Archivio Antimafia Duemila

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Salvatore Borsellino Intervista a Salvatore Borsellino

Intervista a Salvatore Borsellino

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Intervista a Salvatore Borsellino
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Tratto da 19luglio1992.com

L'intervista è stata registrata il 2 Giugno dopo una conferenza tenutasi a Montebello della Battaglia (PV) di cui pubblicheremo al più presto il video integrale.





Nel video l'intervista rilasciataci da Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo ucciso dalla mafia il 19 Luglio 1992.

Riportiamo di seguito anche la trascrizione dell'intervista, per chi avesse una connessione lenta e quindi non riuscisse a vedere il filmato con facilità.

Intervistatore: Uno dei punti più oscuri e cruciali della fine di suo fratello è forse quello dell’agenda rossa, l’agenda sottratta dal luogo della strage, definita da Marco Travaglio come la “scatola nera della Seconda Repubblica”. Lei in questi anni si è mai immaginato chi potrebbe averla presa, e dove potrebbe essere finita?

Salvatore: Io sono convinto, per le modalità con cui è stata sottratta, che doveva trattarsi di qualcuno che sapeva che Paolo era solito portarla in quella borsa, e che la usava per prendere i suoi appunti, quindi io credo che sicuramente l’agenda non sia stata sottratta da mafiosi, ma dai servizi segreti. Su questo non c’è alcun dubbio, da parte mia.
D’altra parte io spero che al capitano Arcangioli (il capitano dei carabinieri che fu ripreso mentre si allontanava dall’auto devastata del giudice con in mano la suddetta borsa, N.d.R) sia data la possibilità di difendersi, altrimenti resterà per sempre questo dubbio: cioè che lui abbia consegnato l’agenda a qualcuno dei servizi segreti, oppure che egli stesso ne faccia parte. Non è possibile che non gli sia data questa possibilità di difendersi, perché io politicamente non condanno nessuno, però allora lui ci deve spiegare perché ha preso quella borsa e a chi l’ha portata: perché lo si capisce chiaramente, anche da quel video che ritrae quel momento, che lui la borsa la sta portando a qualcuno, non c’è dubbio.

I: Un altro buco nero di questa vicenda, che emerge anche dall’agenda, è il famoso incontro avvenuto il 1°luglio 1992 al ministero dell’Interno, tra suo fratello Paolo e l’allora ministro Nicola Mancino; un incontro da alcuni ritenuto un incontro “fantasma”. Lei…

S: Ma guarda, non è assolutamente un incontro fantasma perché ne esistono svariate prove, innanzitutto la testimonianza dello stesso Paolo, il quale nella sua agenda più piccola che era solito lasciare a casa, e che quindi non fu sottratta, scrisse “1°luglio, ore 19, Mancino”: e questa è la prova principe, secondo me, perché pare addirittura che Paolo scrisse quest’annotazione dopo l’incontro, visto che l’agenda non l’aveva con sé.
Poi ci sono tante altre testimonianze, c’è quella del dottor Aliquò che è il sostituto procuratore che stava interrogando Mutolo insieme a Paolo, il quale accompagnò Paolo fino alla porta di Mancino.
C’è anche la testimonianza di Gaspare Mutolo, il quale io ritengo da questo punto di vista più attendibile dello stesso Mancino, poiché il ministro invece si nasconde dietro ad amnesie e giustificazioni che se non fossero tragiche sarebbero addirittura puerili: un ministro della Repubblica non può avere l’impudenza di affermare di non ricordarsi se, tra i tanti giudici incontrati in quei giorni, ci fosse anche Paolo Borsellino.