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Giorgio Bongiovanni Anniversario Falcone: stragi del '93

Anniversario Falcone: stragi del '93

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Anniversario Falcone: stragi del '93
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Parla l’avvocato di Riina, Luca Cianferoni in un’ intervista esclusiva al direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni
Cianferoni: La verità è da cercare nelle connessioni storiche





Firenze, 7 aprile 2008. Arriviamo allo studio dell’avv. Luca Cianferoni in leggero anticipo. E’ da anni l’avvocato del capo dei capi Totò Riina ed è per questo che vogliamo incontrarlo.
Più volte nella difesa del suo cliente, soprattutto durante i processi per le stragi del ’93, ha posto questioni a nostro avviso molto importanti per l’individuazione dei mandanti esterni delle stragi.
E’ un uomo colto, di larghe vedute, rigoroso nell’esercizio del suo mandato e sufficientemente esperto e avveduto per fornirci interessanti spunti di riflessione, in particolare su elementi di prova che, a suo avviso, non sono stati sufficientemente analizzati nel corso dei vari dibattimenti.
La sua visione di quegli anni è complessa e complessiva e rimanda per forza di cose a responsabilità altre rispetto a quelle strettamente esecutive di Cosa Nostra in un’inquietante linea di continuità con il passato da Portella della Ginestra alla strage di Piazza Fontana.
Anche da questo colloquio emerge con prepotenza la certezza che la verità sulle ragioni politiche e strategiche che hanno causato le stragi è ancora molto lontana e la nostra storia insegna che nemmeno il tempo, fino ad ora, è stato galantuomo. Prima o poi, però, lo sarà. Non ci sarà mai un vero cambiamento nelle nostre vite, fino a quando non verranno alla luce queste verità, solo allora, con la caduta dei sistemi criminali si potranno intravedere nuove albe e nuovi giorni.

Avvocato Cianferoni quale relazione sussiste tra le stragi del ’92 e del ’93?
A mio avviso vi sono differenze sostanziali tra le due stagioni stragiste. La vicenda Falcone ad esempio ha una sua specificità strettamente siciliana e proprio questa specificità decresce man mano che ci si avvicina agli episodi continentali. Dallo studio degli atti mi sono convinto che il contesto del ’93 sia molto diverso rispetto a quello del ’92.
Vi è poi un dato processuale, quello per cui è stata negata la continuità con i fatti del ’92, che esclude completamente la consequenzialità dei due disegni criminosi. E sebbene Riina fosse già in carcere all’epoca delle bombe del ’93 gli viene imputata la responsabilità in quanto, secondo la Corte, egli era il capo assoluto di Cosa Nostra quindi causa causae est causa causatis. Tuttavia, in concreto, come si arriva alle stragi e quale sia il percorso decisionale non viene spiegato.

Beh ma anche le stragi del ’92, secondo i documenti, hanno una forte connotazione eversiva.
Sì ma le differenze sono enormi. Le stragi Falcone e Borsellino che comunque presentano già tra loro grosse diversità, erano comunque contra personam, queste sono dirette ad edifici, sono un messaggio. Che a mio avviso non è diretto allo Stato, ma viene da un potere ed è indirizzato ad un altro potere.
Prendiamo in esame un aspetto che a mio avviso non è stato sufficientemente investigato: lo schema operativo. Non si organizza una strage di questo tipo in soli 5 mesi.
Questi sono delitti che si tirano fuori dal cassetto, già pronti, e si organizzano in 10 giorni perché si conoscono perfettamente le procedure e anche gli effetti destabilizzanti che creano. Sistemi che sono stati utilizzati per decenni nel conflitto tra “partito azzurro” e “partito arancione” quando si ricorreva alla guerriglia per arginare l’avanzata comunista. Si estrae dal cassetto ciò che serve.
All’inizio degli anni Novanta stava per sovvertirsi il sistema.
Partiamo da questa ipotesi che non è mai stata contestata dal mio cliente, sebbene nemmeno l’abbia avallata.
Vi è una concorrenza di forze che hanno interesse a incidere in maniera eversiva sul tessuto nazionale in quel preciso momento storico. Cosa Nostra per la questione del 41 bis, i servizi segreti civili per i problemi che hanno, per stare sulle generali, in quel momento storico; il mondo imprenditoriale politico e la massoneria la quale, io credo, non sia assolutamente da demonizzare nella sua interezza, anzi penso che rappresenti un momento intellettuale altissimo visto l’attuale oscurantismo in cui viviamo, ma che storicamente, in quel momento storico, soffriva di pesanti infiltrazioni negative. E’ in questo contesto, che va inserita quella dichiarazione di Craxi in un’intervista a Panorama: “Me ne vado perché ci aspetta una stagione di bombe”. E purtroppo i fatti gli dettero ragione a brevissimo.

I collaboratori di giustizia tra cui Brusca suggeriscono che si è voluta continuare la trattativa.
A mio avviso nelle carte processuali vi sono dei riferimenti, oserei dire, abbastanza ridicoli. Quando Brusca riferisce che erano in minoranza a voler fare queste stragi, che abbiano deciso gli obiettivi scegliendoli sull’atlante…
Ora, il mio cliente, Salvatore Riina, che è imputato in due differenti procedimenti: uno per cui la sua posizione era stralciata assieme a Graviano Giuseppe per problemi di pendenze, l’altro nato da un vizio procedurale del precedente (si annulla la prima sentenza solo sulla vicenda Olimpico), durante il processo, che viene riaperto nel 2004 proprio sui fatti del ’93 e sul mancato attentato, rilascia quelle famose dichiarazioni spontanee in cui ricordando che l’allora Ministro Mancino aveva preannunciato la sua prossima cattura suggerisce: “Sono stato venduto?”
Quindi se i magistrati cercavano un atteggiamento collaborativo, questo non appartiene alla figura dell’imputato che io conosco e difendo, se invece ci si vuole accostare a questi eventi come interpreti storici, anche perché, seppur pochi, questi anni che sono trascorsi, al ritmo di vita cui viviamo oggi, sono abbastanza per fare delle analisi, si comprende che Riina ha assunto una posizione piuttosto chiara, no?

Cioè?

Cioè Riina dice: “io con questi fatti del ’93 non ho nulla a che spartire e, per quanto apprendo da questo processo (le dichiarazioni di Brusca sulla trattativa ecc..) e deduco dalla dichiarazione del Ministro, il mio arresto era concordato perché si era individuata una pista investigativa per cui io dovevo essere catturato.

Eppure Brusca spiega in merito alla trattativa, con quell’ espressione “Si sono fatti sotto”, che vi erano degli interlocutori con cui Riina era in contatto.

Mi ricordo distintamente quell’udienza. Era del 24 gennaio 1998, posso sbagliare l’anno, era un sabato mattina, quando venne il generale Mori a Firenze. Non ci fu verso, lo confermano i verbali, di approfondire la questione della cattura di Riina, era un argomento, secondo la Corte, da non trattare. Questo mi ha sempre deluso come avvocato, per me era chiaramente importante poter verificare se il mio cliente fosse stato catturato a seguito di un accordo tra due parti, che non posso identificare, ma comunque un accordo, ciò significa che quell’associazione che si presume lui abbia diretto in qualche maniera ad un certo punto non era più sotto la sua direzione.

Cosa pensa della teoria secondo cui vi sarebbe Provenzano dietro la cattura di Riina?
Lo escludo totalmente, questa è dietrologia disinformata.