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Nicola Tranfaglia L'Europa vista dalla Grecia

L'Europa vista dalla Grecia

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di Nicola Tranfaglia - 7 maggio 2010
Quello che è avvenuto nei giorni scorsi in Grecia merita una maggiore attenzione di quella che ho visto finora sui giornali italiani e persino europei, da "Le Monde" al "Financial Times". È stato infatti trascurato un fatto fondamentale.




I ritardi che ha mostrato l’Unione Europea, prima nel decidere e poi nel precisare gli aiuti alla Grecia, ma anche la scelta di applicare alla popolazione greca una cura da cavallo che fa dei nostri confratelli greci il centro di un risanamento di una condizione che è comune a gran parte dell’Europa e che sta per investire molti altri stati del vecchio continente, appare come il frutto di decisioni proprie di un’Europa che non riesce ad essere un nuovo Stato federale.

È noto che responsabile di quello che è successo è un governo di centrodestra che ha truccato i conti e poi ha lasciato la pesante eredità all’attuale governo di centro sinistra oggi in carica. Ora, in un Paese che, nella sua storia, ha avuto frequenti colpi di Stato e ha un regime democratico che soltanto da alcuni decenni ha una sua stabilità, applicare un simile metodo è davvero ingiusto perché rovescia su tutti i greci colpe e responsabilità che sono delle classi dirigenti che fanno parte del gruppo peggiore e più legato al passato totalitario che la Grecia ha avuto nel suo passato anche recente.

Ma soprattutto occorre sottolineare che l’Unione Europea ha applicato criteri profondamente poco realistici e punitivi. Come si fa chiedere a un Paese in grave crisi economica di rientrare in uno o due anni da una situazione che, senza dubbio alcuno, richiederà tempi lunghi di recupero e cure articolate, le quali dovrnno necessariamente prevedere tappe e gradualità che possano essere sopportate da una popolazione già esausta da difficoltà che durano da molti anni? E come si fa a farlo quando la situazione è difficile in tutto il vecchio continente dove ci sono paesi che, per altre ragioni,sono a loro volta vicini a condizioni non molto migliori?

Qualcuno dirà, a questo punto, che sono gli economisti o i tecnocrati a prendere decisioni che richiedono invece molto realismo e molta arte politica e che questo succede proprio perchè l’ Europa non è ancora uno stato politicamente unito e dunque siamo di fronte a un serpente che si morde la coda. Una simile risposta è tuttavia priva di senso, perché questi dati sono noti a tutti e spetta a chi regge il governo oggi,a cominciare dalla Commissione europea,valutare tutti gli aspetti del problema e decidere di conseguenza.
Resta il fatto che il solo modo per uscire dalla crisi attuale è spingere al massimo per l’unificazione politica dell’Europa. Con tutti i mezzi che la politica ci consente sia a livello nazionale sia europeo.
07 maggio 2010

Tratto da: l'Unita.it