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Focus Intervista a Francesco Del Bene: Nel processo Rostagno tante circostanze inquietanti

Intervista a Francesco Del Bene: Nel processo Rostagno tante circostanze inquietanti

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di Maria Loi - 16 ottobre 2011
Intervista al Sostituto procuratore di Palermo Francesco Del Bene titolare di importanti inchieste nel palermitano. Attualmente anche pubblica accusa al processo per l’omicidio del giornalista Mauro Rostagno insieme al collega Gaetano Paci.



Dottor Del Bene perché è stato ucciso Mauro Rostagno?
Rostagno, con la sua intelligenza brillante e vivace si è occupato di tutto in modo pregnante, sarcastico e approfondito per cui aveva dato fastidio a tantissime persone: mafiosi, politici, servizi segreti deviati, logge massoniche. Sotto questo punto di vista l’interesse ad eliminare Mauro Rostagno potrebbe essere ed è stato piuttosto esteso. Con il suo lavoro di contro informazione (in realtà era un’attività di informazione) era l’unica voce che nel territorio di Trapani nel 1988 parlava dei rapporti della mafia con esponenti politici, della crescita e dell’ascesa di alcuni esponenti mafiosi come Vincenzo Virga, Natale L’Ala, Mariano Agate, nomi che fino a quel momento non si potevano neanche pronunciare.
Trapani a metà degli anni ‘80 era un terreno del tutto inesplorato da parte delle forze dell’ordine perché l’organizzazione mafiosa era fortissima. Era tale non solo per la sua forza militare ma perché godeva delle coperture da parte di organi istituzionali.

Su che cosa stava indagando Mauro Rostagno nella Trapani degli anni ‘80?
Tra i temi affrontati da Rostagno vi sono le connivenze della politica con la mafia e con la massoneria ma vi è anche il primo segnale del business di Cosa Nostra per il fenomeno dei rifiuti. Rispetto a quella che è stata in realtà  l’attività di Mauro Rostagno si scoprirà molto dopo che Virga aveva tra i suoi interessi anche quello di sfruttare il business dei rifiuti. La “monnezza è oro”, l’abbiamo sentito dire più e più volte negli ultimi anni, figuriamoci che cosa significava nel 1988 un fenomeno del tutto trascurato come questo. Le indagini di Rostagno riguardavano un po’ vari aspetti, ma la novità è che lui andava in televisione e lo urlava  ai cittadini trapanesi per risvegliare le coscienze, cosa non facile oggi nel 2011 e ancora più difficile nel 1988. Era una voce che doveva essere assolutamente spenta nella logica perversa di Cosa Nostra.


Come valuta la testimonianza dibattimentale di Carla Rostagno in merito al presunto incontro tra Rostagno e il boss di Campobello di Mazara Natale L’Ala?
Venire a sapere di questo incontro è stata una sorpresa per tutti, non perché Carla Rostagno abbia indicato in dibattimento che l’allora brigadiere Cannas le avrebbe riferito di un incontro che il fratello avrebbe avuto con il boss Natale L’Ala (e che da quell’incontro ne uscì sconvolto) ma, perché la sorella di Mauro ha ricollegato questa vicenda ad un esponente dello Stato, il Cannas. Questo è un fatto che il brigadiere avrebbe dovuto rassegnare assolutamente alla magistratura invece lo disse  in maniera confidenziale esclusivamente alla sorella di Rostagno nel 1991. Questi sono dati di rilevanza assoluta che oggettivamente fanno molto male alle istituzioni se veniamo a scoprirli in sede processuale solo il 29 settembre 2011. Eppure abbiamo sentito Cannas già 4 volte (una volta all’esame del pm una volta al contro esame delle difese e poi è stato risentito altre due volte ndr). L’ incontro tra Mauro Rostagno e  Natale L’Ala era un evento unico perché in quel momento L’Ala era un esponente di primo piano di Cosa Nostra, non ancora attenzionato sufficientemente dalle forze dell’ordine per il ruolo assunto. A questo evento si ricollega l’espressione (sempre a detta di Carla Rostagno ndr) che il fratello era uscito sconvolto all’esito dell’incontro.
Tra l’altro non abbiamo nessun atto processuale in cui  si verifica non solo la fondatezza di questo incontro ma addirittura che Cannas abbia svolto delle indagini. Questi infatti non ha evidenziato chi era L’Ala in quel momento se non in quella famosa informativa del 25 febbraio 1988 in cui parla del Centro Scontrino dove si attesta che tra gli appunti del Gran MaestroGianni Grimaudo era annotato il numero di Natale L’Ala. Che cosa aveva scoperto Mauro Rostagno nel 1988 conversando con Natale L’Ala? Oppure per allontanare i sospetti che probabilmente Mauro Rostagno aveva evidenziato sui rapporti di L’Ala con la loggia Scontrino quale minaccia L’Ala, essendo uomo d’onore, aveva manifestato a Mauro Rostagno da renderlo così sconvolto?

Cannas verrà risentito?
Il pm ha chiesto di risentirlo nuovamente sull’episodio specifico anche perché Carla Rostagno aveva scritto questo dato in un suo appunto personale. Come fa Carla Rostagno ad inventarsi il nome di Natale L’Ala nel 1991, lo può avere appreso esclusivamente dall’interlocutore se consideriamo che si tratta di una persona che scende da Torino e che è assolutamente estranea alle logiche dell’organizzazione.
Nell’istruttoria  dibattimentale di questo processo stiamo sommando una serie di “circostanze inquietanti” che stanno diventando troppe.
Che cosa intende per circostanze inquietanti?
Mi riferisco alla deposizione del generale Nazareno Montanti (comandante del reparto operativo dei carabinieri di Trapani alla fine degli anni '80 ndr) oggi in pensione che nel corso dell’udienza abbiamo censuratoImageperché il comandante del nucleo operativo ha dichiarato di essere un mero passa carte. Questa è la prima circostanza. Poi ci sono le successive deposizioni del maresciallo Cannas dalle quali emerge la sua reticenza ed infine il confronto tra quest’ultimo e la compagna di Rostagno Chicca Roveri. Anche nel verbale di interrogatorio del 25 febbraio 1988 ritrovato dopo tanti anni e firmato dall’allora brigadiere Cannas (dal quale emerge che Rostagno viene a conoscenza di pericolose informazioni riguardanti la potente loggia trapanese “Iside 2” ) nella prima deposizione Cannas non ha disse nulla in merito, solo quando è stato risentito ha dovuto ammetterlo. Da queste vicende l’arma ne è uscita a pezzi! Mi domando perché questa coltre sull’omicidio di Rostagno da parte delle istituzioni?Un altro aspetto inquietante di questo processo ruota intorno alla figura di Francesco Cardella, quel guru che tanti apprezzavano, il bieco politico per i rapporti con Craxi e affarista sprovveduto come attestano le sentenze di condanna per truffa. Credo che l’unica persona in grado di sciogliere l’enigma sulla morte di Rostagno sarebbe stato lui. Ci avrebbe chiarito i rapporti che Rostagno aveva avuto nell’ultimo periodo e francamente speravo che lui per l’amicizia con Rostagno potesse raccontare qualcos’altro, evidentemente custodiva dei segreti così forti da non potersi esporre.
Il nodo Cordella purtroppo, ora, rimarrà irrisolto.

Che cosa si nasconde veramente dietro l’omicidio Rostagno?
Sono indiscutibilmente l’intreccio e la convergenza, come in tanti altri omicidi eclatanti. Alla mafia fanno fare il braccio armato, ma sotto questo punto di vista c’è sicuramente molto di più. Se la mafia sia stata sollecitata dai politici , se sia stata sollecitata dai servizi segreti deviati non ancora riusciamo oggettivamente a decifrarlo e poi più passa il tempo e meno possibilità abbiamo di raggiungere la prova.