, promette la «protezione» mafiosa.