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News ''Ultimo'' difende Mori e Obinu

''Ultimo'' difende Mori e Obinu

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''Ultimo'' difende Mori e Obinu
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di Maria Loi – 5 dicembre 2008
Palermo
. Prosegue il processo per la mancata cattura di Bernardo Provenzano che vede accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra il generale Mario Mori e il colonnello Mario Obinu.




L’inchiesta nasce dalle dichiarazioni del colonnello Michele Riccio che nel 1995 stava raccogliendo le dichiarazioni del confidente Luigi Ilardo, reggente del mandamento di Caltanissetta, ucciso a Catania il 10 maggio 1996 alla vigilia della formalizzazione della sua condizione di collaboratore.
Nascosto da un paravento ha deposto lo scorso 1 dicembre davanti ai giudici della quarta sezione penale di Palermo, presieduta da Mario Fontana, il capitano “Ultimo”. Attualmente il tenente colonnello presta servizio presso il comando dei Carabinieri di Roma per la tutela dell’ambiente.
Una lunga carriera nell’Arma quella di Ultimo che nel 1990 lo ha portato al comando della  prima sezione del Ros di Palermo dedicandosi in maniera specifica al contrasto dello schieramento corleonese. Si è distinto insieme ai suoi uomini per la cattura dell’ex capo di Cosa Nostra Salvatore Riina. E successivamente ha seguito anche alcuni filoni investigativi per la cattura di Bernardo Provenzano grazie alle dichiarazioni del reggente di Porta Nuova Salvatore Cancemi costituitosi ai Carabinieri nel luglio 1993. L’ufficiale è rimasto al Ros fino al 2000 poi ha chiesto il trasferimento al Noe per contrasti con l’allora comandante del Ros Sabato Palazzo <<Obinu lavorava contro Cosa Nostra – ha spiegato – Palazzo apparteneva decisamente ad un altro mondo rispetto al nostro>>.
Durante il dibattimento Ultimo ha parlato a lungo del colonnello Michele Riccio con il quale si era conosciuto quando seguirono insieme un’inchiesta su Guglielmo e Giuseppe Fidanzati, i figli del narcotrafficante palermitano Gaetano Fidanzati attraverso una fonte che gestiva Riccio, un tal  Angelo Veronese. I figli di Fidanzati, seguendo le orme del padre, controllavano il mercato della  cocaina in Veneto e in Lombardia, poi anche loro furono arrestati per traffico di droga.
Prima della partenza per il corso di Maggiore tra Roma e Civitavecchia il capitano sergio De Caprio è venuto a sapere che Michele Riccio, il cui obbiettivo era quello di arrivare al superlatitante Bernardo Provenzano, stava gestendo un confidente: Luigi Ilardo. Lo stesso ufficiale del Ros ha confermato che gli venne chiesto dai suoi superiori un consiglio operativo e ha ribadito in aula la difficoltà ad intervenire nei luoghi dove Ilardo aveva detto che avrebbe incontrato Provenzano. Nel bivio per Mezzojuso c’era una strada sterrata che per diversi km si addentrava nelle campagne prima di arrivare al casolare segnalato dal confidente al colonnello Riccio. <<Chiunque l’avesse percorsa per un pedinamento sarebbe stato certamente visto>> ha detto Ultimo. Il capitano ha ricordato la frase di Riccio in cui l’ufficiale avrebbe detto“in modo allusivo” che Provenzano avrebbe goduto di protezioni da parte delle istituzioni. <<Non ha detto proprio Provenzano – ha specificato – ma ha parlato di Cosa Nostra e quindi indirettamente di Provenzano>>.
Sono stati tanti i “non ricordo” del capitano.
Non sono mancati i momenti di tensione durante l’udienza. <<Signor pubblico ministero vorrei essere rispettato. Non sono qui per difendermi ma per collaborare>> ha detto contrariato il capitano Sergio De Caprio. Il pm Di Matteo gli ricorda che durante l’esame ha detto di aver sentito parlare dell’incontro di Mezzojuso quando si è trovato occasionalmente in Caserma mentre si discuteva della possibilità o meno di intervenire.
In virtù del fatto che il capitano conferma di non essere sicuro se in quella specifica occasione ci fosse stato il Riccio, Di Matteo lo incalza di fronte alle sue contraddizioni: <<Allora mi deve spiegare come ha fatto a dire nel corso dell’esame che prima dell’incontro di Mezzojuso Riccio era preoccupatissimo per la gestione della fonte>>. Il pm sbotta: <<Colonnello, adesso lo dico io rispettiamoci e rispettiamo la verità e la logica dei dati>>.