Archivio Antimafia Duemila

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Primo piano Il Codice De Petro

Il Codice De Petro

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Il Codice De Petro
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Formigoni e il petrolio di Saddam
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di Gianni Barbacetto - gennaio 2009 -
Micromega
Le società offshore, i conti segreti, gli uomini dei Memores Domini, il nucleo d'acciaio di Comunione e Liberazione.
Protagonista Marco Giulio Mazarino De Petro, braccio destro di Roberto Formigoni
 

Sono il nucleo d'acciaio di Comunione e Liberazione: i Memores Domini «seguono una vocazione di dedizione totale a Dio vivendo nel mondo».
S'impegnano alla « contemplazione , intesa come memoria tendenzialmen te continua di Cristo», e alla « missione , cioè alla passione a portare l'annuncio cristiano nella vita di tutti gli uomini». Il fondatore di Cl, don Luigi Giussani, li ha voluti così, impegnati «a seguire una vita di perfezione cristiana» attraverso la pratica dei tre voti: «l' obbedienza , nel senso che lo sforzo spirituale e la vita ascetica sono facilitate e autenticate da una sequela; la povertà , come distacco da un possesso individuale del denaro e delle cose; la verginità , come rinuncia alla famiglia per una dedizione anche formalmente più totale a Cristo». Fanno vita in comune, condividendo appartamenti in cui vivono in gruppi da tre a dodici associati, e sono presenti in 32 paesi del mondo.

Il più noto dei Memores Domini vive in Italia e si chiama Roberto Formigoni: oggi presidente della Regione Lombardia e domani - a Dio piacendo - ministro della Repubblica e candidato alla successione di Silvio Berlusconi. Di Formigoni, Memores Domini e conti all'estero si parla in un processo che sta per arrivare a sentenza a Milano: quello su Oil for food , scandalo scoppiato nel 2004, quando sono emersi i fiumi carsici di tangenti che scorrevano all'ombra di quel programma delle Nazioni Unite nato per addolcire l'embargo all'Iraq di Saddam Hussein permettendo di scambiare oil , cioè petrolio, con cibo e medicine. Un'indagine americana ha certificato che, sotto Oil for food , Saddam assegnava contratti petroliferi a prezzi di favore in cambio di robuste mazzette impiegate per sostenere il regime. Poi, dopo l'invasione Usa, quei soldi sono finiti a finanziare la guerriglia e il terrorismo.

Coinvolti nel gioco, grandi compagnie e piccoli trader petroliferi, ma anche singole persone ed esponenti politici di una cinquantina di Paesi del mondo. Tra questi, Roberto Formigoni che, in nome della sua amicizia con il cristiano Tareq Aziz, braccio destro di Saddam, ha ricevuto contratti per 24,5 milioni di barili: la più massiccia tra le assegnazioni fatte a soggetti italiani. Poiché Formigoni non fa il petroliere, i contratti sono stati gestiti da aziende suggerite dal governatore: la Cogep della famiglia Catanese e la Nrg Oils di Alberto Olivi. Così una piccola impresa come la Cogep si è trovata di colpo a passare dalle autobotti alle petroliere. In cambio, secondo l'accusa, avrebbe pagato tangenti per 942 mila dollari in Iraq e 700 mila a mediatori italiani . La Nrg Oils avrebbe pagato invece almeno 262 mila dollari. Certo, la Cogep era già stata coinvolta nello scandalo dei petroli e i suoi titolari erano già stati condannati nel 1982 per contrabbando internazionale, ma i Catanese sono tra i fondatori della Compagnia delle Opere, l'associazione di imprese promossa da uomini di Cl, e questo è stato sufficiente per meritare la segnalazione di Formigoni a Saddam.

Sul capitolo italiano di Oil for food hanno indagato il sostituto procuratore di Milano Alfredo Robledo e una squadretta di investigatori della Guardia di finanza e dei Carabinieri (Virgilio Pomponi, Domenico Siravo, Antonio Amato, Giovanni Anchora, Giandiego Mercurio, Alfonso Mellone, Antonio Marotta) che hanno avuto elogi ed encomi internazionali per il contributo dato alle indagini su questo scandalo mondiale. Oggi sotto processo a Milano sono solo gli uomini della Cogep e l'intermediario tra Formigoni e gli iracheni, Marco Giulio Mazarino De Petro, mentre a Roma e a Genova saranno giudicati altri due tronconi dell'indagine. Ma questa vicenda, al di là degli aspetti giudiziari, ha sollevato il velo sulle attività finanziarie dei Memores Domini, che pure non sono oggetto di giudizio. Ha svelato il Codice De Petro, mostrando al mondo l'esistenza di società offshore, conti, transazioni, consulenti, mediatori, tutti riconducibili all'associazione dei Memores.

Il Codice De Petro ruota attorno a tre società estere chiamate Candonly e a una misteriosa fondazione di Vaduz di nome Memalfa. Protagonisti del Codice De Petro: Formigoni e i Memores del suo gru ppo, Alberto Perego, Fabrizio Rota, Alberto Villa, Mario Villa, Mario Saporiti. Rota è anche il capo della segreteria di Formigoni in Regione, oltre che ex amministratore della Socomir, una società partecipata dalla Cogep . Perego, commercialista, è stato l'organizzatore e il tesoriere della campagna elettorale di Formigoni. Loro negano tutto , sostengono di non avere nulla a che fare con società offshore e conti esteri. Le indagini di Robledo e della sua squadretta li smentiscono, ricostruendo la vera storia di Candonly e Memalfa.

Preghiere, petrolio ed elicotteri

La prima Candonly nasce nel 1991 a Dublino. «Mandante Sig. Alberto Perego», dice un memo riservato interno della Fidinam, notissima fiduciaria svizzera che lavora anche per Alberto Perego. Che cosa se ne fa Perego di una società irlandese? La usa come un comodo salvadanaio in cui far sparire all'estero i suoi soldini, assistito, appunto, dalla Fidinam. La prosa della Guardia di finanza è più spiccia: «Appare evidente che la Candonly Ltd fosse utilizzata dal Perego per trasferire al di là dei confini nazionali i proventi derivanti dai compensi percepiti per prestazioni professionali rese in Italia».

Nel 1995, una prima svolta: nell'anno in cui Roberto Formigoni viene eletto per la prima volta presidente della Regione Lombardia, a spartire con Perego il controllo di Candonly, 50 per cento a testa, arriva il segretario di Formigoni, Fabrizio Rota; e subito nei conti della società cominciano ad affluire i soldini di un'importante azienda italiana, la Alenia (gruppo Finmeccanica, sistemi radar e armamenti). Tra il 1995 e il 2001 Alenia versa a Candonly 829 mila dollari.

Perché Alenia paga Perego e Rota, cioè gli uomini di Formigoni? Non si sa. Una spiegazione cerca di darla il direttore dell'Alenia Giancarlo Elmi (sotto processo a Roma) che accenna a un "ringraziamento" per un appalto da 20 milioni di dollari nell'Iraq di Saddam Hussein, ottenuto da Alenia grazie a Formigoni. A un certo punto, racconta Elmi, si era messa di mezzo un'azienda francese e l'affare sembrava sfumare, ma «Formigoni intervenne a favore dell'Alenia con una lettera perentoria a Tareq Aziz». L'affare, però, è del 2000, mentre Alenia finanzia Candonly (cioè Formigoni, secondo quanto dice Elmi) fin dal 1995. Comunque l'affare alla fine non si realizza, perché gli americani bloccano tutto. Eppure i soldi restano nella cassaforte degli amici del governatore.

Nel 1997, nuova svolta: Candonly in quell'anno (pur con qualche sospetto di retrodatazione) passa nelle mani di Marco Giulio Mazarino De Petro, ex sindaco democristiano di Chiavari, ma soprattutto amico e consulente di Formigoni. Da quell'anno, parte il business petrolifero: Saddam e Aziz concedono succulenti contratti alla piccola Cogep, che subito "ringrazia" Formigoni versando sui conti della Candonly, dal 1998 al 2003, oltre 700 mila dollari . Come li giustifica De Petro? «Sono il compenso per la mia consulenza». Ma è difficile capire in che cosa sia consistita quella consulenza, visto che De Petro può esibire soltanto una relazione stilata nel 1996, tre paginette dalla sintassi difficile, in cui strologa di un «accordo petroil for food».

La racconta diversamente Fabrizio Loioli, trader internazionale: riferisce che i Catanese, a proposito del carico di petrolio della motonave Arion (2 milioni di barili), gli dissero che «per aver ottenuto questo quantitativo di petrolio, dovevano versare 100 mila dollari a Roberto Formigoni che lo aveva fatto loro ottenere». Somma da versare a «un suo referente». La Arion scarica il suo petrolio nel 2001. Nel 2002 effettivamente alla Candonly arrivano 100 mila dollari.

Intanto la Candonly cambia più volte faccia. Nel 1999, alla ricerca del miglior trattamento fiscale, il gruppo Memores sostituisce la Candonly di Dublino con una più conveniente Candonly basata a Londra. Cambia la scatola, ma non l'attività: continuano ad affluire (su conti Barclays Bank di Londra e Bsi di Zurigo) i soldini di Alenia e della Cogep.

Nel 2001, ecco spuntare la terza Candonly: forse ancora per ragioni fiscali, o per rendere più complicata la tracciabilità delle loro transazioni, i nostri eroi trasferiscono gli affari in Olanda, presso la Candonly Bv. E utilizzano una nuova società, la Karup Investments, basata in Delaware (Usa). La gestione fiduciaria delle società passa da Fidinam ad Arner, altra boutique finanziaria svizzera. E banca di riferimento diventa la Ing Bank di Amsterdam. Arrivano misteriosissimi soldi da Cuba e dall' Angola. E un nuovo business: targato Agusta. L'azienda aeronautica nel 2003 versa a Candonly Bv 50 mila euro. Perché? Ufficialmente sono il pagamento a De Petro per la sua attività di «promozione della Agusta nell'area caraibica». Non si sa che cosa De Petro abbia promosso, né risulta che abbia venduto elicotteri nei Caraibi, si sa però che ha comprato un elicottero Agusta A-109 E Power proprio nel 2003, quando era presidente della Avionord, la minicompagnia aerea della Regione Lombardia.

Che fine fanno i soldi che arrivano da Alenia, Cogep, Agusta, da Cuba e dall'Angola? Una parte va su un conto cifrato presso l'Ubs di Chiasso intestato a De Petro. Una parte arriva a un conto chiamato Paiolo presso la Bsi di Chiasso (lui nega, ma Paiolo, secondo gli investigatori, è di Alberto Perego). Infine, il restante affluisce su un paio di conti correnti della banca Falck & Cie di Lucerna e di Chiasso, intestati alla Fondazione Memalfa. E qui siamo al cuore del Codice De Petro, al sancta sanctorum dei Memores Domini.