Archivio Antimafia Duemila

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Primo piano Il pianto di un messicano

Il pianto di un messicano

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di Luis Donaldo Colosio Riojas* - 7 settembre 2011
Prefazione

di
Giorgio Bongiovanni
Da anni aspettavo di sentire la voce di questo giovane avvocato, figlio del candidato alla presidenza del Messico, che porta lo stesso nome di suo padre, Luis Donaldo Colosio, assassinato dalla mafia messicana su mandato politico il 23 marzo 1994.


Non avevo dubbi che il suo parlare e il suo scrivere avrebbero espresso l’alto valore morale con il quale è stato cresciuto dai suoi genitori, nell’esempio di vita di suo padre.
Io mi auguro davvero che un giorno Luis Donaldo Colosio Riojas, possa essere il nuovo candidato alla presidenza del Messico, un paese stupendo, prigioniero del narcotraffico e del dominio della violentissima e spietata mafia messicana alimentata da una classe dirigente corrotta e parassitaria.
Per diverso tempo mi sono occupato della vicenda Colosio, ho studiato le carte processuali, ho intervistato testimoni, giornalisti e uomini politici e sono convinto che questo uomo giusto sia stato vittima di una convergenza di interessi tra mafia, politica e affari che tanto richiama le storie nostrane.
Tuttavia, se un giorno il potere sarà nelle mani di questo nobile giovane, il Messico potrà vivere il suo momento di riscatto e la mafia avrà i giorni contati, a compimento del grande sogno di onestà e libertà che aveva suo padre.


Il pianto di un messicano
di Luis Donaldo Colosio Riojas* - 7 settembre 2011

Mi preoccupa. Mi preoccupa vedere un paese dimenticato dai suoi leader, interessati a portare avanti le proprie carriere e i  propri partiti, che vengono prima del popolo.
Mi preoccupa vedere un abisso di disuguaglianza in tutto permeato dalla infame indifferenza di chi avrebbe la responsabilità di onorare la fiducia della propria gente.
Mi preoccupa vedere che in Parlamento regnano caos e disunione, che il “successo” dei miei rappresentati sta nello stabilire chi è più bravo a diffamare l'altro o chi è in grado di imporre il silenzio con più forza. Che esista un insieme di lavori inconclusi e a quei pochi che si dedicano al lavoro si contrappongono quelli che si dedicano all'oltraggio. Mi preoccupa vedere molto più rispetto sulle tribune dello stadio, durante una partita di calcio messicano, che non sugli scranni del Parlamento. (Che cosa ci si può aspettare da questa razza?)
Funzionari pubblici assenti o sottomessi (NISIC, Ni trabajam, pero SI Cobran: non lavorano ma incassano) e forze di polizia abbandonate o corrotte: questo è l'abuso a cui ci sottopongono i nostri governanti. Benedette aspirazioni dei nostri giovani con così tanta “materia prima” corrotta.
Non c’è da sorprendersi  che “non studino, né lavorino” se il sistema scolastico è sempre meno adeguato e continua a decadere grazie a chi, si suppone, dovrebbe innalzarne la qualità. Il lavoro e le opportunità sono virtualmente inesistenti e la nostra economia è nelle mani di pochi avidi.
Mi preoccupa la mia terra, grondante di sangue nazionale e straniero, di chi ha deposto la fiducia in pochi soggetti. Mi preoccupo che “quei pochi” non siano efficienti perché “molti” si impegnano a farli fallire per poi vantarsi dicendo “ ve lo avevamo detto”.
La differenza di idee non è mai stato un crimine, ma eliminarla ora è il nostro nuovo movimento nazionale.
Miliardi di pesos, dei nostri soldi, delle nostre tasse, vengono divisi tra “pochi” con il risultato che non viene fatto nulla di buono, mentre i nostri bambini hanno fame, sete e paura. Paura, non dell’insicurezza che cresce a dismisura, ma di ciò che sono destinati ad essere: esseri dimenticati ed emarginati dalla propria patria e incolpati di “pigrizia”. Saranno castigati per inefficienza e per non aver saputo approfittare delle infinite opportunità inesistenti che hanno avuto. I nostri bambini, che cosa diavolo gli abbiamo fatto?
Mi preoccupano tutti ed ogni singolo membro della mia famiglia, più di 112 milioni di loro, che guardano al futuro senza certezze, certezze che i  nostri predecessori si sono chiaramente rifiutati di assicurare per dire ora, con sconcerto, che “non è colpa loro”. E la lotta continua; e le divisioni aumentano; e le differenze sempre più evidenti; e i nostri bambini, nel frattempo, soffrono.
Che ti succede, Messico? Da quando è diventata una routine suicidarti?
Mi preoccupa la mia gente, che preferisce nascondersi davanti allo schermo di una tv  piuttosto che dietro un libro, o meglio ancora, dietro una responsabilità. Mi preoccupa che la politica dello sviluppo collettivo nazionale in questo momento sembra dichiararsi “rassegnata”,“sconfitta”. (difficile combattere contro le diverse mafie che si impadroniscono degli impieghi pubblici per saccheggiare il paese).
Mi rifiuto categoricamente e con forza di rimanere addormentato, di darmi per vinto. E' da una vita che mi accusano di essere demente o disadattato. Che illusi siamo a pensare che il Messico abbia bisogno di eroi, se l'unica cosa che manca è l’attenzione dei suoi cittadini, o meglio, di buona parte di essi.
E' questo è il movimento della terza insurrezione messicana,  il cui campo di battaglia è nei nostri stessi cuori, dove le uniche armi da trovare e utilizzare dovranno essere la pace, il lavoro e la Patria: troppi morti ha sopportato la sacralità di questo suolo, e la terra che si tinge di rosso con il sangue del mio sangue è testimone del mio impegno. La battaglia  si vince nel cuore della nostra gente, nel denunciare le nostre mancanze al paese…..e alla nostra stampa.

* L’autore è il figlio di Luis Donaldo Colosio e Ana Laura Riojas, fondatore dello “Studio Basave, Colosio, Sánchez Avvocati”, insegnante alla Facoltà di Diritto e Criminologia dell’Università Autonoma di Nuevo León.


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