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Nicola Tranfaglia La Spagna ha paura di Berlusconi

La Spagna ha paura di Berlusconi

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di Nicola Tranfaglia - 31 maggio 2009

In Spagna succede una cosa singolare ma significativa del timore che tutte le forze democratiche hanno in Europa per la possibilità di un’espansione del fenomeno berlusconiano.
     


Vale a dire di una deriva populista che riproduca, con altre forme ma modalità non molto differenti, il riprodursi di regimi autoritari di destra che scardinano le costituzioni democratiche, limitino in maniera pronunciata le libertà fondamentali dei cittadini, annullino la separazione dei tre poteri fondamentali (legislativo, esecutivo e giudiziario) che hanno segnato negli ultimi due secoli la nascita e lo sviluppo delle democrazie liberali e sociali che si sono affermate in Occidente dopo la prima e la seconda guerra mondiale.
Il timore è così forte che anche nella propaganda politica si decide, come ha fatto il partito socialista spagnolo, di presentare la destra che si ha di fronte, e che in molti casi aderisce al Partito popolare europeo, con le sembianze e gli slogan di Silvio Berlusconi. Anche con le molte fotografie che lo ritraggono negli incontri internazionali come nelle feste di villa Certosa, come capo del governo e come viveur notturno ma anche nei cartelli pubblicitari che lo ritraggono con i capi di stato stranieri, soprattutto di destra come Bush e Putin, suoi grandi amici.
Ora è vero che l’on. Berlusconi si presenta in Italia come capolista per il parlamento europeo in tutte le circoscrizioni ma non c’è dubbio sul fatto che, essendo presidente del Consiglio in carica nel nostro paese, non sarà in grado di optare e lasciare la sua carica di governo.
Malgrado questo dato incontestabile, la vittoria del suo partito nelle elezioni europee viene vista con particolare allarme in tutto il continente e la sinistra spagnola sente il bisogno di mettere in evidenza i modi autoritari e i vizi pubblici e privati di un uomo che è titolare di un grosso conflitto di interessi in quanto proprietario diretto della televisione commerciale e in grado di controllare il servizio pubblico televisivo e la maggior parte del mercato pubblicitario nazionale.
In questa situazione l’avversario per i socialisti spagnoli non è la destra del proprio paese ma Silvio Berlusconi e il suo movimento populista che ha avuto dall’inizio caratteristiche aziendali e autoritarie.
E’ paradossale che gli spagnoli appaiano più preoccupati degli italiani delle vittorie da parte di Berlusconi e che nel nostro paese ci sia addirittura una parte dell’opposizione parlamentare che assume posizioni concilianti nei confronti dell’attuale capo del governo.
La verità è che, nel nostro paese, si sottovaluta ancora, per colpa delle televisioni e dei giornali ma anche di alcuni poteri come quelli economici e  confindustriali che hanno assunto fin  dall’inizio un atteggiamento consenziente rispetto al governo, il pericolo che Berlusconi rappresenta per la costituzione e per la democrazia repubblicana.
Se non ci saranno segnali chiari, con le prossime elezioni europee e amministrative, di una inversione di tendenza e della ricostruzione di un’alternativa, insieme culturale e politica, al populismo imperante si creeranno le condizioni non soltanto di completamento del piano di “rinascita democratica” della loggia P2 da parte dell’antico tesserato Berlusconi ma anche di un ulteriore perpetuarsi del suo dominio fino alla conclusione della sedicesima legislatura e della successiva.
In questo senso i pericoli sono evidenti e attengono alla tenuta della democrazia nel nostro paese. La riforma della giustizia, come quella delle intercettazioni telefoniche, sono passi ulteriori nella direzione di un regime autoritario che riproduce fedelmente obbiettivi propri delle dittature di destra tra le due guerre mondiali. 

Tratto da:  nicolatranfaglia.com