Archivio Antimafia Duemila

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Nicola Tranfaglia Tranfaglia - La Camorra, Berlusconi e la Lega

Tranfaglia - La Camorra, Berlusconi e la Lega

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di Nicola Tranfaglia - 28 giugno 2011
In Italia la situazione politica ed economica peggiora ogni giorno e le televisioni pubbliche e private sono costrette a registrare il caos progressivo che ci governa. Basta osservare come  in sequenza gli ultimi avvenimenti della settimana appena trascorsa e di quella che è  appena incominciata.



Chiunque conosca il dominio economico e territoriale che l’associazione camorristica campana esercita sulla regione, come nell’ antica capitale, sa che nei roghi dei cassonetti la camorra, arricchitasi notevolmente con il traffico dei rifiuti, ha acquisito, negli ultimi vent’anni, un ruolo centrale.
Tanti italiani  sembrano non rendersi conto che la Camorra - che dispone tuttora in Campania di seimila affiliati -realizza profitti ogni anno per 13 miliardi di euro (cifra accertata nel 2008) di cui tre milioni sono stati confiscati negli ultimi anni.
La crescente infiltrazione nell’economia legale dei clan criminali dovrebbe produrre preoccupazioni molto più diffuse e costanti di quelle che troviamo ancora a livello di governo e di maggioranza.
Ma, quando si può constatare che per deputati e senatori del PDL già condannati anche in appello per concorso esterno in associazione mafiosa come Dell’Utri e altri sotto processo come l’ex sottosegretario Cosentino, le assemblee parlamentari negano regolarmente l’arresto e l’autorizzazione alle indagini, non ci si può stupire se la camorra è diventata da tempo e continua ad essere  l’impresa più forte e influente nella regione campana.
Di fronte a una simile situazione di cui sono stati in passato responsabili esponenti anche del centro-sinistra, il governo Berlusconi fronteggia in questo momento l’opposizione interna della Lega Nord che non vorrebbe l’imminente decreto (del Consiglio dei ministri) previsto giovedì prossimo che, a quanto pare, potrebbe permettere al sindaco di Napoli di trasferire rifiuti già accumulati provvisoriamente nella regione e magari in altre regioni come la Puglia di Vendola che, di fronte alla catastrofe sanitaria e ambientale di Napoli, sembra disposta ad aprire, in maniera provvisoria ed eccezionale, i propri impianti di smaltimento. Vendola ha chiarito di aver rifiutato nei mesi scorsi per ragioni sanitarie e ambientali ma di esser disposto ora a fare un’eccezione provvisoria di fronte alla situazione eccezionale che si è determinata.
La  Lega Nord che, in questi giorni, si è vista respingere da Berlusconi tutte le richieste di Pontida, ma che è legata da un patto sotterraneo, politico ed elettorale al leader populista, si accontenta ora che i rifiuti non vadano al Nord per dire di sì al decreto. Un’ennesima mossa tattica per non rompere e non andare subito alle elezioni politiche (vincerebbe la sinistra, ha esclamato con un urlo gutturale Umberto Bossi parlando nelle sue roccaforti elettorali di fronte a centinaia e a volte migliaia di camicie verdi più o meno gesticolanti).
In questo senso si può dire che la situazione resta confusa e caotica e non sappiamo quando finirà l’emergenza rifiuti a Napoli (ma anche a Palermo governata, come è noto, a livello comunale e regionale da esponenti del partito di governo).
Il sindaco di Napoli vuole una rivoluzione ambientale e siamo d’accordo con lui ma non è un’operazione di giorni semmai di mesi e di anni e nel frattempo una delle città più belle del mondo frequentate da migliaia di turisti stranieri resta esposta alle fotografie e alle telecamere non solo italiane come la triste capitale dell’immondizia.
Come ci si può schierare al fianco di una maggioranza parlamentare e politica che compra deputati e senatori ma non riesce a risolvere i problemi quotidiani della popolazione italiana al Sud come al Nord? E’ quello che mi chiedo quando vedo l’uso della repressione poliziesca contro gli abitanti della Val Susa in Piemonte che continuano a non capire come e perché il governo vuole ad ogni costo spendere nei prossimi anni diciassette miliardi di euro per una linea ferroviaria tra l’Italia e la Francia per la quale sono previsti contributi dell’Unione Europea per 670 milioni di euro?
E’ una domanda questa a cui le forze politiche di governo e di opposizione dovrebbero prima o poi cercare di rispondere.