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News ''Ultimo'' difende Mori e Obinu - Pagina 2

''Ultimo'' difende Mori e Obinu - Pagina 2

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''Ultimo'' difende Mori e Obinu
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In contro esame l’avvocato Milio ha fatto riferimento anche alla mancata perquisizione del covo di Riina chiedendo al teste chi avesse disposto di non fare la perquisizione nel covo di Riina. <<A molte persone la cattura di Riina forse ha dato fastidio - ha detto Ultimo -. Fu l’autorità giudiziaria a dirci di non perquisire il covo di Riina>>. L’ufficiale ha concluso il suo intervento difendendo i suoi superiori, imputati nel processo, esprimendo loro gratitudine e stima per l’esempio datogli.
Dopo la deposizione del tenente colonnello De Caprio il generale Mori, presente in aula, ha chiesto al presidente di poter rendere dichiarazioni spontanee e ha riferito in merito ai rapporti tra Riccio e De Caprio <<il colonnello Riccio era arrivato a  Palermo il 30 ottobre del 1995 come aggregato ed il 31 andò a Catania. Quindi non c’è stato questo “gran concerto” di cui si parla>> ha detto Mori facendo riferimento alle indicazioni che sarebbero state fatte a De Caprio da Riccio in merito al fallito blitz di Mezzojuso.
Molto precisa la testimonianza dell’ispettore Mario Ravidà in servizio alla Dia di Catania dal 1993. Ravidà ha detto di aver conosciuto il colonnello Riccio all’inizio del 1995 e che prima di allora aveva già sentito parlare di Riccio perché il confidente che questi gestiva, conosciuto come “Oriente”, era stata una fonte preziosa per le loro indagini consentendo la cattura dei latitanti di spessore di Cosa Nostra a Catania.
Dopo il mancato blitz di Mezzojuso Ravidà ha detto che lui e l’ispettore Arena furono convocati dal capo del secondo reparto di Catania, il dottor Pappalardo che li mise in guardia sul colonnello Riccio dicendo che prendeva le informazioni della fonte e le elaborava secondo una propria ricostruzione. In realtà - spiega Ravidà alla Corte - la cosa stupì molto entrambi perché a loro risultava una cosa completamente diversa cioè <<che le attività svolte dal Riccio erano a dir poco eccezionali>>. E’ stato lo stesso Riccio ad informare i due investigatori che non era riuscito ad arrivare alla cattura di Provenzano, sebbene avesse avvisato in tempo i suoi superiori dell’epoca,  perché avevano avuto difficoltà a reperire gli strumenti adatti e necessari. Questi a loro volta informarono Pappalardo che non sapeva niente di quei fatti e rispose che Mori non gliel’aveva detto.
E’noto che Luigi Ilardo viene ucciso qualche giorno dopo l’incontro con i magistrati. Ilardo aveva appena dato piena disponibilità a collaborare con le Istituzioni e incontratosi con Mori aveva detto che lui non avrebbe parlato solo di fatti di mafia ma anche delle stragi degli anni ‘70 definite da lui di Stato perché gli esplosivi erano usciti da caserme militari. Stando alle dichiarazioni di Ravidà, Riccio gli avrebbe riferito che le parole di  Ilardo avevano un certo fondamento perché Ilardo era stato l’autista del latitante Gianni Ghisena, un personaggio legato ai sevizi segreti deviati e alla massoneria. Ghisena e Ilardo vennero arrestati e condannati a dieci anni di carcere per sequestro di persona. Sarà proprio allo scadere del termine della custodia cautelare, che Ilardo stava scontando nella casa circondariale di Lecce, quando il colonnello Riccio lo convincerà a divenire confidente una volta ritornato in Sicilia.
Sui rapporti di collusione tra Carabinieri e mafiosi si è soffermato anche l’avvocato Milio che ha chiesto all’investigatore se Riccio gli avesse mai parlato di questi rapporti. L’ispettore ha risposto: <<Ricordo di un ufficiale della Guardia di finanza, il capitano Canonino, che forniva notizie a Cosa Nostra di Caltanissetta>>.
Il prossimo appuntamento sarà il 16 e 17 dicembre e prevede anche la testimonianza del colonnello Michele Riccio.