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AD commenta Lettera di Vincenzo Santapaola dal 41 bis - Di padre in figlio

Lettera di Vincenzo Santapaola dal 41 bis - Di padre in figlio

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Lettera di Vincenzo Santapaola dal 41 bis
Di padre in figlio
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Di padre in figlio

Arrestato Vincenzo Santapaola discendente della storica famiglia mafiosa catanese

Non sarà l’anno della fine di Cosa Nostra in Sicilia, ma sta certamente accadendo qualcosa di importante: dopo la tragica conclusione della latitanza di Daniele Emmanuello, i carabinieri del Comando provinciale di Catania, coordinati dall’aggiunto della Dda, Giuseppe Gennaro e dai sostituti Agata Santonocito e Carmelo Petralia, hanno arrestato Vincenzo Santapaola, figlio del boss Benedetto, detto Nitto, condannato all’ergastolo ed attualmente in carcere. Nell’operazione denominata Plutone, è stata fatta luce su sedici rapine, avvenute anche fuori della Sicilia: sono state sequestrate armi ed ingenti quantità di cocaina e marijuana, oltre ad un libro mastro in cui erano annotate estorsioni nei rioni periferici di Lineri e San Giorgio di Catania, trascritti anche gli stipendi degli affiliati. Sono emersi anche concreti riscontri circa interessi di Cosa Nostra in importanti progetti imprenditoriali. L’inchiesta era decollata con l’arresto, il 23 ottobre 2005, di Umberto Di Fazio, luogotenente del clan Santapaola il quale, iniziando a collaborare con i magistrati catanesi, permise di accertare collegamenti tra i Santapaola stessi e Bernardo Provenzano. Importante anche la collaborazione di Mario Calabria, il quale ha raccontato della frattura interna della mafia catanese, che il 30 settembre scorso portò all’omicidio di Angelo Santapaola, nipote del boss Nittu. In forte ascesa sarebbe la famiglia Mangion Ercolano, capeggiata da Pietro Crisafulli, attualmente in carcere. Vincenzo –Enzo- Santapaola, figlio maggiore di Nitto, stava riorganizzando Cosa Nostra a Catania; a soli trentotto anni vanta già un curriculum criminale di tutto rispetto. Fu condannato a morte, scampando all’esecuzione,  dal boss Vito Vitale durante la guerra di mafia tra palermitani e catanesi. Il primo arresto per Enzo avvenne alla fine del 1992, fermato assieme al fratello minore Francesco, però il Tribunale del Riesame ordinò l’anno seguente la scarcerazione per entrambi. Nel 1993, nell’ambito dell’operazione Orsa Maggiore 2, fu raggiunto da un altro mandato di custodia cautelare e si rese irreperibile. Venne nuovamente catturato il 14 gennaio 1994 e dopo tre anni rimesso in libertà. I magistrati che indagarono sulla guerra di mafia tra gli stragisti corleonesi ed il clan Santapaola, contrario alla linea del terrore, ordinarono un nuovo arresto per il rampollo della cosca catanese, nell’agosto 1999. Tornato in carcere nel 2006 Vincenzo Santapaola era da poco tornato in libertà. Tra gli altri, il Gip Laura Benanti, ha firmato un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Antonino Faro, condannato all’ergastolo e noto come il –killer delle carceri-, poiché uccise, appunto in carcere, Francis Turatello e dopo ne mangiò il fegato. Altri provvedimenti restrittivi hanno raggiunto anche tre donne, sospettate di essere il collegamento tra gli uomini d’onore detenuti ed i vertici della  famiglia catanese. Si tratta di Angela La Rosa, moglie di Alessandro Strano, affiliato al clan Santapaola; Patrizia Scriffignano, moglie di un altro membro della cosca etnea, Francesco Di Grazia e la sorella di quest’ultimo, Jolanda Di Grazia. Rita Borsellino ha espresso grande soddisfazione per  l’esito dell’operazione Plutone  “Gli arresti di Catania sono un nuovo successo dello Stato contro Cosa Nostra. La continuità dell’azione repressiva in ogni parte dell’isola serve a rafforzare ed incoraggiare il moto di ribellione sociale al fenomeno mafioso”. Anche il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha voluto congratularsi con i magistrati e le forze dell’ordine “Stiamo smontando le cosche pezzo per pezzo. Lo Stato e la società civile ci sono. I boss non possono più illudersi, li prenderemo uno ad uno”.
R.C.

ANTIMAFIADuemila N°56




OMICIDIO FAVA: SENTENZA DEFINITIVA

15 novembre 2003*
Catania. Omicidio Fava, si chiude un capitolo! La quinta sezione della
Corte di Cassazione, respingendo i ricorsi del procuratore generale di
Catania e degli avvocati degli imputati, ha confermato gli ergastoli
inflitti dalla Corte d’Appello di Catania per i due mandanti del delitto:
i boss etnei Nitto Santapaola e il nipote Aldo Ercolano.
Confermate le assoluzioni per Marcello D’Agata, Vincenzo Santapaola
e Francesco Giammuso, indicati come componenti del gruppo di
fuoco.
Per il delitto venne condannato a 6 anni e sei mesi con il rito abbreviato
anche il collaboratore di giustizia Maurizio Avola, che si era
autoaccusato.
Fu sempre lui a svelare ai magistrati i retroscena dell’agguato del
giornalista Pippo Fava, ucciso il 5 gennaio 1984 davanti al Teatro
Stabile di Catania.
Anna Petrozzi 
Antimafiaduemila  N° 36 Novembre-Dicembre 2003




Omicidio del giornalista Giuseppe Fava, in cassazione condanne definitive per Ercolano e Santapaola

A volere fermare le denunce di Giuseppe Fava sulla mafia e le sue connivenze, ordinando l'omicidio del giornalista e scrittore catanese, fu Benedetto Santapaola; ad organizzare l'agguato, davanti al Teatro Stabile la sera del 5 gennaio di diciannove anni fa, fu Aldo Ercolano.
Sulle precise responsabilità dell'assassinio di Fava, già accertate in primo e secondo grado, s'è adesso espressa la Corte di Cassazione, confermando e rendendo esecutiva la sentenza della seconda sezione straordinaria della Corte d'assise d'appello.
La V sezione della Suprema Corte ha infatti respinto i ricorsi del procuratore generale di Catania e degli avvocati degli imputati. Sono stati così confermati gli ergastoli al capomafia Benedetto Santapaola e al suo nipote e alter ego Aldo Ercolano, ritenuti appunto rispettivamente il mandante e l'organizzatore dell'omicidio. Ribadita anche l'assoluzione di Vincenzo Santapaola (figlio di Salvatore, fratello del boss), di Marcello D'Agata e Francesco Giammuso.
In sede giudiziaria è stato accertato che a sparare quella sera in via dello Stadio fu Maurizio Avola. Il «pentito» è stato condannato, in qualità di esecutore materiale del delitto, a nove anni di reclusione con il rito alternativo del patteggiamento.

La Sicilia 2003




Invio lettera Santapaola Jr autorizzato da Gip

11 ottobre 2008
Palermo.
La lettera scritta da Vincenzo Santapaola, figlio del boss catanese Nitto, pubblicata giovedì scorso dal quotidiano "La Sicilia", è stata spedita più di un mese fa dal carcere in cui il detenuto si trova.
La missiva era indirizzata alla sorella, che vi avrebbe apportato alcune correzioni. La lettera è poi stata consegnata ai legali di Santapaola che l'hanno inoltrata al giornale. Il retroscena emerge dall'indagine avviata dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che ha ricostruito i vari passaggi dello scritto, la cui pubblicazione ha sollevato numerose polemiche. La lettera di Santapaola era stata bloccata, come da procedura per chi è sottoposto al carcere duro previsto dal 41 bis, da parte dell'ufficio censura del carcere. A "sbloccarla" é stato il gip Laura Benanti, del tribunale di Catania, che ha permesso in questo modo l'uscita dal carcere della lettera inviata alla figlia del capomafia catanese, che è all'ergastolo anche per essere il mandante dell'uccisione del giornalista Giuseppe Fava.

ANSA