Archivio Antimafia Duemila

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Salvatore Borsellino La casella che non c'è

La casella che non c'è

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di Salvatore Borsellino

Fino alle elezioni del 2003 gli elettori russi avevano possibilità, sulla lista elettorale, di barrare una casella che veniva detta "contro tutti".



Barrare quella casella permetteva di esprimere il proprio voto esplicitamente a sfavore di tutte le liste e di tutti i candidati presenti senza però che il proprio voto fosse considerato non espresso e andasse di fatto a favorire il partito che, in base alla maggioranza dei voti validi, fosse poi risultato predominante nella competizione elettorale.
 

Questa casella, che in Russia è riuscita a raccogliere fino al 5% dei voti e' stata, nell'ultima tornata elettorale, abolita anche in  quel paese e purtroppo non è mai esistita in Italia dove, se fosse prevista, raccoglierebbe nelle prossime elezioni, percentuali ben al di sopra non solo del 5% ottenuto in Russia ma sicuramente anche del 10% ed oltre.
Mi chiedo infatti quali motivazioni ci dovrebbero portare ad esprimere un voto diverso in un paese nel quale le parole "destra" e ""sinistra" sono state ormai svuotate di ogni significato se non quello di identificare in qualche maniera l'uno o l'altro di due schieramenti che tentano di vendere ciascuno il loro prodotto non in base a dei programmi, che poi verranno in ogni caso disattesi e "stracciati" da qualunque delle due parti dovesse prevalere, ma a forza di slogan molto simili a quelli che si adoperano nelle campagne pubblicitarie dei prodotti di consumo.
Per non parlare poi di un "centro" che risulta costituito da nient'altro se non dai reietti, cioè da quei partiti "minori" che un preventivo accordo tra Veltroni e Berlusconi ha stabilito di eliminare spingendoli al di fuori di quei grossi contenitori così poco dissimili sia per il nome sia per l’inconsistenza e la genericità dei programmi che, proprio per questi motivi, è difficile distinguere l’uno dall’altro e ben si prestano a reciproche accuse di plagio
Programmi nei quali solo per citare il caso più eclatante si parla di "sicurezza" solo con riguardo a quanto può fare presa sulla massa dei cittadini poco informati e abbrutiti da una televisione che considera il nostro paese come popolato solo da minorati mentali da intrattenere con quiz per analfabeti e programmi a premio di ogni tipo.
Senza invece citare minimamente la lotta ad una criminalità organizzata che è in grado ormai di manovrare capitali a fronte dei quali impallidiscono finanziarie e "tesoretti" e che è ormai infiltrata ad ogni livello nelle stesse istituzioni.
Nelle ultime elezioni votai a sinistra pensando così di contribuire alla difesa della Magistratura e dei Magistrati e di impedire quell'attacco all'indipendenza della stessa che mi sembrava fosse stato perseguito dal precedente governo.
Ho dovuto con amarezza accorgermi che, in definitiva, quest'ultimo si era limitato a promulgare un gran numero di leggi "ad personam" e "contra personam" per difendere gli interessi del suo leader, rendere impraticabili i processi contro lo stesso e contro i suoi amici, far cadere in prescrizione tutti i reati per i quali erano in corso processi contro la stessa "cosca" politica, escludere Giancarlo Caselli dal concorso per la nomina a Procuratore Nazionale Antimafia.
Al contrario la manovra invece messa in atto contro la Magistratura dall'ultimo, morente governo di Sinistra, è stata molto più scientifica ed efficace e costituita da varie mosse tendenti tutte allo stesso scopo.
Basta citare la nomina di Mastella a Ministro dell Giustizia, la nomina delle smemorato di Montefalcione a vicepresidente del CSM, la nomina di Elio Vito e Ciro Pomicino a componenti della Commissione Parlamentare Antimafia, l'opera sistematica di imbavagliamento e intimidazione della Magistratura condotta tramite le continue ispezioni, i provvedimenti disciplinari, i trasferimenti, le sottrazioni di inchieste e la rimozione dalle funzioni contro giudici troppo solerti e ligi al loro dovere quali Clementina Forleo e Luigi De Magistris.
Lasciando intanto che un altro magistrato, Edi Pinatto, lasciasse passare otto anni prima di emettere, e non lo ha ancora fatto, la motivazione di una sentenza di condanna a 24 anni di reclusione nei confronti di individui incriminati per associazione mafiosa, i quali grazie a questa compiacente inerzia possono restare fuori dal carcere e probabilmente continuare a delinquere.
Se tuttavia l’attuale legge elettorale ci permettesse di esprimere effettivamente un voto, cioè scegliere il nostro rappresentante si potrebbe prendere in mano le liste, scegliere tra i nomi presenti quello o quelli ai quali potessimo concedere la nostra fiducia o dai quali ci potremmo sentire rappresentati e votare per la lista sotto il cui simbolo quei noni sono elencati.
Ma nemmeno questo è possibile, ormai gli elettori italiani sono considerati alla stregua degli analfabeti e quindi soltanto in grado di tracciare una croce e niente altro, neppure in grado di scrivere un nome.
Altri, i segretari o gli apparati dei partiti, quelli che detengono e si spartiscono il potere, fanno questa scelta per noi. Con la compilazione dell’ordine delle liste, il meccanismo delle candidature plurime e le successive rinunce dei capilista ad uno o più dei collegi nei quali hanno ottenuto l’elezione riescono a pilotare l’elezione dal primo all’ultimo dei candidati per i quali è stata stabilita a priori l’elezione ed escludere gli altri messi in lista soltanto per completare le quote rosa o le quote clientelari di vario tipo.
Vivo e lavoro in Lombardia da quaranta anni. Per fortuna mi sarà quindi risparmiata la crisi di coscienza che avrei avuto, dovendo votare in quella regione, per votare a favore di mia sorella Rita Borsellino, di dovere determinare anche l’elezione di Vladimiro Crisafulli o l’attuazione, anche se improbabile, di un programma scritto da Salvo Andò.
Voto quindi in Lombardia e avrò davanti due scelte.
La prima è quella di votare per una lista nella quale non sono  presenti, sino a prova contraria sempre possibile, inquisiti e/o condannati così come in maggiore o minore misura sono presenti nei due raggruppamenti maggiori.
In questa lista inoltre è capolista al Senato mia sorella Rita e, quantunque io non abbia ancora del tutto accettato la contaminazione di un nome come quello che lei porta con la triste realtà della politica italiana, debbo però riconoscere il suo coraggio e la continuitaà di un impegno lungo quindici anni nella società civile.
La seconda è quella di disegnare io sulla scheda elettorale la casella che non c’é e, contrassegnando quella, esprimere il mio totale dissenso e la mia totale sfiducia verso un sistema, partitico più che politico, che andrebbe rifondato dalle radici.
E’ meglio rinunciare a un diritto che fingere di esercitarlo.
 
Salvatore Borsellino
 
(pubblicato su MicroMega 02/2008 in edicola dal 25 Marzo)