Archivio Antimafia Duemila

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Nicola Tranfaglia La lezione mediatica del populista

La lezione mediatica del populista

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di Nicola Tranfaglia - 26 settembre 2010
Gianfranco Fini, attuale presidente della Camera ed ex leader di Alleanza Nazionale e prima del Movimento Sociale nella fase finale della sua vita, aveva un punto debole dall’inizio del suo scontro con il presidente del Consiglio e leader del populismo autoritario al potere in Italia.



Il punto debole era suo cognato, Giancarlo Tulliani, giovane playboy, che ha affittato la casa di Montecarlo non si sa da chi e non ha lasciato la casa, neppure di fronte all’ira e alla richiesta ripetuta di Fini. E Berlusconi ha trovato il punto debole e ha messo in modo faccendieri e loschi individui per proseguire e portare a termine una campagna mediatica che ha messo sempre di più in difficoltà il suo rivale costretto ieri a promettere le dimissioni se la magistratura accerterà che Tulliani, oltre che affittuario, è anche proprietario dell’appartamento come ha detto il ministro degli Esteri dell’improbabile governo dell’isola caraibica di Saint Lucia. Fini ha dovuto rivelare ai media la sua rabbia nei confronti del cognato (o meglio fratello della sua compagna) e si è detto disposto alle dimissioni perché sia chiaro a tutti che il suo errore può essere soltanto di ingenuità e che lo ha fatto in buona fede senza aver commesso reati o atti disonesti. E così Berlusconi lo ha messo in difficoltà e ha vinto la battaglia mediatica perché è di gran lunga più forte su questo piano anche della terza carica dello Stato. Questa è la lezione effettiva della vicenda e nessuno sui media lo mette in luce, perché gran parte delle televisioni e dei  giornali è vicino al leader del populismo autoritario malgrado la crisi del PDL e del governo in carica. Così oggi si può dire che è stato Berlusconi a distruggere il PDL e a portare gli italiani alle elezioni anticipate. Fini lo ha detto chiaramente facendo un ultimo appello al presidente del Consiglio che l’altro non può fare a meno di riconoscere che è stato lui ad orchestrare l’attacco per molti mesi con tutti i mezzi e soprattutto quelli mafiosi che ormai hanno invaso grazie al governo e al partito di Berlusconi le istituzioni dello Stato come ormai avviene regolarmente da quando l’imprenditore milanese è arrivato al potere nei primi anni Novanta. Ora c’è da sperare che l’opposizione di centro-sinistra (e mi pare che per fortuna questo sia avvenendo a giudicare dagli ultimi interventi di Di Pietro e di Bersani) si sia resa conto che il problema centrale e più urgente sia condurre Berlusconi alle dimissioni e voltare pagina nel nostro paese. Occorre disinnescare un metodo che non appartiene alla democrazia repubblicana e porta la politica nazionale al massimo degrado per consentire al dominus del populismo di regolare i conti con i suoi rivali interni ed esterni, a cominciare da Fini.  Quanto al presidente della Camera deve, a mio avviso, prender atto della lezione e collocarsi in una posizione autonoma, che oggi come oggi non può che essere di opposizione al populismo autoritario. Se non facesse questo nei prossimi giorni la sua battaglia per la legalità e la giustizia perderebbe il senso che ha assunto e che gli ha assicurato la simpatia e l’appoggio di persone che appartengono alla destra liberale e, in qualche caso anche al di fuori della destra, che apprezzano la sua fondamentale onestà che non lo ha preservato dall’attacco del suo potente rivale portato avanti con i mezzi peggiore della mafia trionfante purtroppo nel nostro paese.