Archivio Antimafia Duemila

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Giorgio Bongiovanni Indagato o no, l'on. del Pd Luca' si dimetta!

Indagato o no, l'on. del Pd Luca' si dimetta!

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Ingiustificabili i suoi rapporti con il boss della 'Ndrangheta Demasi
di Giorgio Bongiovanni - 11 giugno 2011
Apprendiamo dalla stampa del coinvolgimento dell'onorevole del Pd Domenico Lucà nell'operazione “Minotauro”, coordinata dalla Dda di Torino, che ha fornito il consueto inquietante spaccato della pervasività della 'Ndrangheta al nord. Nel caso specifico in Piemonte, dove esercita un imponente controllo del territorio, gestisce affari e si avvale di forti agganci politici ad ogni livello.

Lucà non è indagato in quell'inchiesta, ma sono un dato i suoi rapporti con il presunto boss Salvatore Demasi, per gli inquirenti affiliato dal 1994 (anno in cui Lucà entra in politica con i Ds) con dote di padrino e capo della locale di Rivoli. Un contatto che sembra rientrare a pieno titolo nel più che classico rapporto di scambio politico – mafioso: voti in cambio di favori. Tanto che l'esponente del Partito Democratico viene intercettato mentre chiede al Demasi, calabrese come lui, “di attivarsi per sostenere e reperire consensi per la candidatura dell’onorevole Fassino alle consultazioni primarie” del 2008 e in vista delle amministrative del 2011.
Di fronte ai testi delle conversazioni captate dagli inquirenti e riportate nell'ordinanza l'onorevole non ha smentito, anzi ha confermato quella conoscenza e si è giustificato: “Sono caduto in una trappola”, "non sapevo fosse un affiliato – ha detto - ma solo un noto imprenditore", “che costruisce bellissime case”. Un'amicizia che parte da lontano: “Lui – ha spiegato il politico - mi ha dato una mano quando il mio collegio elettorale era Rivoli”. “Abbiamo partecipato assieme a incontri pubblici, ci scambiamo gli auguri di natale”, ma “non ho mai minimamente immaginato dei suoi rapporti con i clan, perché se così fosse stato avrei cancellato il suo numero dalla mia rubrica”.
Ed è proprio questo il punto.
Secondo quanto emerge dall'inchiesta Salvatore Demasi era segnalato dalla Polizia da anni e il collaboratore di giustizia Rocco Varacalli lo aveva indicato come “capolocale storico della 'ndrina di Rivoli”, boss “legato alle famiglie Romeo, Pelle e Vottari di San Luca” dopo il suo matrimonio con “Antonia Romeo, figlia di Sebastiano alias 'Staccu'”, capobastone della cosca e capolocale di San Luca fino al giorno della sua morte.
Dati che impongono una riflessione.
Un onorevole di origini calabresi è tenuto a conoscere tutti i compaesani schedati e la verifica da effettuare non è per nulla complessa: è sufficiente rivolgersi all'autorità giudiziaria e chiedere informazioni, nel caso specifico sull'imprenditore. Avrebbe dovuto farlo l'onorevole Lucà, che si è professato estremamente cauto nei rapporti con i calabresi: “Quando torno in Calabria – ha detto - sto attento alle persone che incontro”. Ma “a Rivoli non ho mai avuto la sensazione della presenza mafiosa”. Male. Un errore inammissibile e una mancanza ingiustificabile per un onorevole, visto che la presenza delle mafie al nord non è da tempo un mistero per nessuno, tanto meno dovrebbe esserlo per chi riveste una carica politica. E chiede per giunta a un calabrese di recuperare voti nel proprio circuito di conoscenze.
A pensar male verrebbe da dire che l'onorevole del Pd non fosse poi così all'oscuro dei rapporti intrattenuti da Salvatore Demasi e della loro potenzialità. Ma attenendoci strettamente al contenuto dell'ordinanza, in cui l'onorevole non risulta indagato, e accettando la sua buona fede non è possibile non evidenziare l'atteggiamento irresponsabile e incompetente che Lucà ha assunto in una vicenda dai contorni ancora poco chiari.
Per questo, consapevole o no, chiediamo le sue immediate dimissioni dal Parlamento.
Sarebbe un gesto di giustizia e di onestà intellettuale.