Archivio Antimafia Duemila

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Primo piano Il condannato Cuffaro "festeggia" a Palermo

Il condannato Cuffaro "festeggia" a Palermo

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di Saverio Lodato

Folla plaudente sotto il palazzo del Governatore
Ma anche sit in di protesta: ti devi dimettere



Palermo.
BEATI MONOCULI in terra cecorum... Benvenuti nella terra dei ciechi, dove chi ha un occhio canta vittoria e fa proclami alla nazione.Benvenuti in Sicilia, regione impastata di mafia, dove il suo governatore, che non viene condannato per mafia, poco ci man- ca che non si metta l’aureola e non si intitoli una strada. Condanna a cinque anni di reclusione? E che sarà mai? Da autentico cireneo, avendo la vocazione istintiva a portare la “croce” della politica siciliana, Totò Cuffaro si autoassolve del tutto, tanto «ci saranno altri gradi di giudizio» - si conforta - che proveranno la sua piena innocenza. «Resterò sino al 2011», ha dichiarato ieri. Sin troppo prevedibile che al “giorno della vittoria”, avrebbe fatto seguito il “giorno della rivincita”. Ma sapere sin d’ora che resterà sino al 2011... diciamo che avremmo preferito non saperlo, vivere sino a quella data in beata ignoranza, felice incoscienza. Una bella giornata per lui, quella di ieri. Dopo una notte insonne, ci informano le agenzie, ma riscattata da quel manipolo di aficionados che sin dall’alba aspettavano che uscisse dalla sua abitazione, fra le magnolie di Villa Sperlinga. Baci. Doppi baci. Abbracci. Strette di mano. Pacche sulle spalle. Qualche panzata affettuosa. Strette d’orecchie. Pizzicotti. Qualche pugno in testa... Qualche zuccata... «Quanto sei grande Totò», gli dice una donna. Ma anche sit in di protesta della Palermo autenticamente democratica che ha sfilato per chiedere le sue dimissioni subito. E lui ha risposto con le Madonnine e Santuzze su tutte le sue scrivanie, i suoi tavoli da lavoro, inquadrati dalle telecamere. E interi vassoi di cannoli offerti ieri a deputati e giornalisti, a Palazzo d’Orleans, la sede del governo siciliano. Totò così è. Così è sempre stato. E così - ahinoi - continuerà ad essere. Torna Cuffaro? Ma Cuffaro non se n’era mai andato. D’altra parte i siciliani, sapendo che era sotto processo per favoreggiamento esterno alla mafia, non lo preferirono forse a Rita Borsellino? È la terra dei ciechi che impone la sua legge. Dura lex, sed lex, dicevano i latini. E lui, anche nell’immaginario collettivo, dopo la sentenza del Tribunale, è un po’ come chi è stato per tre anni all’Inferno e torna fra i vivi appena sporco di fuliggine. Che scherzetto per quelli di Forza Italia, e in particolare per Gianfranco Miccichè. Erano già andati dal sarto con la sua pelliccia, convinti che, questione di qualche giorno, lui sarebbe stato costretto a dimettersi. Che buffo leggere le dichiarazioni degli esponenti di Forza Italia che giocavano la carta dell’“antimafia” contro Cuffaro che ora si toglie il sassolino dalla scarpa: «dichiarazioni imbarazzanti». Davvero, la terra dei ciechi. Cuffaro, aveva annunciato che non sarebbe stato in aula e invece, qualche minuto prima dell’orario previsto, si è fiondato nel carcere bunker dei Pagliarelli: «È stato mio figlio a convincermi... Ho voluto essere presente per rispetto nei confronti della magistratura e della corte che mi ha giudicato... e perché, essendo io presidente della regione, devo dare l’esempio... ». Nella terra dei ciechi, il significato della parola “esempio” si presta, come vedete, a una certa flessibilità. Però, ammettiamolo, anche lui qualche ragione ce l’ha. Sentiamolo: «È stato un processo che ho voluto affrontare. Avrei potuto scegliere di rimanere al parlamento europeo o al Senato dove sono stato eletto e sarei stato garantito dall’immunità parlamentare. Ho preferito rimanere a lavorare per i siciliani e affrontare il processo, lo ripeto, per rispetto dei siciliani». Il cireneo, la “croce” della politica siciliana, l’esempio. Tutto finalmente ricambiato - e qui Cuffaro svetta verso il lirismo - «dall’afflato collettivo della gente comune». Ma ieri è stato anche il giorno della “fine del rimorso”: «Il rimorso che provavo verso la mia famiglia. Io so di non avere mai violato nessun segreto perché non avevo nessun segreto e nessuna notizia da dare. Io so che non ho mai favorito la mafia che ho sempre combattuto con le mie forze... Ora il rimorso verso i miei familiari è finito». Cosa Nostra ancora dolorante per i colpi che le ha inflitto Totò, non c’è che dire. I soliti bene informati dicono che la vicenda giudiziaria, ormai, essendo trascorsi quasi cinque anni dal suo inizio, si avvii verso la prescrizione: «Non parliamo di prescrizione. Voglio essere giudicato e completamente scagionato». Quanto al procuratore antimafia Piero Grasso, che continua ad affermare che la condanna è inequivocabile, replica a muso duro: «Non ha letto per intero il dispositivo della sentenza. I miei avvocati che l’hanno letto sostengono che non solo è stato favorito l’intero sistema mafioso, ma neanche il singolo mafioso». Ma Grasso conferma. Benvenuti in Sicilia, l’unica terra al mondo dove, sullo stesso foglio di carta, chiunque può leggere tutto e il contrario di tutto.

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UNITA 20 GENNAIO 2008