Archivio Antimafia Duemila

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Primo piano Caso De Magistris: Prodi come Mastella

Caso De Magistris: Prodi come Mastella

a cura di Monica Centofante - 24 febbraio 2009
Una relazione del consulente Gioacchino Genchi spiega perché non vi furono irregolarità nelle acquisizioni dei tabulati delle utenze cellulari in uso al senatore, all’ex presidente del Consiglio e ad altri parlamentari. Anche Romano Prodi è pronto a uscire di scena.

La Procura Generale di Catanzaro, com’era prevedibile, ha chiesto l’archiviazione della sua posizione - e di quella di altri nove indagati - nell’ambito dell’inchiesta Why Not.
Con una richiesta al gip racchiusa in 36 pagine, nelle quali si leggerebbe: “Può escludersi che l’on. Romano Prodi abbia mai fatto parte di quel gruppo di persone indicato quale ‘comitato di San Marino’: dette persone erano solo di area politica riconducibile all’on. Prodi”. E ancora: i dati acquisiti “non consentono in alcun modo di ritenere la sussistenza di un effettivo coinvolgimento dell’ex premier nelle manovre affaristiche di Antonio Saladino”, nei cui confronti è stato invece emesso avviso di conclusione indagini.
La notizia è stata diramata ieri dall’agenzia Ansa e ripresa da alcuni quotidiani con tanto di consueto attacco alle inchieste svolte dall’allora pm di Catanzaro Luigi De Magistris con l’ausilio delle consulenze tecniche del dott. Gioacchino Genchi.
Nelle 36 pagine – che aspettiamo di leggere, ma che ci sembrano obiettivamente poche per dimostrare l’insussistenza di indizi probatori emersi in un complesso groviglio di rapporti e intrecci societari – è scritto che gli accertamenti svolti dalla Procura generale di Catanzaro sui tabulati acquisiti da Genchi hanno portato “ad evidenziare, nei confronti delle utenze riferite alla Presidenza del Consiglio, le stesse irregolarità segnalate nel corso della verifica sull’utenza in uso al sen. Mastella”.
Irregolarità – lo ribadiamo ancora una volta - già smentite dai giudici di Salerno Apicella, Nuzzi e Verasani nel documento di sequestro probatorio che ha portato alle perquisizioni dello scorso 2 dicembre. E giudicato perfettamente legittimo dal Tribunale del Riesame di Salerno.
Apicella, Nuzzi e Verasani - che al pari di De Magistris hanno dovuto subire l’onta delle immotivate sanzioni disciplinari – erano giunti alla conclusione che non vi era stato alcun “abnorme” comportamento da parte dell’allora pm De Magistris e del consulente Genchi e che la loro condotta, al contrario, era risultata “formalmente e sostanzialmente aderente al dettato normativo”, dopo indagini scrupolose ed accurate. Nel caso specifico: quelle relative all’acquisizione dei tabulati dell’utenza cellulare poi risultata in uso all’allora ministro Clemente Mastella sono perfettamente spiegate in una relazione dello stesso consulente Genchi, risalente al 4 febbraio del 2008 che, da sola, vale a sgombrare il campo da qualsiasi dubbio sulla correttezza del suo operato e di quello del dott. De Magistris.