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Primo piano Gli equivoci dello Ior, la coscienza dei credenti

Gli equivoci dello Ior, la coscienza dei credenti

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di Giorgio Bongiovanni - 23 settembre 2010

“Si è trattato di un equivoco”. Così il direttore della sala stampa vaticana, Padre Federico Lombardi, ha spiegato al Financial Times la notizia dell’ennesimo coinvolgimento dello Ior in transazioni poco trasparenti che, ovviamente, ha già fatto il giro del mondo.


Si trattava di “movimenti di tesoreria”, trasferimenti del conto del Credito Artigiano alla JP Morgan di Francoforte, per acquistare titoli di Stato tedeschi.
Niente di misterioso, niente da nascondere. Questa versione però non corrisponde a quanto hanno dichiarato i dirigenti del Credito Artigiano ai pm titolari dell’inchiesta, il procuratore aggiunto Nello Rossi e il pm Stefano Rocco Fava. Secondo la loro testimonianza avrebbero più volte insistito presso le autorità dello Ior per ottenere le informazioni necessarie al rispetto del decreto del 2007 sull’antiriciclaggio e in cambio, non solo non avrebbero ottenuto risposta, ma avrebbero ravvisato anche una certa “rigidità” che ha reso “difficili” i rapporti.
Saranno le prossime mosse a stabilire se la manifesta perplessità della Santa Sede sia o meno giustificata. L’avvocato Vincenzo Scordamaglia potrebbe scegliere di appellarsi al Riesame e sollevare un conflitto di giurisdizione che forse leverebbe le castagne dal fuoco, ma farebbe naufragare i presunti tentativi della banca vaticana di ripulirsi l’immagine. Oppure lo Ior potrebbe fornire i dati previsti dalla legge italiana e i pm sarebbero anche disposti a dissequestrare il 23 milioni di euro in questione.
Il problema è più complesso però se si inserisce questa vicenda nel quadro generale di indagini che la procura di Roma sta svolgendo su conti e movimentazioni dello Ior che coinvolgono altri istituti di credito le cui modalità sono ben lontane da quei principi di trasparenza imposti dalle nuove direttive e dalle intenzioni di collaborazione tanto propugnati dai vari portavoce.
In ogni caso i milioni di euro che viaggiano attraverso i conti vaticani riportano ogni volta al centro la questione della liceità di una Chiesa ricca e potente sempre più lontano dai suoi fedeli e rendono quanto meno vani, se non ipocriti, gli appelli del Pontefice ad una redistribuzione più equa delle risorse del pianeta.
Forse lo Ior si impegnerà anche per essere più trasparente o almeno un po’ più astuto ad evitare gli scandali, vista la propria storia, ma questo non basta a far somigliare questa chiesa, “la grande meretrice” (Apocalisse. Cap 17, 1-18) alla Chiesa povera e umile fondata da quel Cristo e dai suoi martiri come San Francesco che senza mezzi termini definiva il denaro: “lo sterco del demonio”.
Forse se i credenti, i cattolici, invece di aspettare la magistratura o Bankitalia o l’Uif, facessero sentire la propria voce, la propria indignazione così come fece il Maestro che scaccio i Mercanti dal Tempio con le catene, forse allora sì che ci sarebbe un cambiamento, una rivoluzione vera.
Anche il credente ha le sue responsabilità, tacere, acconsentire, giustificare…. Facciamoci tutti, noi cattolici, un bell’esame di coscienza. Siamo sicuri che quando saremo al cospetto di Colui che tornerà con “potenza e gloria”, secondo la sua stessa promessa, saremo ritenuti innocenti?
Forse guardare in faccia alla realtà e perché no cercare di dire la Verità potrebbe pure valerci come attenuante.


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