Archivio Antimafia Duemila

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Nicola Tranfaglia Per favore, meglio il voto

Per favore, meglio il voto

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di Nicola Tranfaglia - 3 febbraio 2011
Siamo in una situazione indegna di un paese civile. I miei amici europei tra i quali ci sono osservatori autorevoli della crisi italiana (perché, da storici hanno scritto libri importanti sulla nostra storia negli ultimi cento cinquant’anni, dall’Unità ad oggi) si chiedono come si potrà uscirne in tempi non troppo lunghi.



Ma la risposta non è facile da elaborare, e soprattutto da realizzare, nell’attuale situazione di scontro tra gli opposti schieramenti e con la volontà, espressa più volte dall’attuale presidente del Consiglio, di continuare a governare pur ora che la sua maggioranza alla Camera si è assottigliata quando ormai sono alle porte scadenze importanti destinate a succedersi.
 
Per oggi è prevista la votazione dell’assemblea di Montecitorio sulla competenza della Procura di Milano sullo scandalo Ruby e la votazione del primo decreto attuativo della legge sul federalismo che vede contrari i partiti del terzo Polo, incluso Futuro e Libertà e i partiti di centrosinistra presenti in Parlamento, il Partito democratico come l’Italia dei Valori.
 
Ora è vero che la macchina del fango e della corruzione funziona a pieno ritmo, con l’attiva partecipazione dello stesso Berlusconi, e si afferma che almeno un altro deputato, l’onorevole Misiti, sarebbe stato acquisito nelle ultime ore alla pattuglia intemerata dei cosiddetti “responsabili”.
 
Ma è difficile pensare che si possa andare avanti con tre o quattro voti di vantaggio sulle opposizioni, lanciando progetti del tutto irrealizzabili come l’annuncio di una legge costituzionale sull’articolo 41 della Costituzione che, per essere approvata, richiederebbe una doppia votazione a distanza di qualche mese e la sicurezza di un referendum confermativo destinato a un altro forte scontro nel paese.
 
Insomma questo governo appare vicino alla sua conclusione e le alternative che si presentano alla classe politica sono ormai soltanto due di fronte alle quali occorre operare una scelta in tempi che non possono essere lunghi ma, al contrario, devono svolgersi in tempi rapidi.
 
La prima alternativa è quella di prevedere una fase di decantazione della crisi e dello scontro radicale tra i due schieramenti che potrebbe sfociare in un governo al quale dovrebbero partecipare tutti i gruppi parlamentari di maggiore consistenza che sia affidato non a un politico di lungo corso ma a una personalità delle istituzioni fuori dall’uno e dall’altro schieramento. Un simile governo di salute pubblica, senza la partecipazione, questo è essenziale, dell’attuale presidente del Consiglio, dovrebbe affrontare con la massima urgenza tre problemi essenziali della crisi italiana.
 
Prima di tutto il lavoro e la disoccupazione, soprattutto giovanile che tende ad aumentare e a portare l’Italia a una situazione drammatica simile a quella dell’Europa meridionale e dell’Africa settentrionale. Si moltiplicano su tutto il territorio nazionale gli stati di crisi di fabbriche e stabilimenti nei principali settori industriali del paese.
 
La politica economica del governo non si è posta fino ad oggi il problema della crescita e dello sviluppo economico necessario per superare la crisi, rendere competitiva l’Italia in Europa, ridare slancio a un paese che da tempo sembra immobile e quasi paralizzata dalle sue contraddizioni.
 
Al lavoro e all’occupazione si collegano due problemi strettamente legati tra loro che riguardano il precariato particolarmente forte ed esteso in ogni settore pubblico e privato e dall’altro il settore dell’istruzione di ogni livello particolarmente colpito dalla crisi e dai tagli che il governo Berlusconi ha portato dall’aprile 2008 ad oggi.
 
È noto che otto miliardi di euro sono stati sottratti alla scuola che versa in una condizione ormai comatosa e che anche le università hanno subito tagli per oltre un miliardo e mezzo. In un momento in cui in tutta Europa i governi di centrosinistra ma anche di centrodestra, come avviene in Germania, fanno i salti mortali per non diminuire le risorse per la scuola e i centri di studio e di ricerca, assistere all’accanimento adottato dal governo Berlusconi contro il settore intero dell’istruzione e della ricerca richiede una netta inversione di tendenza prima di affrontare ogni altra questione.
 
Ma resta il problema di fondo. Accetteranno le forze delle opposizioni di mettere da parte veti reciproci e le difficoltà di dialogo? È quasi impossibile rispondere all’interrogativo con ottimismo. E in questo caso le elezioni anticipate restano l’unica soluzione per uscire dall’attuale palude e voltare pagina.  

Tratto da:
Il Fatto Quotidiano