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Giorgio Bongiovanni Sicilia radioattiva: il caso Pasquasia

Sicilia radioattiva: il caso Pasquasia

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Sicilia radioattiva: il caso Pasquasia
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di Giorgio Bongiovanni e Monica Centofante - 15 aprile 2009
La mia Sicilia, la nostra Sicilia.
Terra di martiri per la Giustizia, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma anche terra di mafia e di corruzione. E di scorie radioattive.
Sì, pochi lo sanno, ma la Sicilia è anche un immenso deposito di scorie nucleari.

Dove tanti innocenti, anche per questo, continuano a morire.
Il silenzio dei grandi media, sul punto, è pressoché totale. E colpevole.
Noi, al contrario, siamo decisi ad intraprendere una battaglia d’informazione per far conoscere questa realtà occultata, per chiedere giustizia anche per queste vittime. E per esprimere il nostro totale dissenso all’energia nucleare che - contrariamente a quanto sostenuto dai nostri politici - in una terra come l’Italia, ad alta densità sismica, non può essere una soluzione al nostro fabbisogno energetico. Può essere solo pura follia.

Giorgio Bongiovanni


In tempi in cui il nucleare torna a sembrare l’unica risposta possibile al fabbisogno energetico del nostro Paese c’è una piccola località, nel cuore della Sicilia, che è pronta a dimostrare che così non può e non deve essere.
Si chiama Pasquasia, provincia di Enna, e se oggi è una cittadina sconosciuta ai più, in passato ha raggiunto una certa fama grazie alla sua miniera di Sali alcalini misti ed in particolare Kainite per la produzione di solfato di potassio. Un sito che dagli anni Sessanta fino al 1992 ha dato lavoro a migliaia di persone e che da allora, a quanto pare, semina morte.
Negli anni d’oro la Italkali, azienda gestore della miniera di superficie, era infatti la terza fornitrice di Sali potassici di tutto il mondo - la prima per qualità nel settore - e impiegava 500 dipendenti diretti e altrettanti indotti. E così avrebbe potuto continuare per decenni se in quel 1992, per cause non ancora appurate, non avesse dovuto chiudere i battenti. Senza preavviso e per sempre, mandando a casa quegli stessi dipendenti nel totale (e sospettoso) disinteresse della politica, che in un’area con un alto numero di disoccupati avrebbe dovuto come minimo creare un certo dibattito.
I motivi di quella improvvisa chiusura non sono mai stati ufficializzati e se inizialmente il governo aveva parlato di costi troppo alti per la realizzazione di una condotta di scarico lunga 90 Km, le voci di popolo hanno sin da subito evidenziato un’altra verità: la miniera di Pasquasia avrebbe cessato l’attività estrattiva per ospitare nel suo complesso rifiuti nucleari. Scorie di medio livello radioattivo delle quali la popolazione non avrebbe dovuto sapere nulla ed ecco perché, alle iniziali durissime proteste, sarebbe seguito il silenzio che ancora oggi caratterizza la vicenda.
Un silenzio che già nel 1996 aveva provato a rompere l’allora onorevole Giuseppe Scozzari, che di Pasquasia aveva sentito parlare un anno prima. Quando a Washington, nell’ambito di una conferenza sul combustibile nucleare esausto, era stato diffuso un documento che annoverava la miniera siciliana tra quella “mezza dozzina di siti perfettamente funzionanti” dove, “in Europa Occidentale”, “si depositano scorie di basso e medio livello”.