Archivio Antimafia Duemila

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Primo piano ''Mio fratello Parmaliana ucciso da silenzi eccellenti''

''Mio fratello Parmaliana ucciso da silenzi eccellenti''

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''Mio fratello Parmaliana ucciso da silenzi eccellenti''
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di Luciano Mirone - 28 dicembre 2008
Se volete capire come in Sicilia si viene uccisi moralmente - e non solo di lupara - leggete questa storia che somiglia a un romanzo di Leonardo Sciascia. Se volete capire in che modo un uomo che denuncia mafia e malaffare venga considerato un eretico, leggete la storia di Adolfo Parmaliana, docente di Chimica industriale all´Università di Messina, per anni segretario della sezione ds di Terme Vigliatore.


L´uomo che nel 2005, con i suoi esposti sul piano regolatore, sull´abusivismo edilizio, su certe transazioni fatte dai politici del suo paese, contribuì allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Consiglio comunale. Se volete capire cos´è il potere in quest´Isola - le sue zone grigie, le sue ramificazioni, le sue complicità dirette e indirette, i suoi legami a volte chiari a volte ambigui e sfuggenti - dovete conoscere la vicenda di questo professore di cinquant´anni che, dopo aver denunciato i rapporti fra mafia, politica e affari, è stato rinviato a giudizio per diffamazione dalla stessa Procura di Barcellona Pozzo di Gotto alla quale per anni si era rivolto. Invano.
E così, al colmo dell´esasperazione, il 2 ottobre esce di casa, prende la macchina, fa alcuni chilometri di autostrada, supera il territorio di Barcellona, arriva in quello di Patti, scende dall´auto e si lancia in un burrone. Qualche ora dopo gli inquirenti trovano una lettera scritta di suo pugno, l´ultima della sua vita: «La magistratura barcellonese e messinese vorrebbe mettermi alla gogna, vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati». Parole dalle quali i magistrati di Reggio Calabria - competenti per le indagini sui colleghi messinesi - stanno partendo per stabilire la fondatezza delle sue accuse.
Biagio Parmaliana somiglia in modo impressionante al fratello. Avvocato, 45 anni, dal 2 ottobre continua le battaglie di Adolfo, «soprattutto per i suoi nipoti Gilda e Basilio, di 18 e 22 anni». Apre un fascicolo, prende le carte e comincia a parlare: «Non c´è soltanto la lettera di mio fratello sul tavolo dei magistrati reggini. C´è soprattutto un rapporto esplosivo (si chiama «Informativa Tsunami») dei carabinieri di Barcellona sul Comune di Terme Vigliatore, frettolosamente archiviato ma oggi ripreso dal nuovo procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone: quellinformativa è fondamentale per capire il sistema di potere contro il quale si batteva mio fratello».
Nelle oltre duecento pagine firmate dall´ex capitano di Barcellona Pozzo di Gotto, Domenico Cristaldi, si legge di tutto: gli affari sporchi di alcuni politici, i legami con la mafia, le vastissime ramificazioni clientelari, ma soprattutto le protezioni di cui certi amministratori avrebbero beneficiato da parte di qualche magistrato. «Quando mio fratello lesse l´informativa si rese conto che il magistrato al quale si era rivolto, il sostituto procuratore di Barcellona Olindo Canali, lo aveva ingannato: da un lato gli mostrava piena disponibilità nel fare le indagini, dandogli addirittura la sua e-mail privata, dall´altro pensava di proteggere il personaggio contro il quale mio fratello aveva rivolto le sue denunce: l´ex sindaco di Terme Vigliatore Bartolo Cipriano, una carriera nella Democrazia cristiana, poi in Alleanza nazionale, quindi nel centrosinistra (Partito popolare e Margherita) che nel 2001 lo candida addirittura alle nazionali».
Secondo il rapporto dei carabinieri, su Cipriano «si è riscontrata inequivocabilmente la sua tentacolare posizione di snodo» tra poteri economici «famelici», poteri politici «malati» e poteri istituzionali. Ma il rapporto dell´Arma su Terme Vigliatore va oltre: si sofferma sull´amicizia fra Canali (accusato di «ambiguità» anche da Sonia Alfano nella vicenda che riguarda l´assassinio del padre giornalista, avvenuta nel 1993) e colui che viene ritenuto il nuovo reggente della cosca barcellonese, Salvatore Rugolo, figlio del patriarca della mafia locale Francesco Rugolo (ucciso negli anni Novanta) e cognato del boss Giuseppe Gullotti, oggi in carcere perché condannato in via definitiva a 30 anni di carcere per essere stato il mandante dell´uccisione di Beppe Alfano. Secondo gli inquirenti, Gullotti è colui che si fece quattrocento chilometri per portare personalmente a Giovanni Brusca il telecomando per la strage di Capaci. Questo per capire cos´è la mafia contro la quale Parmaliana lottava quotidianamente.