Archivio Antimafia Duemila

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Nicola Tranfaglia Tutti uguali tranne quattro

Tutti uguali tranne quattro

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di Nicola Tranfaglia - 6 ottobre 2009
La morte di Gino Giugni, padre dello statuto dei lavoratori, è un grande lutto per tutti noi, ma tocca in particolare un paese che ha in questi giorni milioni di lavoratori cassintegrati o licenziati per la crisi economica in corso ma anche per l’assoluta assenza, da parte del governo Berlusconi...



..., di misure legislative in grado di difendere i più deboli e quelli non toccati da nessun ammortizzatore sociale.
La Corte costituzionale affronta, a partire da domani in una camera di consiglio attesa da tutti gli italiani, il problema costituito dal cosiddetto lodo Alfano.
Bisogna essere ignoranti o in mala fede per continuare a sostenere come fanno molti esponenti del governo e della maggioranza berlusconiana che la legge è presente in tutti i paesi europei.
In Francia, Portogallo e Grecia nessuna legge prevede la sospensione dei processi per i capi dell’esecutivo e lo stesso vale per Israele e molti altri stati per cui proprio gli esponenti del governo parlano di democrazie perfette.
Ma il lodo Alfano, dopo che un’altra legge detta Schifani dal nome dell’attuale presidente del Senato era stata abrogata nel 2004 dalla Corte Costituzionale, contiene un’altra clausola assai pericolosa giacché dice genericamente che la sospensione non è reiterabile ma fa un’eccezione esplicita per chi, nel caso della stessa legislatura, ottiene di nuovo la  carica in precedenza  ricoperta.
In altri termini il presidente del Consiglio che continua ad esser indagato per casi di corruzione, che è sfuggito alla condanna nel caso dell’avvocato Mills già condannato a Milano ed è appena stato condannato indirettamente nella causa civile intentata dalla CIR contro la FININVEST, in quanto corresponsabile dei meccanismi corruttivi che provocarono la soluzione avversa alla CIR del lodo Mondadori, potrà fruire di nuovo del provvedimento, anche se sarà costretto a dimettersi e subito dopo sarà di nuovo nominato presidente del Consiglio.
Siamo di fronte ancora una volta - come è già accaduto più volte negli ultimi anni - a una legge che mette gravemente in discussione l’articolo 3 della costituzione sulla eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, come recita il testo del referendum popolare indetto per iniziativa dell’Italia dei Valori e copre il capo dell’esecutivo - ed è forse questo l’aspetto più odioso e ingiusto - non soltanto di fronte ai delitti connessi alle sue funzioni ma rispetto ad ogni reato, anche i peggiori commessi durante la sua carica.
Se a questo si aggiunge il fatto che due giudici costituzionali hanno partecipato a una cena con il ministro della Giustizia Alfano e lo stesso capo del governo, e che l’avvocatura dello Stato (come se fosse una minaccia) ha parlato di eventuali  dimissioni di Berlusconi se, per caso, la Corte abrogasse il lodo Alfano, si ha il quadro plastico delle pressioni, dirette e indirette, che il governo in carica sta esercitando per mettere in difficoltà una possibile pronuncia favorevole all’abrogazione della legge.
Di qui l’assoluta necessità che i giudici riflettano sul messaggio costituzionale e non si facciano influenzare dalle contingenze del momento politico.

VISITA: nicolatranfaglia.com