Archivio Antimafia Duemila

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Nicola Tranfaglia In molta parte del Sud il vento non e' cambiato dopo il voto

In molta parte del Sud il vento non e' cambiato dopo il voto

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di Nicola Tranfaglia - 3 giugno 2011
Mi ha colpito, nei giorni seguiti alla sconfitta netta e clamorosa che ha registrato il partito di Berlusconi nelle ultime elezioni amministrative, che hanno visto la vittoria di Pisapia a Milano, di Cosolini a Trieste, di De Magistris a Napoli...




...e di Zedda a Cagliari (per citare le principali), pochi, quasi nessuno abbia notato come la Calabria (a Cosenza e a Catanzaro per ricordare i centri maggiori e parzialmente la Sicilia (con Ragusa) e il Lazio (con Latina, Sora e altre piccole città) abbiano mostrato la tendenza opposta a difendere la maggioranza di governo e gli uomini del populismo autoritario.
Né è il caso di liquidare tutto con la vecchia massima per cui ogni situazione non è paragonabile alle altre o che nel Mezzogiorno, se si esclude l’antica capitale del regno dove si è imposta,con unaforte spinta dal basso, la figura paradigmatica di Luigi De Magistris, hanno vinto purtroppo le associazioni mafiose e i ceti possidenti dell’estabilishment che hanno riaffermato, ancora una volta, gli equilibri economici, sociali e culturali di una società malata e troppo dipendente dalle mafieche inquinano il nostro Paese.
Questo sicuramente, almeno in parte, è avvenuto ma la ragione che ha reso possibile questo colpo di coda, e sembra consegnare ancora una volta gran parte della Calabria e del Mezzogiorno al passato, deriva proprio dal fatto che Napoli è stata fino a ieri bloccata da vecchi e malsani equilibri che riguardavano partiti dell’uno e dell’altro schieramento, che Palermo lo è ancora e che la lotta contro le associazioni mafiose ha subito, negli ultimi anni, una sosta forzata, concentrando ogni forma di lotta alla repressione e agli arresti e non svolgendo quell’altra parte necessaria costituita dall’educazione civile e alla politica economica senza la quale le mafie non possono essere battute.
Queste cose non le dico io oggi ma le dissero con chiarezza i giudici Falcone e Borsellino, prima di essere uccisi nel maggio-luglio 1992. E lo ha ripetuto il procuratore nazionale antimafia Grasso quando ha ricordato
il 23 maggio scorso al ministro e futuro segretario del Pdl berlusconiano, Alfano,che non si può discutere conchi passa iltempo a delegittimare i magistrati.
C’è un successivo ragionamento che va fatto oggi di fronte ai risultati delle elezioni amministrative e alla contraddizione innegabile tra il cambiamento che si è verificato in tutto il Nord e la crisi del Mezzogiorno.
L’Italia non può essere quel Paese «unito e indivisibile», per citare le sagge parole dette da Napolitano, se non si affronta il dislivello economico e civile che caratterizza il Nord e il Sud. Ci vuole, a giugno e non in
autunno la forte manovra economica indicata dal governatore della Banca d’Italia Draghi per innestare lo stimolo alla crescita di cui il Mezzogiorno ha bisogno come il Nord e una politica economica che guardi ai giovani e al lavoro.

Tratto da:
l'Unità