Archivio Antimafia Duemila

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
News Massimo Ciancimino conferma rapporto tra Cosa Nostra e dott. Mercadante

Massimo Ciancimino conferma rapporto tra Cosa Nostra e dott. Mercadante

mercadantegiovanni.jpg

di Silvia Cordella - 13 febbraio 2009
Nella questione personale tra l’ex deputato e l’amante della moglie, l’intermediazione di Don Vito mise pace tra Lipari e Cannella e costrinse D’Amico a partire per il Brasile.
Era stato Angelo Siino a raccontare ai giudici che Giovanni Mercadante, ex deputato regionale di Forza Italia, imputato per associazione mafiosa a Palermo, avrebbe avuto degli “obblighi” nei confronti di Provenzano per avergli sistemato un problema di carattere familiare.

Secondo il pentito infatti Zu Binu era intervenuto per appianare un conflitto interno sorto tra il medico Mercadante e il nipote di Pino Lipari un certo D’Amico, colpevole di aver avuto una relazione con sua moglie. Uno sgarbo imperdonabile che avrebbe spinto l’ex primario della Radiologia del Maurizio Ascoli di Palermo, a chiedere (attraverso suo cugino Tommaso Cannella) l’autorizzazione dei vertici mafiosi di uccidere l’uomo, il quale si sarebbe salvato dalla morte solo grazie all’intercessione di Lipari con Provenzano, in cambio della fine della relazione. 
Oggi a confermare questa vicenda è Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco di Palermo, che in quegli anni frequentava la figlia di Giovanni Mercadante. «Mio padre faceva da paciere. Mi ricordo di questa vicenda, che ho vissuto in prima persona, perché ero fidanzato con la figlia del dottor Mercadante. Mio padre mi raccontò della lite che c’era stata fra Pino Lipari e Tommaso Cannella in merito a una certa situazione che lui aveva dovuto mediare nella villa di Mondello per un mese di seguito, decretando che l’uomo chiamato in causa, Enzo D´Amico, andasse per due anni in Brasile».
Le dichiarazioni di Ciancimino, che comproverebbero gli stretti rapporti tra Mercadante e Provenzano, sono state verbalizzate dai pm Nino Di Matteo e Gaetano Paci e depositate al processo Mercadante, in attesa di essere riascoltate in aula dinanzi alla seconda sezione del Tribunale di Palermo presieduta dal giudice Bruno Fasciana.
Ciancimino ricorda gli anni della sua gioventù: «Era il 1984 e avevo 21 anni. Sono stato tre anni con la figlia di Mercadante»  ma «quella storia fu molto osteggiata». A causa dei risvolti giudiziari di Don Vito il medico non voleva che sua figlia lo frequentasse, tanto che poi alla fine la «spedì a Londra». «Mio padre - prosegue Massimo Ciancimino - mi raccontò che c’era stata una discussione in quanto Lipari aveva accreditato il nipote Enzo D’Amico al Mercadante per vendere forniture ospedaliere. Poi era nata una storia fra lui e sua moglie, cosa che mi confermò la mia fidanzata, ma era una cosa che non mi riguardava. Io conoscevo D´Amico perché abitava nel palazzo di via Sciuti accanto al mio». Così ha continuato «D’Amico su consiglio di mio padre era stato convinto ad andare in Brasile. Poi Mercadante tornò con la moglie».
Alla fine Ciancimino conclude: «Mio padre ha sempre sostenuto che Provenzano si muovesse all’interno dell’alta borghesia palermitana. L’ho anche appurato personalmente come Provenzano vantasse all’interno di grosse burocrazie, di grossi professionisti di Palermo e non solo, una forte rete di protezione, quasi di stima, che ne faceva un elemento di diversità nei confronti di Riina, che non era mai riuscito in questo intento di collocarsi. Provenzano si muoveva molto abilmente nei salotti buoni della Palermo bene. Il vero tesoro di questo personaggio era l’entratura in certi ambienti».