Archivio Antimafia Duemila

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News ''Peronospera II'': parla ancora la difesa

''Peronospera II'': parla ancora la difesa

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di Maria Loi - 15 febbraio 2009
Trapani
. Alle battute finali il processo d’appello ''Peronospera II''. Dopo la requisitoria del pg che ha chiesto la conferma delle pene inflitte in primo grado, nonché la condanna degli imputati allora assolti, ora è il turno della difesa.




Era il 29 aprile 2004 quando il gip Marcello Viola firmò 36 ordini di custodia cautelare. Tra gli arrestati anche i nomi dei boss Andrea Mangiaracina e Natale Bonafede.
Quello che emerge prepotentemente nella richiesta di custodia cautelare è il legame mafia e politica. Scorrendo l’indice dei nomi troviamo l’ex senatore del Psi Pietro Pizzo arrestato con l’accusa di associazione mafiosa e voto di scambio per aver pagato 50.000 euro ad esponenti delle cosche marsalesi per far eleggere il figlio Francesco alle regionali del 2001 nella lista del nuovo Psi. Elezione che poi non avvenne per un pugno di voti. In seguito alla mancata elezione del figlio, Pietro Pizzo si sarebbe rifiutato di pagare, ma dopo aver ricevuto una proposta che non poteva rifiutare, ci avrebbe ripensato. Contro Pizzo ci sono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Mario Concetto, che avrebbe ricevuto personalmente indicazioni sulle operazioni di voto della famiglia mafiosa dal boss latitante Natale Bonafede, il quale gli rivelò che Pizzo aveva pagato 50.000 euro per far votare il figlio. Pizzo all’epoca dei fatti era presidente del Consiglio Comunale di Marsala e fu costretto a dare le dimissioni.
In cima alla lista c’è anche l’assessore Udc alla presidenza della Regione David Costa raggiunto da un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa in quanto avrebbe promesso 100 milioni di vecchie lire per l’acquisto di voti di Cosa Nostra durante la sua campagna elettorale nel 2001. Secondo gli inquirenti David Costa sarebbe stato aiutato direttamente dall’allora latitante Natale Bonafede considerato dagli investigatori il reggente della famiglia mafiosa di Marsala dal 1997 poi arrestato, dopo cinque anni di latitanza, il 31 gennaio del 2003.
Nell’inchiesta figura anche il nome di un altro parlamentare dell’Udc Onofrio Fratello.