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Salvatore Borsellino La scuola che verra'

La scuola che verra'

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di Salvatore Borsellino  - 29 ottobre 2008
Leggendo oggi in metropolitana uno di quei giornali che vengono distribuiti gratuitamente nelle stazioni del metrò e alle fermate degli autobus, in questo caso si tratta di "Epolis MIlano" mi sono imbattuto a firma M.D'A. (mi ricordano qualcosa queste iniziali) in una intervista a Don Verzè intitolata "Don Verzè sfida i rettori milanesi <<Noi pronti a testare la riforma>> con sottotitoli "L'inaugurazione. Aperto l'anno accademico della San Raffaele: <<Le università devono diventare private>> e "Secondo il capo dell'ateneo il diritto allo studio deve essere garantito <<solo a i bravi>>".

La riporto integralmente anche se ciò mi costringe, non avendo disponibile la versione digitalizzata, a digitarla io per intero sulla tastiera.
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I rettori delle università statali protestano contro i tagli del Governo all'Università? Bene, a far loro il contro canto ci ha pensato ieri don Luigi Verzè, capo dell'Ateneo San Raffaele, che ha inaugurato l'anno accademico alla sua università
LO HA FATTO ponendo due paletti: le università in Italia devono essere solo private, e pazienza se non si hanno i soldi per pagare la retta (che per inciso nella struttura di don Verzè costa 10mila euro all'anno, per cinque o sei anni di corso), e soprattuttto annunciando che l'Università San Raffaele si candida a sperimentare la riforma Gelmini già dal prossimo anno, quando cioè entrerà in vigore in tutti gli atenei d'Italia. <<Gli studenti - ha detto don Verzè, devono meritare di essere tali, devono guadagnarselo come in America, dobbiamo fare come Harward. E' una rivoluzione che cominceremo piano piano>>.
E alla domanda dei giornalisti se il diritto allo studio sarà garantito per chi non può pagarsi studi privati, Verzè ha concluso: <<Solo per quelli più bravi>>. E, incalzato sulla questione degli studenti più bravi ma senza soldi, ha ribadito: <<Solo per quelli più bravi>>. Tradotto, appunto: pazienza se nelle università <<che dovranno diventare fondazioni private>> non entreranno i poveri. Per loro c'è sempre il regno dei Cieli.
Per adesso, comunque, devono accontentarsi dell'università pubblica. Quella su cui arriverà - dicono gli studenti e il centrosinistra - la scure dei tagli della Gelmini. Ma anche in questo arriva l'opposizione di Verzè, che si dice pronto a far diventare il San Raffaele <<cavia per la riforma>>. <<Io voglio ovviamente la trasformazione dell'università. Sono con i giovani quando protestano perchè è ormai decadente, ma non quando occupano le aule. Non è uno scandalo, ma non capisco perchè noi italiani, intelligenti come siamo, non possiamo essere grandi come Harward. Come le università americane ed inglesi che sono delle realtà libere e non dello Stato>>.
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In una intervista sul Corriere che ho trovato sulla rassegna stampa di oggi Don Luigi, boss della sanità privata,  intimo di Craxi, socio in affari di Berlusconi, che ha definito "un dono di Dio al nostro paese", sospeso nel 1964 dall'esercizio del sacerdozio e al quale lo stesso Papa Montini suggeriva di "occuparsi meno degli affari e più del sacerdozio", per non parlare delle sue frequentazioni con i servizi (fu lui a presentare Pio Pompa a Pollari), era stato molto più cauto, ma su questo giornale da metrò Don Verzè esplicita tutto il suo pensiero su quello che dovrebbe essere l'istruzione in Italia.
Una cosa per ricchi, per i figli di quelle classi che se lo possono permettere, basta tradurre la sua frase "Solo per quelli più bravi" nel suo vero significato "Solo per quelli più ricchi" : che gli altri non osino uscire dal ghetto in cui sono nati.
Che differenza tra queste parole, tra questa idea di scuola e le nobili parole di Piero Calamandrei che in questi giorni, su questo sito e su tutta la rete, sono cercate di continuo da migliaia di persone, come se si trattasse della ricerca dell'aria per potere respirare.