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Nicola Tranfaglia La sfida di Berlusconi

La sfida di Berlusconi

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di Nicola Tranfaglia - 22 ottobre 2009
Berlusconi ha annunciato che farà da solo, anche senza l’apporto delle opposizioni parlamentari,le sue riforme della costituzione repubblicana.



E lo ha detto con tono minaccioso e irritato, dopo la sentenza della Corte Costituzionale ha bocciato il lodo Alfano e il tribunale civile di Milano ha dato ragione alla CIR e ha stabilito che la Fininvest deve dare 750 milioni di euro come risarcimento di danni  per il lodo Mondadori.
Che cosa possiamo aspettarci da questa nuova campagna di riforme del governo Berlusconi?
Non è difficile immaginarlo perché riguarderà l’amministrazione della giustizia,l’immunità del presidente del Consiglio e il primato ancora più forte del potere esecutivo rispetto al parlamento e agli altri organi costituzionali.
Per quanto riguarda la giustizia, il disegno di legge Alfano, ormai in fase di approvazione definitiva, è già un assaggio notevole:ai giudici non sarà possibile indagare su una serie di materie indicate e nello stesso tempo ai giornalisti sarà vietato parlare dei processi fino alla loro conclusione.
Ma ora è arrivato il momento di intervenire in maniera decisiva sui “PM rossi” che sono l’incubo ricorrente del nostro presidente del Consiglio:bisognerà fare in modo che i pm siano staccati dal resto della magistratura e subalterni al potere esecutivo.
E’ quello che succede in altri paesi ma che in Italia avveniva durante il fascismo e non nel periodo repubblicano. E questo fa già capire come sarebbe un passo indietro tornare a quel triste passato.
Ma Berlusconi è convinto anche della necessità di riformare il Consiglio Superiore della Magistratura perché ritiene che servano soltanto commissioni disciplinari contro i magistrati e non organi di autogoverno che discutano questioni di diritto.
C’è,insomma, per quanto riguarda la giustizia,il progetto è quello di non avere più problemi con la giustizia e togliere alla magistratura le caratteristiche di un ordine distinto da gli altri dello Stato.
Berlusconi si rende conto che una simile riforma distrugge uno dei principi di fondo della costituzione che si regge sulla presenza di tre poteri distinti nessuno dei quali ha un potere prevalente?
A me pare che il presidente del Consiglio non si preoccupi né dei principi fondamentali della costituzione né dei rischi di una simile riforma.
L’altro aspetto, che sarà sicuramente toccato dalla grande riforma berlusconiana, è il restringimento dei poteri del parlamento e l’assoluta primizia del presidente rispetto ad esso.
Ci sarà un primo ministro in grado di nominare e revocare i ministri senza l’intervento neppure formale del Capo dello Stato e la sua assoluta immunità da raggiungere con un’apposita legge costituzionale in grado di sfuggire alla mannaia della corte costituzionale.
E diventerà impossibile costringerlo alle dimissioni perché quelle dimissioni porteranno allo scioglimento delle camere,adempimento che anch’esso spetterà in maniera esclusiva al capo del governo.
Questa riforma, che era già contenuta nel progetto di costituzione respinto nel 2006 dalla maggioranza degli italiani,ha il difetto di ridurre a una figura esclusivamente rappresentativa e formale il Capo dello Stato. E se Berlusconi volesse aspirare a quella carica nel 2013?
Non si può escluderlo e dunque su questa riforma pendono margini di incertezza. Staremo a vedere ma non c’è dubbio che già le altre riforme butterebbero a mare i punti essenziali della costituzione.
Ce la farà Berlusconi ad approvare a maggioranza assoluta le sue riforme e vincere i successivi referendum.
Ci sono molte varianti da misurare ed è difficile dire che cosa succederà.
Ma se l’opposizione sarà forte e unitaria,l’impresa diventerà troppo difficile.     

VISITA: nicolatranfaglia.com