Archivio Antimafia Duemila

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Primo piano Il caso Almendras: il bavaglio all'informazione colpisce oltreoceano

Il caso Almendras: il bavaglio all'informazione colpisce oltreoceano

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di Giorgio Bongiovanni - 26 settembre 2010
Lunedì scorso il direttore di Antimafiadosmil Uruguay, l’amico e collega Jean Georges Almendras è stato licenziato, dopo vent’anni di servizio, dal centro Montecarlo de Noticias, dove era inviato per la tv nazionale Canal 4.



Georges come lo chiamiamo noi, suoi amici, originario della Bolivia, ma naturalizzato uruguayano in giovane età, ha alle spalle una carriera importante, lunga 30 anni, cominciata quando era solo un ragazzino ed è divenuto un volto noto del suo Paese grazie ai tanti reportage pubblicati da Revista Noticias, il quotidiano Ultimas Noticias e per ultimo, appunto, Canal 4. Ci conosciamo da molti anni, mi ha accompagnato in molti viaggi nel mondo, in Russia, in Africa, Europa e America del Sud, è venuto più volte in Italia e ha partecipato ai nostri convegni antimafia a Palermo e ha girato un breve documentario sull’incidenza dell’attività mafiosa in America Latina e nel mondo e dirige i siti sudamericani di ANTIMAFIADuemila assieme all’amico Juan Alberto Rambaldo.
(antimafiadosmil.com; antimafiadosmilargentina.com)
Un piccolo preambolo per farvi inquadrare la figura di questo giornalista che ha il difetto di concepire il suo mestiere con onestà e come impegno sociale e non è disposto a vendersi al miglior offerente sul mercato dell’informazione. E per introdurre un tema più che mai attuale: la libertà di informazione. Ha ormai assunto toni drammatici in Italia, ma episodi di epurazione da editto bulgaro si diffondono a macchia d’olio in tutto il mondo.
Almendras, per intenderci, è uno che oltre a vivere in prima persona i rischi del giornalismo di strada spesso per documentare in diretta manifestazioni di violenza, è stato anche intermediario per pacificare le insurrezioni interne al carcere minorile di la Tablada, con tanto di ostaggi, che senza il suo intervento sarebbe potuto finire in tragedia, e allo stesso modo nel carcere femminile, ha letteralmente salvato la vita di un minore colpevole di aver ucciso un poliziotto il cui padre ha deciso di consegnarlo ad Almendras affinché lo portasse sano e salvo direttamente al giudice per essere processato.
Solo negli ultimi mesi ha impedito il suicidio di un uomo accusato ingiustamente dalla polizia e che era sfuggito alla custodia cautelare e ha deposto come teste principale di un caso di “grilletto facile” in cui un uomo è stato assassinato a colpi di arma da fuoco da un poliziotto.
Grazie al suo resoconto, ad alcuni reperti grafici e alle immagini filmate dal suo cameraman, Martin Camargo, si è potuti giungere alla condanna del poliziotto.
Insomma il suo è un giornalismo attivo, onesto, da professionista, senza compromessi, alla ricerca della sola Verità e mai e poi mai ha permesso che la sua etica venisse influenzata dai mercanti del silenzio e della mediocrità. Formatosi alla “vecchia scuola” di José Perdomo e Julian Safi, per noi forse nomi sconosciuti ma che potremmo paragonare ai Biagi e Montanelli, ha chiaro il concetto di un giornalismo libero e militante.
Da mesi Almendras aveva ingaggiato una battaglia con i suoi superiori, in particolare con il direttore e il coordinatore del telegiornale, che hanno cercato di screditarlo nella sua professione e nella sua persona.
Il problema è in effetti molto semplice e non è difficile da capire per noi italiani. A dettare l’agenda dell’informazione sono gli sponsor e i loro protettorati che hanno come unico obiettivo che il loro prodotto giunga alla popolazione.
L’imbastardimento dell’informazione e della cultura sono l’effetto diretto delle operazioni di condizionamento e manipolazione delle menti. L’Uruguay non sfugge alla logica della museruola, del bavaglio, diremmo noi, di quel machiavellico processo di occultamento delle notizie vere e del dispaccio di informazioni parziali o completamente false.
La rete per la quale lavorava Almendras è di orientamento marcatamente di destra, il canale è diretto da un imprenditore e la sezione del notiziario da un editore che non è un giornalista professionista. Una situazione che andata cambiando negli anni quando a poco a poco i professionisti, seri e preparati, se ne sono andati o sono stati cacciati.
E’ questione di mercato, di rating e di numeri e affari, non c’è spazio per la notizia e per l’informazione dei cittadini. I fatti, quelli riportati con obiettività e correttezza arrecano danno. Danno a chi? E’ sempre la solita cantilena che va ripetendosi in più Paesi e le fila dei giornalisti che nel mondo subiscono pressioni, maltrattamenti e minacce si vanno sempre più ingrossando.
Georges è un mio amico, e come amico, ma soprattutto come collega mi rivolgo al Presidente dell’Uruguay, José Mujica, tupamaro, di sinistra, che visse in prima persona i maltrattamenti della dittatura e la tortura in nome della libertà non solo fisica, ma anche intellettuale del suo popolo, e chiedo che intervenga, con la sua autorità governativa, per porre fine alle continue violazioni del diritto del lavoro con cui imprenditori come Hugo Romay, e il suo codazzo di leccapiedi nominati per clientelismo e non per merito o capacità professionali, sottomettono i giornalisti che pian piano si vedono costretti a venir meno al loro ruolo di comunicatori.
Chiedo che il Presidente intervenga per difendere l’inalienabile diritto alla libertà di stampa.
Il vero giornalista non ha solo la funzione di trasmettere una notizia ma far sì che una vera informazione permetta la crescita e lo sviluppo dell’umano intelletto e dia gli strumenti affinché ognuno possa conoscere, decidere e scegliere il proprio cammino.
Da lunedì scorso Georges è passato alla storia, le manifestazioni di solidarietà sugli altri organi di stampa e dei colleghi dimostrano anche la vicinanza dei cittadini.
Lui si sente sereno, la sua cultura e la sua qualità umana gli consentono di ritenere la sua dignità ancora una volta salva, ma lo spirito del combattente alimenta il suo grido silenzioso di rabbia e di impotenza a nome e per tutti i giornalisti minacciati da imprese di fatto abusive in Uruguay e in tutto il mondo.
Io non posso che unirmi al suo grido e ancora più di sempre alzare la voce: “No al bavaglio all’informazione” “Non vengano fatte tacere le voci di ieri, di oggi e di domani, non vengano fatti tacere coloro che possono contribuire a far cresce persone colte e informate”.

Al caro Georges, la solidarietà totale e l’abbraccio fraterno e combattivo di tutta la redazione di ANTIMAFIADuemila, Italia.