Archivio Antimafia Duemila

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Nicola Tranfaglia Tre omicidi eccellenti

Tre omicidi eccellenti

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di Nicola Tranfaglia - 23 luglio 2009

La storia della transizione italiana (che è durata almeno, potremmo dire, sedici anni dal  1992 al 2008, tanto per azzardare una prima periodizzazione) è ancora  piena di errori e di lacune.



Molti episodi di quegli anni sono stati classificati in un certo modo, sull’onda di quel che avevano accertato, con le prime  notizie, i mass media ma indagini più approfondite hanno dimostrato, in seguito, che le cose erano andate diversamente.
E’ il caso di tre che avvenimenti erano apparsi come suicidi, e che oggi, sulla base di atti processuali e di inchieste successive, appaiono con sicurezza  come omicidi.
Mi riferisco alla morte di Gabriele Cagliari (allora presidente dell’Eni) di Sergio Castellari (direttore generale del Servizio Economico al Ministero delle Partecipazioni Statali) e di Raoul Gardini,che era l’ex presidente del gruppo Ferruzzi e della Montedison (i tre casi formano ora  l’oggetto di un libro, a firma di Mario Almerighi, appena pubblicato  dagli Editori Riuniti con il titolo Tre suicidi eccellenti. Gardini, Cagliari, Chiastellari, pagine 239,12 euro).
I fatti sono tutti del 1992-1993, il biennio  in cui l’inchiesta giudiziaria milanese sulle tangenti, distribuite abitualmente e da tanti anni  tra i manager e i politici, è già incominciata e sta per raggiungere il culmine  del suo sviluppo.
Al centro dell’inchiesta della Procura della repubblica   milanese, governata dal pool che ha come capo Saverio Borelli, e come magistrati Gherardo Colombo, Camillo Davigo e Antonio  Di Pietro, in seguito anche Francesco Greco) si colloca la maxi-tangente distribuita per rendere più facile la separazione economica  tra l’Eni e la Montedison.
Il caso del direttore generale Sergio Castellari è esemplare.
In 17 giorni, tra il primo e il diciassette febbraio 1992, si consuma l’apertura della sua vicenda giudiziaria, della  comparsa davanti a un magistrato per alcuni documenti ministeriali che avrebbe portato a casa dal Ministero.
Castellari, secondo la prima vulgata, avrebbe deciso per questa inchiesta di suicidarsi prima di comparire di nuovo davanti al pubblico ministero ma la sua morte appare, dopo indagini accurate, inspiegabile come suicidio.
Al contrario, numerosi elementi materiali che riguardano modalità balistiche della pistola, stato del cadavere, elementi psicologici importanti del protagonista  convincono i magistrati a riaprire il caso dopo alcuni anni e a inclinare per un vero e proprio omicidio, di cui il Castellari sarebbe stato vittima.
Analogo mutamento di qualificazione del reato, da suicidio del soggetto come, in un primo tempo, qualificato, a procedimento di omicidio da parte  di ignoti, si verifica per la morte in carcere di Gabriele Cagliari il 20 luglio 1993.
Anche qui il racconto di Almerighi è ricco di particolari decisivi e giunge all’unica conclusione possibile sulla base delle prove raccolte: Cagliari non è stato soccorso mentre si accingeva a un finto suicidio organizzato per ottenere gli arresti domiciliari ma ucciso proprio da quello, o da quelli, che apparirono allora come i suoi soccorritori.
Anche qui, come nel caso precedente, non è chiara la motivazione degli assassini, eccetto quella generica di un personaggio da eliminare perché diventato pericoloso o scomodo ma chi fossero gli assassini e quali ordini eseguissero non è stato ancora accertato e c’è da avere dubbi che la magistratura possa  giungere oggi alla verità dopo tanti anni dai due episodi narrati.
Il caso di Raul Gardini è, per certi aspetti, ancora più chiaro e clamoroso ma le speranze di arrivare a una verità esauriente sull’accaduto non appaiono  maggiori.
Il presunto suicidio sarebbe avvenuto il 23 luglio 1993 alle 7.30 del mattino nello studio della casa milanese di Gardini ma elementi decisivi che riguardano anche la pistola e la posizione del corpo fanno escludere il suicidio e portano a poco a poco i magistrati ad ipotizzare l’omicidio da parte di  un ignoto che sarebbe entrato di soppiatto nella camera di Gardini, che era ancora  a letto, qualche minuto prima dell’ora della morte.
Chi sia stato l’assassino e per conto di chi non è stato  ancora accertato ma la morte di tre tra i personaggi principali legati al meccanismo delle tangenti distribuite  per la divisione tra Eni Montedison nel giro di qualche mese fanno pensare oggi all’esistenza di una vera e propria organizzazione criminale che interviene per eliminare chi deve essere eliminato con una precisione matematica.
Sono passati quindici anni da quegli episodi e sarebbe proprio il caso che la magistratura italiana si mobilitasse di nuovo per arrivare a stabilire la verità giudiziaria su quei tre omicidi giacché quella verità potrebbe dare a chi vuol ricostruire la storia di quegli anni elementi preziosi per comprendere i meccanismi e gli intrighi  di potere che hanno dominato in quegli anni cruciali della lunga transizione italiana.
Nel libro di Almerighi si parla genericamente di un “sistema” che sarebbe intervenuto ad eliminare i tre personaggi nel momento in cui non servivano più, anzi al contrario costituivano elementi pericolosi per la sua difesa.
Ma siamo ancora, con tutta evidenza, a un’individuazione vaga dei possibili mandanti o autori degli assassini: eppure i tre episodi sono stati indagati dagli inquirenti e da ricercatori con accuratezza e forse si può risalire a persone o organizzazioni che sarebbero state danneggiate se Chiastellari, Cagliari e Gradini avessero raccontato la vicenda della tangente Enimont. E’ di lì che bisogna partire per andare più a fondo nella ricerca della verità.

Visita: nicolatranfaglia.com