Archivio Antimafia Duemila

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Giorgio Bongiovanni Crisi economica. Paghi il Vaticano

Crisi economica. Paghi il Vaticano

san-pietro-web0.jpg

di Giorgio Bongiovanni - 17 agosto 2011
Nel momento di spaventosa e drammatica crisi economica attualmente in corso – anche, e forse soprattutto in Italia - mi associo all'analisi di Mario Staderini pubblicata oggi su Il Fatto Quotidiano. Che vorrei sottoporre alla vostra attenzione. Mi permetto di intervenire in quanto profondamente credente in Cristo e spiritualmente praticante.


Se il Vaticano - quindi i massimi rappresentanti della religione cattolica, sino al Papa - non darà in questo momento un segno di solidarietà, di amore, di fratellanza ai bisognosi avremo la prova più evidente che il Vaticano stesso (non la Chiesa cattolica perché essa è il corpo di Cristo e noi siamo i fedeli) è parte dei tentacoli dell'Anticristo Quello che distrugge non solo le anime, ma anche i corpi della gente.
La manovra anticrisi varata dal governo Berlusconi prevede che a sacrificarsi debbano essere, ancora una volta, soprattutto i cittadini comuni, le fasce più povere della popolazione. Mentre nessuno osa toccare gli interessi di quel mostro colossale che si chiama Vaticano, che macina profitti sul territorio italiano senza pagare un soldo di tasse.
Se è vero come è vero che eliminando l'8 per mille e alcune esenzioni fiscali alla Chiesa cattolica lo Stato italiano incasserebbe 3 miliardi di euro in più all'anno vero è anche che i poveri potrebbero respirare. Per questo spero che si uniscano a me altre voci, in una protesta mirata a convincere il Governo ad imporre allo Stato Vaticano di fare semplicemente il proprio dovere.
Spiritualmente parlando sono invece sempre più convinto che a questa Chiesa si addica perfettamente il passo dei Vangeli di Giovanni, di Marco, di Luca e di Matteo: “La mia casa è casa di preghiera, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri”.
Cosa ne pensa Sua Santità Benedetto XVI?
Leggete, meditate e deducete.
In fede.
Giorgio Bongiovanni


Il Vaticano e quei privilegi da tagliare
di Mario Staderini *
Qualcuno lo pensa, altri lo temono, nessuno lo dice. C’è un fronte di tagli alla spesa pubblica che si impone oggi più che mai: i privilegi del Vaticano. Eliminando l’8 per mille e alcune immotivate esenzioni fiscali, ad esempio, il bilancio dello Stato potrebbe contare su 3 miliardi di euro in più all’anno. 

Facciamo un po’ di conti e iniziamo dall’otto per mille. Ogni anno la Cei incassa 1 miliardo di euro delle tasse degli italiani attraverso un sistema truffaldino ideato proprio da Tre-monti quando faceva il consulente per il ministro Formica. Che ci fa la Cei con questo fiume di denaro, pari a cinque volte quello che i partiti prendono tutti insieme di finanziamento pubblico? Lo spende per pagare lo stipendio ai preti (il 33% del totale), per costruire nuove chiese (!), per sostenere le diocesi, per evangelizzare i popoli dei   paesi in via di sviluppo e indottrinare le loro classi dirigenti, per finanziare le varie iniziative politico-culturali della Conferenza episcopale e la galassia di associazioni antiabortiste protagoniste della guerra al referendum sulla legge 40 e ai   diritti conquistati da Welby e Englaro.

L’otto per mille andrebbe abolito del tutto perché le chiese si devono finanziare da sole (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, Marco 12,13-17), come avviene nelle democrazie liberali. A ogni modo basterebbe dimezzarlo, risparmiando ogni anno 500 milioni di euro che non andrebbero certo a ridurre la carità ai poveri.

É la stessa legge istituiva a imporlo in caso di aumento del gettito e Tremonti lo sa benissimo. Infatti l’otto per mille della Cei è passato dai 200 milioni di euro del 1990 al miliardo di oggi, in pratica si è moltiplicato per cinque nonostante lo stipendio di un prete (originario motivo del finanziamento pubblico) sia poco più   che raddoppiato.

Passiamo ora ai privilegi fiscali degli enti ecclesiastici. Considerando solo l’esenzione dal pagamento dell’Ici delle loro attività commerciali e la riduzione del 50% dell’Ires sui redditi che gli enti producono, si arriva ad almeno 2 miliardi di euro di minor introito per lo Stato ogni anno.

Non stiamo parlando di tagliare i fondi per le parrocchie, la Caritas o gli oratori, ma di eliminare quelli che la stessa Unione europea potrebbe considerare illeciti aiuti di Stato. Quando il Vaticano e le sue diverse ramificazioni macinano profitti con il loro immenso patrimonio immobiliare, con il turismo, con le cliniche e gli ospedali, con le scuole e le università, non v’è ragione che non paghino le tasse come tutti noi comuni mortali.

Dunque: almeno 500 milioni di euro risparmiati dall’otto per mille, due miliardi togliendo esenzioni su Ici e Ires, totale 2,5 miliardi euro. All’anno.

Eppure, in una manovra in cui si taglia di tutto e si riduce la spesa per il sociale, intervenire sulla “tassa Vaticano” rimane un tabù.

Persino sulle festività, le uniche intoccabili sono quelle religiose mentre anche il 1° maggio può saltare. Si dirà: è il Concordato, bellezza. Appunto. Iniziamo intanto con il porre mano alle regalie economiche, alle attività commerciali. Per il resto, i miracoli laici, ci stiamo attrezzando.

*segretario Radicali Italiani 

Tratto da: Il Fatto Quotidiano