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Primo piano Andremo in galera

Andremo in galera

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di Giorgio Bongiovanni - 11 giugno 2010
Ieri il Senato ha approvato con rito della fiducia – la trentaquattresima in due anni di governo Berlusconi - il disegno di legge sulle intercettazioni. 191 i presenti, 189 i votanti, 164 favorevoli, 25 i contrari. Sono questi i numeri che mandano il testo alla Camera per l'approvazione definitiva.
   


Immediatamente la Federazione nazionale della stampa (Fnsi) ha annunciato un giorno di black out per il 9 luglio (lo sciopero coinciderà però con la giornata finale di discussione del ddl, quindi se non sarà il 9 luglio la data verrà cambiata). Contro il disegno di legge sulle intercettazioni, l'Ordine nazionale dei giornalisti invoca «il dovere della disobbedienza civile».
Oggi alcuni quotidiani italiani hanno sottolineato con iniziative grafiche in prima pagina la protesta contro il ddl intercettazioni. Repubblica è uscita con una prima pagina bianca e un post it giallo al centro in cui si legge: «La legge-bavaglio nega ai cittadini il diritto di essere informati». Erano in bianco anche la rubrica di Massimo Gramellini e il mini-corsivo di Riccardo Barenghi sulla Stampa: «Buongiorno e Jena escono oggi in bianco per abituarsi a quando la legge sulle intercettazioni impedirà loro di affrontare gli argomenti che nutrono da sempre i corsivi di satira e di costume». Fatto Quotidiano, Sky Tg24, hanno aderito all'iniziativa di Articolo21 a listarsi a lutto per l'informazione. Ed anche noi di ANTIMAFIADuemila ci siamo associati listandoci a lutto accanto alla testata.

Per quanto riguarda la nostra posizione noi ribadiamo quanto espresso nell'editoriale dello scorso 21 maggio.


Noi di ANTIMAFIADuemila, cari lettori, vi informiamo che se questa legge infame dovesse divenire applicativa non esiteremo a disubbidire. E se verremo in possesso di intercettazioni telefoniche registrate nell'ambito di inchieste in corso le faremo conoscere, le pubblicheremo e affronteremo, se necessario, i processi e anche il carcere.
Un avvocato dall'aspetto fragile, ma dall'animo potente, diceva che contro i dittatori è necessaria una rivoluzione civile, non violenta.
Quell'uomo si chiamava Gandhi e noi, come lui, quella rivoluzione civile la inizieremo. Senza violenza e senza armi, ma lottando con la penna e con la voce.
Che lo sappia Berlusconi, che lo sappiano Cosa Nostra e i politici corrotti.
Le notizie continueremo a farle conoscere.
Noi disubbidiremo!


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