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News Agli arresti favoreggiatori del boss Petulla'

Agli arresti favoreggiatori del boss Petulla'

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di Monica Centofante – 17 febbraio 2009
Sono accusate di aver favorito la latitanza del boss Renato Petulla’ le sei persone arrestate questa mattina, a Polistena, dalla Polizia di Stato. Nel corso di un’operazione condotta dal Commissariato locale e dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria. Le porte del carcere si sono aperte per Francesco Fidale (di 22 anni), Francesco Ierace (39), Sebastiano Pasqualone (35) e Giuseppe Tigani (36), mentre sono agli arresti domiciliari Domenica Curinga (68) e Vincenzo Fusà (75). Tutti sospettati di appartenere alla cosca Foriglio-Petulla’ e di aver fornito armi, viveri e copertura all’ex latitante.

L’accusa, riportata nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Reggio Grazia Anna Maria Arena su richiesta del sostituto procuratore della Dda Roberto Di Palma, è infatti di favoreggiamento personale con l’aggravante delle modalità mafiose. Perché i sei avrebbero protetto un pezzo da novanta della ‘Ndrangheta reggina, al comando dell’omonima famiglia mafiosa, fino al giorno del suo arresto, risalente al 16 ottobre del 2007. Quando il Petulla’ fu sorpreso dalla Polizia in un casolare situato in località Aracri di Cinquefrondi e proprio mentre stava partecipando ad un summit mafioso.
Allora il giovane boss, 32 anni, era latitante da quattro, dopo essere sfuggito ad un’operazione finalizzata a sgominare un clan che stava tentando un’estorsione ai danni di un’impresa edile. Ricercato per associazione mafiosa e altri reati riconducibili alle stesse estorsioni non si sarebbe mai spostato dalla “suo” territorio, dove era protetto da una fitta rete di favoreggiatori e avvantaggiato dal clima di paura ed omertà.
Figlio di Raffaele Pullara’, ucciso nel 1987 nell’ambito della guerra di mafia che ha interessato la Piana di Gioia Tauro, il giovane, al momento dell’arresto era in possesso di numerosi “pizzini”, con i quali comunicava con l’esterno dalla latitanza, di mille 255 euro e di un buon numero di armi. Forse le stesse fornite da uno sei soggetti arrestati oggi, Francesco Fidale, che avrebbe rivestito un ruolo di primo piano nel gruppo malavitoso mantenendo anche i contatti per conto del latitante e fornendo assistenza per i suoi spostamenti.
In quanto agli altri arrestati Giuseppe Tigani avrebbe svolto attività di copertura, Ierace e Pasqualone avrebbero procurato i viveri e organizzato gli spostamenti del boss, Domanica Curinga e Fusà, marito e moglie, lo avrebbero ospitato nella loro casa.