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Primo piano Caso De Magistris: ora sotto accusa Gioacchino Genchi

Caso De Magistris: ora sotto accusa Gioacchino Genchi

 

di Monica Centofante - 23 gennaio 2009
E’ il “caso Genchi” ad essere ora alla ribalta della cronaca. Messo fuori gioco De Magistris con le sue scottanti inchieste e i giudici di Salerno che avevano scoperto un complotto ai suoi danni (volto proprio a soffiargli le indagini), si punta ora al consulente informatico delle procure Gioacchino Genchi.

 

Da oltre un anno destituito dall’incarico che proprio su delega dell’allora pm De Magistris aveva assunto nell’ambito delle inchieste Why Not e Poseidone.
A intervenire sulla questione, neanche a dirlo, tutto il meglio della politica bipartisan, capitanata questa volta da Francesco Rutelli, presidente del comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica “Copasir”. E in straordinaria concomitanza con le polemiche sulla tecnica investigativa delle intercettazioni che dal Presidente del Consiglio in giù – chissà perché - tutti vorrebbero eliminare.
Il pretesto, questa volta, è un fantomatico archivio illegale del quale Genchi sarebbe in possesso e che conterrebbe oltre un milione di conversazioni telefoniche oltre a centinaia di migliaia di record anagrafici, più di 1400 tabulati utilizzati nell’ambito dei procedimenti catanzaresi e chissà quanto altro ancora. Accusa non nuova, per la verità, già formulata a seguito dell’avocazione del procedimento Why Not a De Magistris, quando l’Avvocato generale Dolcino Favi aveva sollevato il dottor Genchi dall’incarico di consulenza nel procedimento. Punto sul quale avevano investigato i giudici di Salerno Apicella, Nuzzi e Verasani, riportando le loro conclusioni nel discusso decreto di perquisizione probatoria sfociato nei sequestri dello scorso 2 dicembre. “Gli approfondimenti esperiti da questo ufficio”, si legge nel documento, testualmente, “hanno evidenziato una serie di gravi patologie. Si evidenziano, in primis, i gravi profili di illiceità inficianti il modus operandi del procuratore generale avocante, dr. Dolcino Favi, che, dopo aver illegalmente avocato a sé il procedimento c.d. Why Not, disponeva la revoca con effetto immediato dell’incarico di consulenza del dr. Genchi, sulla base di un provvedimento privo di sostanziale motivazione, né sorretto da alcun dato concreto, documentale e/o informativo, di riscontro effettivo alle asserite presunte illegittimità ascrivibili al consulente nell’espletamento del mandato e alla eccessiva onerosità delle sue prestazioni”.
Lo scorso 9 gennaio - lo ricordiamo - nel totale silenzio della stampa, il decreto in questione è stato giudicato “legittimo” dal Tribunale del Riesame di Salerno. L’unico abilitato per legge ad esprimersi in merito e che per questo avrebbe dovuto dissolvere in una bolla di sapone tutte le inutili polemiche sorte intorno alla cosiddetta “guerra tra procure”. Ciò nonostante il Csm, senza tenerne minimamente conto, ha deciso per il trasferimento dei magistrati Nuzzi e Verasani e per la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio del procuratore Luigi Apicella. Una sanzione esemplare alla quale hanno applaudito il sindacato delle toghe e il dicastero della Giustizia.
Ora le attenzioni si concentrano su quel ginepraio di contatti tra utenze telefoniche che, nel corso di anni di indagini, avevano fatto emergere una serie di “relazioni pericolose” tra soggetti appartenenti alla politica, all’imprenditoria, alla criminalità organizzata e alla massoneria. Relazioni dietro le quali si nascondevano attività affaristiche e clientelari, che rappresentano il cuore delle inchieste sottratte a De Magistris prima e ad Apicella, Nuzzi e Verasani poi.
Al pari dello stesso De Magistris, Genchi è stato sottoposto per anni al fuoco di fila delle interrogazioni parlamentari chieste ininterrottamente da entrambi gli schieramenti, uscendone sempre indenne. Ma oggi è tutto diverso.
La spudorata avocazione dell’inchiesta Why Not e tutto ciò che ne è seguito ci dimostrano che i tempi sono cambiati, qualcuno dirà: sono maturi. L’immotivata sottrazione delle inchieste a De Magistris e il suo trasferimento di ufficio e funzioni hanno immancabilmente creato un precedente, con il pieno appoggio di settori della magistratura e dell’informazione compiacenti, quando non direttamente “interessati”, in una logica di gestione criminale del potere su cui si reggono i reali equilibri del nostro Paese.
Ora solo una seria presa di coscienza da parte della società civile e dell’informazione in appoggio a quei magistrati onesti che mettono in pratica il principio costituzionale che la legge è uguale per tutti potrà farci sperare in una nuova inversione di rotta.

Al dott. Gioacchino Genchi e a tutti coloro che nel nome della giustizia e del diritto all'informazione vanno oltre se stessi, pagando un prezzo altissimo, tutta la nostra solidarietà e il nostro più profondo ringraziamento.
La Redazione

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