Archivio Antimafia Duemila

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Primo piano Processo Mori-Obinu: l'ombra di Provenzano e dell'Utri nei verbali di Stefano Lo Verso

Processo Mori-Obinu: l'ombra di Provenzano e dell'Utri nei verbali di Stefano Lo Verso

Image

di Lorenzo Baldo - 20 settembre 2011
Palermo.
“Provenzano in più occasioni mi ha parlato di rapporti con la politica e le istituzioni. Ciò accadde per la prima volta nel gennaio del 2004. In quel periodo Provenzano mi rivelò la sua identità confermando a tal proposito i sospetti che io avevo già nel mio intimo cominciato a nutrire.


Notando l'evidente mio timore (dovuto al fatto che tenevo in casa un latitante di quella importanza) il Provenzano mi tranquillizzò dicendomi: 'Stai tranquillo, sono protetto dai politici e dalle autorità; in passato sono stato protetto da un potente dell'Arma. Non ti preoccupare a me non mi cerca nessuno'. A queste parole, ed in particolare in seguito al riferimento all'Arma, avendo io pronunciato con evidente stupore la parola 'Carabinieri', Provenzano aggiunse: “Meglio uno sbirro amico che un amico sbirro”. Le dichiarazioni del neo pentito Stefano Lo Verso irrompono nel processo per la mancata cattura di Provenzano. “Il grado di confidenza tra me e lui – prosegue Lo Verso nei verbali – si era consolidato perché avevo in più occasioni procurato a Provenzano i farmaci che avevano fatto notevolmente migliorare le sue condizioni di salute. Per questo motivo Provenzano mi manifestò gratitudine. Nella stessa mattinata il Provenzano continuò ad espormi quanto, mi disse, era accaduto dopo le stragi: 'Dell'Utri si mise in contatto con i miei uomini e sostituì di fatto l'onorevole Lima nei rapporti con la mafia. Per questo nel 1994, a seguito degli accordi che abbiamo raggiunto, ho fatto votare Forza Italia'”. Con la richiesta del pm Nino Di Matteo di acquisire agli atti quanto verbalizzato dall'ex reggente della famiglia di Ficarazzi (PA) si è aperta l'udienza odierna del procedimento penale  che vede alla sbarra gli ex ufficiali del Ros Mario Mori e Mauro Obinu. Di Matteo ha chiesto inoltre che vengano acquisiti due documenti originali sequestrati a Vito Ciancimino durante una perquisizione della sua cella il 3 giugno del 1996. In uno don Vito scrive testuale: “Se Cancemi facesse parte della Cupola dovrebbe sapere della trattativa fatta con la Cupola d'accordo con i carabinieri”. Salvatore Cancemi, ex capomandamento di Porta Nuova, in quel periodo era già collaboratore di giustizia. Molto probabilmente Vito Ciancimino si domandava come mai Cancemi, che aveva fatto parte della Cupola, non parlasse di quella “trattattiva” intrapresa da Riina con i carabinieri. E forse per il pentito i tempi non erano maturi. Nel secondo foglio l'ex sindaco di Palermo è molto più circostanziato: “Per quanto riguarda il piano cosiddetto politico io, di intesa con i carabinieri sono partito per Palermo il 17-12-1992 per quel contatto concordato e sono ritornato il 19 e il 19 stesso ho avuto alle 17,30 un incontro con il capitano e lo informai che avevo avuto il contatto e che la risposta l'avrei avuta il martedì successivo”. L'accordo intrapreso con il capitano Giuseppe De Donno è palese, ma due ore dopo Vito Ciancimino viene arrestato e quel “contatto” resta in stand-by. Un dato oggettivo è che nel 1996 don Vito già parlava di un “piano politico” di una “trattativa fatta con la Cupola d'accordo con i carabinieri”. Ma questi fogli però vengono recuperati solo ora. Antonino Di Matteo ha chiesto infine di depositare agli atti una serie di documentazione relativa all'interesse di Cosa Nostra all'abolizione del 41 bis. Tra le carte vi sono alcune informative della Dia e una rassegna stampa di articoli dell'epoca. Si tratta a tutti gli effetti di uno dei punti più spinosi che ruotano attorno alla “trattativa”. Molto spesso nella vulgata popolare il cosiddetto “papello” viene fatto passare come una bufala partendo dal fatto che tra i 12 punti elencati (consegnati secondo Massimo Ciancimino il 29 giugno 1992) c'è l'abolizione del 41 bis, quando invece l'applicazione del regime di carcere duro avviene immediatamente dopo la strage di via D'Amelio. E' fondamentale invece ricordare che il 41 bis era entrato in vigore l'8 giugno 1992, subito dopo si erano scatenate le rivolte nelle carceri a dimostrazione che il problema del carcere duro stava molto a cuore a Cosa Nostra. Per non parlare delle polemiche politiche che si erano innescate in quel periodo basate sulla “violazione dei diritti umani” che avrebbe rappresentato quel particolare sistema carcerario. L'udienza si è protratta poi con l'audizione dei tre consulenti della difesa che hanno presentato i risultati delle proprie analisi sulla documentazione prodotta da Massimo Ciancimino. Nel tentativo di screditare la veridicità di alcuni documenti già analizzati precedentemente dalla polizia scientifica i consulenti dei legali di Mori e Obinu hanno cercato di dimostrare eventuali manomissioni arrivando addirittura a sminuire l'importanza delle analisi fatte al Carbonio 14. In ultimo si è assistito alla mossa mediatica dei due imputati che rendendo dichiarazioni spontanee hanno dichiarato di non volersi avvalere della prescrizione nel caso dovesse sopraggiungere. Facendo due calcoli e partendo dal 1996 come momento nel quale matura il capo di imputazione se ne riparlerà nel 2012. L'annuncio di oggi quindi è del tutto inusuale e decisamente fuori dalle regole. Prossima udienza il 10 ottobre con l'audizione in videoconferenza di Giovanni Brusca.