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Primo piano Ragazzi, la verita' sia sempre al di sopra di tutto

Ragazzi, la verita' sia sempre al di sopra di tutto

di Anna Petrozzi - 7 ottobre 2011
Esiste ancora il giornalismo d’inchiesta? E’ ancora possibile nell’epoca di internet quando le nostre poste elettroniche sono intasate di comunicati stampa e con un pendrive si porta via un’ordinanza?
Semplici, efficaci e attualissime domande poste da Claudio Reale, capo redattore di “S”, ai colleghi giornalisti invitati, nell’ambito della quarta edizione del Festival della legalità che si è tenuto a Palermo presso la suggestiva Villa Filippina, a discutere di giornalismo.
    

Il primo a rispondere alle sollecitazioni di Reale è stato il nostro direttore Giorgio Bongiovanni che si è rivolto in modo particolare ai 400 ragazzi delle scuole superiori e inferiori che sotto un sole ancora caldo hanno ascoltato con pazienza il dibattito: “Se volete diventare giornalisti o comunque entrare nel mondo della comunicazione, cercate di evitare i compromessi. Nel mondo del giornalismo succede un po’ come nel mondo della mafia. Ti fanno un “favore”, ma poi lo devi restituire. Vi consiglio quindi di non scendere a patti, di sviluppare il vostro talento e di cercare sempre la verità anche se va contro e al di sopra di voi stessi. Vedrete allora che la Vita, o Dio per chi è credente, vi aprirà il cammino per arrivare dove voi volete”.
La riflessione è proseguita con Riccardo Arena, del Giornale di Sicilia, che ha richiamato alla necessità di tornare per strada mentre oggi il mestiere del giornalista si svolge per lo più nei corridoi delle procure e si riduce spesso all’inchiesta sull’inchiesta condotta dalle forze dell’ordine. Enrico Bellavia di Repubblica, ricorrendo all’esempio dei collaboratori di giustizia e al “caso Ciancimino”, ha mosso una forte critica all’eccessivo entusiasmo con cui vengono trattate certe notizie che sfuggono al rigore dell’autenticità per scivolare in terreno di scontro partigiano per farsi poi spettacolo.
Sui rischi e le difficoltà di lavorare con serenità e indipendenza si sono invece soffermati Francesco Viviano, storica penna di Repubblica e Franco Castaldo, direttore di Grandangolo. Il pericolo di essere messi a tacere infatti non viene solo dalle minacce mafiose, ma anche e soprattutto da querele e censure imposte dal sistema di potere che, a livello trasversale, tra proprietà dei mezzi di informazione, politica e magistratura, difende se stesso.
Su questa scia i ragazzi hanno ascoltato con grande attenzione Giancarlo Licata, giornalista Rai, che ha raccontato di inchieste storiche di grande coraggio come quella sulla P2 condotta da Nuccio Fava, Ennio Remondino e il compianto Roberto Morrione e di come per questo le loro carriere abbiano avuto una brusca deviazione per intervento diretto di poteri istituzionali e dei cosiddetti poteri forti.
Oggi l’inchiesta – ha proseguito Licata – è in grave difficoltà perché l’informazione viene parcellizzata ed è impossibile con servizi flash di 50 secondi in tv pensare di poter fornire ai cittadini un servizio che gli consenta di comprendere il quadro in cui si inseriscono gli eventi e quindi formarsi un’opinione e compiere poi delle scelte consapevoli.
L’incontro era dedicato alla memoria di Giuseppe D’Avanzo, noto cronista di Repubblica scomparso recentemente per cause naturali, e ha dato lo spunto a Bongiovanni per ricordare che anche i giornalisti possono commettere errori ed è per questo necessario fare autocritica. Il riferimento era agli articoli scritti dal giornalista nei quali accusava il collega Marco Travaglio di essersi fatto pagare le ferie dall’ex maresciallo Ciuro condannato nel processo sulle talpe in Procura. Travaglio poi dimostrò, assegni alla mano, di aver pagato personalmente il suo soggiorno estivo e la querelle si era poi spostata in Tribunale.
L’intervento ha provocato un amichevole botta e risposta tra Bongiovanni e Viviano, in affettuosa e onesta difesa dell’amico, e una nota polemica con Riccardo Arena, seppur chiusa con una stretta di mano.
I ragazzi, ormai un po’ distratti, hanno scelto di non intervenire, ma sicuramente sono stati testimoni di scambi brillanti e appassionati ed è forse qui che sta l’insegnamento maggiore: “qualsiasi cosa farete nel futuro, cari ragazzi, fatelo con passione e curiosità”.
“Non accontentatevi – ha consigliato accoratamente Licata – di fermarvi alle apparenze perché in questo paese il bianco diventa nero, il nero bianco, o addirittura sparisce”.