Archivio Antimafia Duemila

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Nicola Tranfaglia La questione morale

La questione morale

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di Nicola Tranfaglia - 14 luglio 2011
Nel paese del Principe di Machiavelli e del culto del particolare di Guicciardini si pone di continuo, e sempre di più, una grave questione morale nell'esercizio dell'attività politica ma si fanno, nello stesso tempo, molte confusioni.
    




Quel che conta nella nostra politica è la vittoria contingente raggiunta con qualsiasi mezzo, con la forza ma anche con l'inganno. Con i mezzi leciti ma anche con quelli poco o per nulla leciti. A chi vince si perdona tutto e si fa finta che tutto si possa aggiustare e riparare. A chi soccombe si ricorda, uno per uno, quello che ha fatto e il modo in cui lo ha fatto.

Onore senza distinzioni e con molta indulgenza per chi si vince, grande severità per chi perde. E' quello che io chiamo da molti anni il metodo spagnolo, riferendomi a una Spagna più immaginaria che storica dei secoli d'oro dell'impero cattolico. E di qui era nato il titolo fortunato di un mio piccolo libro nel 1991  La mafia come metodo, che oggi  vorrei pubblicare di nuovo.

A chi vince si può consentire di cambiare opinioni su cose piccole e grandi. A chi perde non si perdona di aver capito i propri errori, sia pure in ritardo.

Ma ci sono altri aspetti della questione morale nella nostra repubblica che non vedo citati né sui giornali né nei tanti telegiornali che ogni giorno mi accade di vedere.

E questa omissione dipende da un'altra malattia italiana di cui non riusciamo a liberarci e che tanti anni fa ho indicato in un mio libro: il rapporto troppo stretto e di sostanziale subalternità di una parte troppo ampia del mondo giornalistico da quello politico.

Così abbiamo da sempre la "macchina del fango" organizzata e diretta dai giornalisti legati alla destra indecente che ci governa da tempo ma abbiamo anche i giornali del centro-sinistra che santificano tutti i leader dell'opposto schieramento e non tollerano che si mettano in  evidenza i difetti che pure ci sono dell'uno o dell'altro.

E' capitato a me come collaboratore di un giornale che qualcuno definirebbe di sinistra tout court di mettere in luce il dispotismo e il personalismo di uno dei leader di quello schieramento (a cui pure mi sento più vicino) e sentirmi rispondere dalla redazione di quel vecchio e glorioso quotidiano che non era il caso di farlo... per ragioni elettorali.

Questa subordinazione del quarto potere alla politica o qualcuno direbbe al terzo potere è frutto di una storia e di una malattia che in Italia si trascina da un periodo antico ma di cui non riusciamo in nessun modo a liberarci.

Poi c'è un altro aspetto ed è quello da molti punti di vista peggiore della questione morale che dobbiamo imputare soprattutto ai leader, soprattutto di quelli che non governano nuovi partiti populistici e personalistici (da quelli ce lo aspettiamo) ma soprattutto da quelli che sono arrivati al vertice di partiti che hanno fatto invece la storia della repubblica e che dovrebbero ricordare il loro passato.

Mi riferisco ai criteri di selezione politica e parlamentare che nel nostro paese privilegiano nettamente la docilità rispetto al capo, la sottomissione alle regole della famiglia politica, piuttosto che la competenza e la preparazione politica e culturale.

Nasce da questo grave difetto l'aggravarsi della questione morale. La spregiudicatezza delle nuove generazioni della politica.

Non è un caso che il ministro in questi giorni sotto pressione per un'imputazione infamante di concorso esterno a un'associazione mafiosa ha poco più di quarant'anni e giovani sono anche i deputati su cui la Commissione per le autorizzazioni all'arresto della Camera dovrà decidere nei prossimi giorni e settimane.

Potremmo dire, seguendo un antico proverbio napoletano, che il pesce marcio odora dalla testa. O con maggiore eleganza che sono le classi dirigenti che dovrebbero dare agli italiani gli esempi a cui far riferimento. Ma chi tra noi ha studiato storicamente le classi dirigenti di questo paese ne è uscito con una grande malinconia, lo so per esperienza.

Detto questo non vorrei che qualcuno pensasse che ho scritto questo breve articolo in un momento di cattivo umore. Non è proprio vero e vi posso dire che, fino a quando avrò la possibilità di raccontare la storia del nostro passato, lavorerò di buono umore. O almeno discreto.

Tratto da:
nicolatranfaglia.com