Archivio Antimafia Duemila

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Nicola Tranfaglia Ddl Alfano: una strana audizione

Ddl Alfano: una strana audizione

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di Nicola Tranfaglia - 24 luglio 2009
L’audizione di ieri presso la Commissione Giustizia del Senato ha riguardato il disegno di legge numero 1611 presentato dal Guardasigilli Alfano, già approvato dalla Camera dei Deputati...




...un mese fa, che vuol regolare l’uso delle intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali e la modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine.
Di fronte alla Commissione Giustizia c’erano l’Ordine dei Giornalisti e l’associazione Articolo 21.
Il presidente della Commissione Berselli ci ha invitato a presentare le nostre critiche e gli eventuali suggerimenti.
Lo scambio è stato sereno e civile ma quando chi scrive ha ricordato che la soppressione della cronaca giudiziaria è stata già attuata una volta nella storia italiana, proprio negli anni del regime fascista, il presidente della Commissione ha preso male il confronto e mi ha detto che si trattava di un paragone improprio.
Gli ho detto, prendendo di nuovo la parola, che la storia italiana è piena di questi ritorni all’indietro o di queste grandi continuità che si inseguono anche a distanza di tanti decenni e bastava pensare a fenomeni come quelli del trasformismo o del clientelismo che riemergono continuamente dal nostro passato per rinfrescare la memoria al senatore Berselli.
Da parte dell’Ordine dei giornalisti si è sottolineato a ragione l’inopportunità, se non la contrarietà al dettato costituzionale, di sanzioni penali previste nel disegno di legge per i giornalisti colpevoli di violare il segreto di atti processuali. E si è fatto presente come stabilire il termine di trenta giorni per le sanzioni disciplinari da comminare ai giornalisti significasse parlare di una giustizia rapida che non esiste nella realtà italiana.
Da parte di chi ha rappresentato la nostra associazione si è insistito soprattutto sui diritti dei cittadini italiani ad essere informati che sarebbero fortemente danneggiati dal non poter parlare dei processi che allo stadio finale dei medesimi e dal pericolo per la educazione democratica degli italiani che deriverebbe dal non venire a conoscenza di quel che succede nella società italiana, trattandosi spesso di avvenimenti e fenomeni che è indispensabile conoscere per farsi un’idea della situazione e degli elementi indispensabili da conoscere per poter giudicare e scegliere.
Si è anche messo in luce come il diritto alla privacy che è al centro del provvedimento legislativo non può applicarsi allo stesso modo per le persone che assumono pubbliche funzioni e per tutti gli altri.
Ma gli interventi del presidente, come quelli del vicepresidente Centaro, sono apparsi assai netti nel respingere osservazioni che toccassero l’architettura centrale del disegno di legge e nell’invitarci piuttosto ad indicare aspetti particolari e limitati del progetto.
Il presidente Berselli ha detto due o tre volte che il disegno di legge è destinato ad andare avanti con la ripresa autunnale e non può essere contestato nei suoi aspetti fondamentali.
Le osservazioni sul rischio che la Corte europea dei diritti umani, come del resto la Corte Costituzionale italiana, potrebbero individuare nel disegno di legge all’esame numerosi profili di incostituzionalità non hanno ricevuto dalla maggioranza particolare attenzione.
Se una sensazione si può avere dopo l’audizione è quella che l’attuale maggioranza parlamentare intende approvare nel prossimo mese di settembre un disegno di legge niente affatto diverso da quello approvato dalla Camera l’11 giugno scorso.
Da questo punto di vista appare evidente che le preoccupazioni del presidente Napolitano hanno forse consigliato al governo tempi più lunghi ma non hanno minimamente influito sui contenuti del provvedimento che intende sopprimere la cronaca giudiziaria nei giornali e influire negativamente sulla possibilità per la magistratura di conseguire i propri obbietti di indagini, come prevede peraltro la costituzione repubblicana.
In questo senso si può dire che per i giornalisti come per gli italiani si prepara in autunno una battaglia decisiva per la libertà di informazione, l’esistenza oppure no di una opinione pubblica democratica e la tenuta della democrazia repubblicana su un terreno essenziale che riguarda nello stesso tempo la professione giornalistica e quella del giudice.

VISITA: nicolatranfaglia.com