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Primo piano Lettera a Maurizio Belpietro

Lettera a Maurizio Belpietro

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di Giorgio Bongiovanni - 6 febbraio 2011
Egr. dott. Belpietro,
le scrivo in merito all'articolo “Pm su Marte. Il partito dei giudici si affida agli alieni” pubblicato su Libero a firma del vicedirettore Franco Bechis. Premetto che non sono un alieno, anche se preferirei esserlo piuttosto che appartenere ad una razza umana che si è macchiata e continua a macchiarsi dei peggiori crimini perpetrati dall'uomo contro l'uomo.


Sono un uomo di fede, questo sì, segnato da una profonda esperienza spirituale che non ha nulla a che vedere con la mia attività giornalistica.
Per quanto riguarda il mio intervento all'Aula Magna di Giurisprudenza del 29 gennaio scorso non ho mai accusato di omicidio Silvio Berlusconi, ho detto e continuo a sostenere di avere la certezza assoluta, ma come diceva Pierpaolo Pasolini: 'Io so ma non ho le prove', che Paolo Borsellino avrebbe indagato personaggi di altissimo livello che oggi comandano l'Italia. Ho detto e continuo a sostenere, nonostante al momento non abbia ancora le prove, che Paolo Borsellino “voleva indagare a livello giudiziario il senatore Marcello Dell'Utri e quindi tutto il potere che stava intorno a lui e per tale ragione fu accelerata la sua morte”.
Come è noto durante l'intervista al giudice palermitano realizzata da Fabrizio Calvi e Jean Pierre Moscardo per Canal Plus, due giorni prima della strage di Capaci, Paolo Borsellino confermò di sapere che esistevano indagini che riguardavano Marcello Dell'Utri insieme a Vittorio Mangano.
A fronte di ciò perché invece di mirare alla mia persona non mi si contesta nel merito delle mie affermazioni?
Ci tengo altresì a precisare, orgogliosamente, di non avere mai avuto alcun accesso “alle segrete stanze dei procuratori di Palermo”, come il suo cronista insinua malamente, per un senso etico che contraddistingue il nostro lavoro; quel principio deontologico molto spesso “svenduto” da troppi nostri colleghi nel nome di qualche “scoop” o su “input” esterni.
In questi anni di attività antimafia ho incontrato diversi collaboratori di giustizia, ho studiato verbali e sentenze e come ogni giornalista che si rispetti a volte mi sono avvalso di alcune “fonti”, dopo averne riscontrato attendibilità ed onestà.
Ciò che mi lega ai magistrati impegnati nelle indagini sul biennio stragista rientra unicamente nell'ambito della stima assoluta e del totale rispetto nei confronti del loro lavoro.
Ritengo un dovere morale come cittadino, ancor prima che come giornalista, sostenere l'impegno di chi, nonostante i gravi rischi per la propria incolumità, stia cercando di restituire una verità giudiziaria e soprattutto storica a questo nostro disgraziato Paese.
Cercare di colpire due magistrati come Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo attraverso un articolo come quello di Bechis è profondamente ingiusto e qualifica chi, non affrontando la questione nel merito, preferisce glissare su attacchi personali.
La nostra più profonda riconoscenza nei confronti di questi giudici ci sprona a continuare ancora più di prima a fare il nostro dovere di giornalisti, nel nome del diritto di informazione. 
Confido nel discernimento di molti italiani che, al di là di ideologie politiche o religiose, di fronte allo spettacolo indegno offerto dall'attuale classe politica, continuano a sostenere magistrati come coloro che hanno partecipato al nostro convegno, affinchè alle nuove generazioni siano garantite giustizia e verità.

Cordialmente
Giorgio Bongiovanni

Direttore Responsabile ANTIMAFIADuemila


L'arte dell'inganno

di Lorenzo Baldo - 6 febbraio 2011
Sabato 5 febbraio il quotidiano Libero pubblica in prima pagina un richiamo dal titolo “Show a Palermo. E l'Et della procura accusa il Cav d'omicidio”. A pagina 4 segue un ampio approfondimento a tutta pagina sulla presentazione del libro “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino” tenutasi a Palermo lo scorso 29 gennaio.
Il taglio dell'articolo firmato da Franco Bechis si qualifica immediatamente fin dal titolo stesso. L'attacco mirato alla persona del nostro direttore, Giorgio Bongiovanni, viene utilizzato per colpire i due magistrati presenti al convegno: Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo.
Le frasi di Bongiovanni estrapolate da un discorso più articolato vengono quindi plasmate in maniera distorta a mo' di proclami di un personaggio “assai singolare”.
L'esperienza spirituale del direttore viene di seguito sintetizzata in un miscuglio di sarcasmo e superficialità. Parlare di “alieni” e di “ufo” fa sorridere il vicedirettore di Libero che in tal modo evita di contestare nel merito le dichiarazioni di Giorgio Bongiovanni. Bechis non si addentra minimamente nel ragionamento del direttore di Antimafia Duemila.
Il vice di Belpietro non replica  alle dichiarazioni di Bongiovanni sulla probabilità che Paolo Borsellino stesse per indagare Marcello Dell'Utri e che l'accelerazione della sua morte sia potuta derivare da questo fattore. La “penna” di Libero preferisce insinuare che le rivelazioni del direttore “avevano sulle spalle il peso della procura, lì rappresentata e silente”, quando invece lo stesso Bongiovanni aveva esordito assumendosi personalmente la responsabilità di quanto stava per affermare.
Molto più facile quindi ironizzare sul personaggio “tenuto in gran conto da parte di quella procura di Palermo che sta indagando proprio sulla trattativa fra Stato e mafia”, così da puntare il dito su quei magistrati “rei” di sedersi al suo fianco.
Il bieco tentativo di strumentalizzare e sovraesporre i giudici intervenuti alla presentazione del nostro libro tocca livelli paradossali quando questi ultimi vengono tacciati di aver “testato quella che potrebbe essere l'ossatura del nuovo partito di Michele Santoro”.
Nulla da aggiungere se non una profonda commiserazione nei confronti di chi continua spasmodicamente a cercare di coprire la nudità del suo re ormai al declino.
La verità, per lo meno storica, riuscirà comunque ad emergere nonostante l'ossessivo tentativo di occultamento al quale stiamo assistendo. E allora quelle “tesi” enunciate con coraggio e ritenute una “bomba” mediatica, saranno scritte nei libri di storia, rendendo finalmente giustizia a Paolo Borsellino e a tutti quei martiri caduti insieme a lui sotto la violenza di un potere politico-mafioso.


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