Archivio Antimafia Duemila

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Primo piano ''Basta sparare sui magistrati'', la chiamata di Salvatore Borsellino

''Basta sparare sui magistrati'', la chiamata di Salvatore Borsellino

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di Lorenzo Baldo - 20 novembre 2010 - AUDIO E FOTOGALLERY ALL'INTERNO!
Palermo.
Un migliaio di persone ha partecipato questa mattina alla manifestazione organizzata davanti al Palazzo di giustizia di Palermo dal movimento delle Agende Rosse, fondato da Salvatore Borsellino (il fratello del giudice Paolo, assassinato il 19 luglio '92) e dal comitato Scorta Civica, in solidarietà dei magistrati che indagano sulle stragi e sulla criminalità organizzata.
     

Un evento che si è svolto in contemporanea davanti ai Tribunali di Milano, Firenze, Roma, trasmesso in diretta streaming su diversi siti internet (per l'Espresso ha introdotto l'iniziativa il giornalista Umberto Lucentini). Al fianco delle Agende Rosse e del comitato Scorta Civica, l'associazione dei familiari delle vittime di Via dei Georgofili e l'associazione nazionale Familiari vittime di mafia, Libera, Un'altra storia e tante altre associazioni e movimenti civili. Tra i partecipanti anche Rita Borsellino, Sonia Alfano, Benny Calasanzio e molti altri esponenti dell'associazionismo. A condurre l'evento è stata la rappresentante della Scorta Civica, Lidia Undiemi, che ha spiegato i motivi che hanno spinto ad essere presenti davanti al Tribunale. Una decisione presa immediatamente dopo l'inaccettabile attacco del ministro Angelino Alfano al pm antimafia Nino Di Matteo. Il presidente dell'Anm Palermo il 13 giugno scorso si era espresso a tutela dei colleghi magistrati dopo l'ennesimo attacco denigratorio mosso dal premier Silvio Berlusconi nei confronti dei giudici da lui definiti “politicizzati” e desiderosi di “rovesciare per via giudiziaria il risultato elettorale, il voto degli italiani”. Di Matteo aveva replicato a nome dell'Anm palermitana con queste parole: “Continua la sistematica e violenta offensiva di denigrazione e isolamento di quei magistrati che credono ancora nel principio dell'uguaglianza di tutti davanti alla legge. Noi resisteremo perché crediamo nella Costituzione sulla quale abbiamo giurato. Mi chiedo con quale faccia continuino a collaborare con questo Governo i colleghi distaccati al ministero della Giustizia che hanno giurato sulla stessa Costituzione”. Il giorno successivo gli uffici del Ministero di Grazia e Giustizia avevano segnalato all'allora vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, le dichiarazioni di Di Matteo chiedendo l'apertura di una pratica a tutela delle toghe che lavorano al ministero. La richiesta è stata poi archiviata il primo luglio e la procura generale della Cassazione ha successivamente trasmesso la richiesta di accertamenti alla procura generale di Palermo. Lo scorso 11 novembre il procuratore generale di Palermo Luigi Croce ha risposto con una relazione in cui ha affermato che le dichiarazioni di Di Matteo sono state fatte come presidente dell'Associazione nazionale magistrati di Palermo e che, quindi, esse non sarebbero suscettibili di valutazioni disciplinari. Allo stato la decisione conclusiva spetta alla procura generale della Cassazione.
Per questo i tanti movimenti, presenti in tutta Italia, hanno aderito convintamente all'iniziativa: “perché è importante commemorare i morti, ma ancor di più è far sentire il proprio sostegno ai giudici vivi – ha sottolineato Lidia Undiemi –. E se permettiamo certi attacchi nei confronti di magistrati che stanno compiendo il loro dovere rischiando la propria vita per la ricerca della verità, è un fallimento di tutta la società”.  Subito dopo, con parole forti, dirette alle istituzioni, è intervenuto Salvatore Borsellino. “Non è la prima volta che le Agende Rosse presidiano le Procure. Questa volta siamo qui per esprimere il nostro appoggio ai magistrati che indagano sulle stragi del biennio '92-93 ed in particolare al sostituto procuratore Antonino Di Matteo che sta conducendo a Palermo delicate inchieste sulle collusioni mafia-potere. Di Matteo è finito nel mirino per alcune opinioni espresse come presidente dell'Associazione nazionale magistrati di Palermo a tutela dei colleghi dopo l'ennesimo attacco denigratorio dal premier Silvio Berlusconi. Non possiamo permettere che si spari sulla magistratura. Questo accade quando si tolgono loro i mezzi per indagare, come le intercettazioni, o quando si modifica la legge sui collaboratori di giustizia, quando si nega il programma di protezione a Spatuzza, quando si proclama eroe Vittorio Mangano, o quando si sollecitano provvedimenti disciplinari verso chi sta compiendo il proprio dovere come il giudice Di Matteo”. “Noi vogliamo conoscere la verità sui mandanti occulti delle stragi del '92 e del '93  - ha continuato – e vogliamo conoscere chi ha trattato con la mafia, perché queste non sono vecchie storie. Sul selciato di Via D'Amelio e via dei Georgofili non si è ancora asciugato il sangue di coloro che hanno perso la vita in quelle stragi! E oggi siamo, per certi versi, in una situazione peggiore degli anni '90... Noi vogliamo vivere in un Paese in cui sia condannato il corrotto del processo Mills ma anche il corruttore, o dove sia condannato non solo il mediatore della mafia, come è scritto nella sentenza d'appello contro Marcello dell'Utri, ma anche l'ispiratore di quella  mediazione!”. “Il Governo si vanta della cattura dei latitanti, dei sequestri di beni, ma la verità è che questi sono meriti delle forze dell'ordine che riescono a porre in essere tutto ciò nonostante lo stesso Governo che toglie loro i mezzi per questa lotta”. In un crescendo di emozione Salvatore Borsellino ha concluso il suo intervento con un appello gridato sotto le mura grige del palazzo di giustizia. “Ci penseremo noi a sostenere voi magistrati e non potranno neanche sfiorarvi perché prima dovranno ucciderci tutti!”. Mentre un fragoroso applauso si è alzato dalla folla Salvatore ha ripreso fiato e ha urlato con tutta l'energia rimasta quel grido che racchiude in sé uno dei punti cardine del suo movimento: “Resistenza!!”. Subito dopo è stata la volta del sostituto procuratore Antonino Di Matteo, principale protagonista dell'iniziativa. “Ho ritenuto un dovere essere presente – ha esordito il magistrato palermitano – per tutta la passione civile che state mettendo in questa richiesta di giustizia e verità, al di là di qualsiasi eventuale conseguenza. Ringrazio profondamente Salvatore Borsellino, le Scorte Civiche e tutti voi che avete scosso un Paese che era narcotizzato”. “Con il vostro agire – ha evidenziato Di Matteo – avete abbattuto quel muro di gomma eretto per far dimenticare i gravi fatti del '92-'93 e su cui oggi si sta togliendo il velo. Voi dovete pretendere che noi magistrati facciamo di tutto per avere la verità affinché questo muro di gomma non venga più eretto”. Di Matteo si è soffermato amaramente sugli attacchi sistematici del potere politico nei confronti dei magistrati. “Dire che la magistratura è un cancro e che i giudici sono coloro che vogliono sovvertire il voto del popolo è qualcosa di destabilizzante per il nostro sistema. Si tratta di affermazioni che non possiamo tollerare, così come non è accettabile il silenzio di tante altre istituzioni di fronte a simili esternazioni. Anche i magistrati che lavorano al Ministero dovrebbero sentire il bisogno di prendere le distanze da quelle affermazioni”. “Ci sono momenti – ha sottolineato il pm – in cui la toga che indossiamo ci impone di esporci! In questa città è ancora forte quella mentalità che ha denunciato in televisione Roberto Saviano quando ha ricordato l'insofferenza che c'era negli anni '80 e '90 per le sirene della scorta del giudice Falcone e le tante delegittimazioni nei confronti dei magistrati. Si tratta di esempi validi ancora oggi. Ancora oggi c'è questa mentalità di insofferenza – ha concluso Di Matteo –. Ma voi dovete continuare ad incidere su questa mentalità e sono sicuro che lo farete!”. Dopo tante testimonianze di solidarietà e sostegno nei confronti dei magistrati impegnati in queste importantissime indagini, è stato Antonio Ingroia ad intervenire. “Siamo in un momento molto delicato – ha dichiarato il procuratore aggiunto di Palermo –. Siamo in una fase delle indagini sulle stragi in cui c'è una parte d'Italia che non vuole la verità sulla stagione delle stragi ed un'altra che la pretende e che deve quindi mantenere una sorveglianza critica. Per questo è importante il sostegno delle Agende Rosse, delle Scorte Civiche e dell'Italia onesta. E se ora ci stiamo arrivando un piccolo merito va indubbiamente alla magistratura, ma un grandissimo merito va a tutti voi, al movimento delle Agende Rosse, a Libera e a tutti quei movimenti che ci sono stati accanto nei momenti più difficili”. “Quando si nega la protezione a Spatuzza – ha sottolineato Ingroia – si dà un messaggio ambiguo, come se qualcuno non volesse quelle verità, come se Spatuzza avesse detto cose che non andavano dette, o avesse fatto nomi che non andavano fatti”. “Se si vuole raccogliere l'appello che Agnese Borsellino ha fatto qualche mese fa agli uomini della mafia e agli uomini delle istituzioni – ha rimarcato Antonio Ingroia – e cioè di fare tutto quello che possono perché venga scoperta la verità sulla strage di via D'Amelio e su tutta quella stagione, ci sono due possibilità: o si revoca quel provvedimento che ha negato il programma di protezione a Spatuzza, o si cambia la legge che ha 'costretto' la commissione a revocare la sua protezione”. “Se si vuole dare un segnale che si vuole tutta la verità, se questa Italia ha la forza di guardarsi allo specchio senza paura, guardando anche le brutture, occorre un atto di coraggio, che significa fare un passo avanti verso la verità, spalancare quella porta oltre la quale c'è la verità!”. “Quella porta è solo socchiusa – ha sottolineato il magistrato – e se vogliamo dare un calcio per spalancarla occorre voi cittadini non vi fermiate, e che ci sia un'Italia che faccia sentire la sua voce nel chiedere verità e giustizia!”. Lidia Undiemi ha chiesto infine al dott. Ingroia quale messaggio di speranza è possibile dare in questo momento storico. “La situazione di oggi – ha risposto il pm – rispetto a quella di qualche anno fa è nettamente migliorata. Fino a due o tre anni fa noi sapevamo poco o nulla su quella stagione stragista. Avevamo delle intuizioni, dei sospetti fondati, c'erano degli elementi... ma nient'altro. Poi improvvisamente, nel giro di un paio di anni, si sono rischiarati angoli bui, sono venuti fuori collaboratori di giustizia, sono arrivate le rivelazioni di questo testimone 'sui generis' che è Massimo Ciancimino, ma che comunque ha raccontato fatti appresi dal padre. Sono venute fuori le testimonianze di uomini delle istituzioni che avevano messo in un angolo della memoria tanti episodi che potevano essere importanti già allora... e comunque prendiamo per buono che intanto sono venute fuori...”. “Io sono convinto che ci sono altri uomini delle istituzioni che dovranno tirare fuori delle altre verità”. “Oggi – ha concluso Ingroia – quasi miracolosamente quella verità sta venendo fuori, ma non dobbiamo dare per scontato nulla, tutto ciò avverrà con sacrificio, sudore e difficoltà, saranno strade in salita, ma siamo ad una svolta e quello che più conta è non mollare mai!”. Un applauso fortissimo ha accompagnato l'abbraccio tra Antonio Ingroia e Salvatore Borsellino. Prima di chiudere la manifestazione il fratello del giudice ha chiesto a tutti i giovani presenti di non deludere la fiducia che Paolo Borsellino aveva nelle nuove generazioni verso le quali nutriva la speranza di una maggiore consapevolezza nella lotta alla mafia. E a quell'ultimo appello i giovani venuti a presidiare il palazzo di giustizia non si sono tirati indietro.

FOTOGALLERY Popolo delle Agende Rosse in piazza per Nino Di Matteo  © Ilenia Tartamella