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Nicola Tranfaglia Tutti a manifestare per un'informazione libera

Tutti a manifestare per un'informazione libera

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di Nicola Tranfaglia - 30 settembre 2009
La manifestazione del 3 ottobre prossimo a Roma per una informazione finalmente libera e autonoma è una prova importante per gli italiani: se saremo in tanti e diremo con chiarezza che cosa bisogna fare per uscire dall’attuale situazione caratterizzata dai conflitti di interesse e dalla subordinazione generalizzata al potere politico ed economico...
 

... potremo avere la speranza che le cose cambino.
Se saremo in pochi,le speranze tramonteranno.
Lo dico, perché in tutte le trasmissioni televisive degli ultimi giorni,i seguaci di Berlusconi vorrebbero convincere i telespettatori che in Italia esiste la libertà di stampa e che la sinistra fa una battaglia pretestuosa e ingiustificata.
Eppure che non esista in Italia il quarto potere è una cosa che, andando in Europa e in tutto l’Occidente, si tocca con mano e che i nostri amici europei e americani ci dicono di continuo.
Quale è l’equivoco in cui siamo immersi?. Personaggi dell’attuale maggioranza come il senatore Gasparri e l’onorevole Fitto hanno detto l’altra sera che nessuno può parlare di assenza di libertà di stampa in Italia.
Peccato che abbiano omesso di precisare che l’attuale presidente del Consiglio possiede tre canali televisivi e, grazie alla sua carica e alla sua nota spregiudicatezza, controlla tutti i canali della Rai in modo tale da determinare l’andamento della televisione pubblica come di quella commerciale.
Se a questo si aggiunge che è anche il dominus incontrastato del mercato pubblicitario come di quello della produzione e distribuzione cinematografica e che gli italiani soltanto per il 30 per cento sono in condizione di leggere i giornali il panorama appare più chiaro.
Del resto, anche se si osserva il mercato della stampa quotidiana, si scopre che tutti i giornali più diffusi fanno capo per il loro indirizzo al governo attuale e che alle opposizioni resta la possibilità di influire soltanto (se si esclude il gruppo editoriale dell’Espresso e di Repubblica) su piccoli giornali che tutti  insieme non raggiungono neppure le centomila copie, si può avere un’idea corrispondente alla realtà dell’oppressione mediatica che caratterizza oggi la situazione italiana.
Occorre certo ricordare subito dopo che, nell’ultimo ventennio, le forze di centro-sinistra sono state per sette anni al potere e non hanno voluto (è il caso di sottolinearlo) mai approvare una riforma adeguata del sistema radiotelevivo, come del mercato pubblicitario, né sono riuscite a stroncare l’indecente conflitto di interessi di cui si avvale il nostro capo del governo, creatore di un populismo autoritario che non ha nulla di democratico e riporta il paese a condizioni proprie di un fascismo modernizzato.
C’è purtroppo in questa destra che ha assai poco di europeo e ci riporta a tempi lontano un’assai scarsa volontà di ascoltare le ragioni di chi giudica serenamente la situazione attuale e non può dimenticare l’abisso in cui stiamo precipitando.
Eppure che si sia diffusa una cappa pesante di conformismo berlusconiano è una cosa di cui tutti abbiamo o dovremmo avere coscienza.
A me è capitato di recente di pubblicare un libro che parla dell’ultimo ventennio in Italia e che ha nel titolo la parola Berlusconi. Ebbene, per quanto sia incredibile, ho trovato un prefetto della repubblica che ha vietato alla libreria in cui si presentava il mio libro di affiggere i manifesti per comunicarlo ai lettori.
Quanto alle università, in Italia non ho ricevuto nessun invito a discuterne e così sono andato a presentarlo in università europee come quelle inglesi di Oxford, Londra e Reading o quella francese della Sorbona. Qui insomma anche nelle accademie è probito parlare del nostro capo del governo.
Per chi ricorda, come storico, che soltanto dodici professori non firmarono il giuramento alla dittatura fascista nel 1931 un simile atteggiamento suggerisce ricordi dolorosi.

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