Archivio Antimafia Duemila

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Nicola Tranfaglia Un paese senza Parlamento

Un paese senza Parlamento

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di Nicola Tranfaglia - 22 maggio 2010
Quando, nello stesso giorno, il presidente della Camera Fini che fa parte della maggioranza di governo e l’onorevole Franceschini capo gruppo del partito democratico dichiarano che il parlamento è esautorato, significa che siamo ormai in una situazione di crisi finale della democrazia.
   


La diagnosi è semplice: il ministro del tesoro Tremonti fa bocciare dalla commissione Bilancio della Camera tutti i disegni di legge del governo (escluse le leggi senza spesa e quelle ad personam per Berlusconi) e di conseguenza il governo decide senza consultare il parlamento con decreti legge che si susseguono.
A questo punto il sistema costituzionale italiano è di fatto abrogato. Non c’è più separazione dei poteri perché è solo il potere esecutivo che fa le leggi come ha fatto per vent’anni, dal 1922 al 1943, il regime fascista. Al Capo dello Stato restano un potere di denuncia e quello di fermare i decreti legge quando sono evidenti l’assenza di necessità e di urgenza. Al parlamento restano due o tre giorni di lavoro inutile e tanto tempo per fare dichiarazioni od occuparsi dei propri collegi.
Ora se non ci si rende conto con lucidità che questa è la situazione dell’Italia non si fa un passo avanti sulla strada per costruire un’alternativa credibile all’egemonia di Berlusconi e della Lega.
Ma fino ad oggi non ho sentito reazioni più forti a un così grave annuncio.
Non era mai avvenuto in tutta la storia dell’Italia repubblicana né che il ministro del Tesoro assumesse un così grande ed esclusivo potere (evidentemente sostenuto dal capo del governo) né che la legislazione si trasformasse completamente in una serie infinita di decreti legge imposti a un parlamento che così perde completamente la sua centralità e sovranità nel sistema politico repubblicano.
Devo dire che, così facendo, Berlusconi ha bypassato qualsiasi ipotesi di quelle riforme istituzionali continuamente agitate di fronte a quel che resta di un’opinione pubblica sempre più mortificata e impaurita dal quel che ci attende.
A che serve a questo punto riscrivere la seconda parte della costituzione, come sostengono i maggiori esponenti del partito al governo, se di fatto il parlamento viene esautorato? E d’altra parte il presidente della Camera, in quanto dissenziente, non ha più un ruolo significativo e l’opposizione non può, in nessun modo, collaborare con le sue critiche e con le sue proposte al lavoro legislativo?
L’interrogativo è sicuramente legittimo ma la risposta non arriva neppure dai telegiornali ufficiali o dai giornali di centro-destra che di questo problema centrale fingono di non parlare o di metterlo ai margini del loro discorso. E allora cosa deve fare un’opposizione degna di questo nome.
Io non ho dubbi ma sarebbe utile ascoltare altre opinioni. Personalmente ritengo che sia necessario preparare ricorsi agli organi costituzionali a difesa del parlamento e, nello stesso tempo, coinvolgere tutti gli italiani disponibili a destra come a sinistra a protestare contro questo scivolamento soffice nel peggiore autoritarismo del ventunesimo secolo.

Fonte:
nicolatranfaglia.com

Tratto da: l'Unità